“Vengo a conoscenza solo a mezzo stampa dell’ennesimo colpo alla sanità teatina, con l’ipotizzata chiusura del reparto di Geriatria, dettata, si legge, dalla carenza di personale medico sul Pronto Soccorso. Da sindaco e presidente del Comitato ristretto della Asl, ma anche da medico, tale scelta mi preoccupa e mi lascia senza parole: il personale che serve al Pronto soccorso lo si toglie altrove, dunque si continua a usare una coperta troppo corta, anziché cambiare coperta. Chieti aspetta investimenti almeno da tre anni e invece ci troviamo di fronte a un nuovo e, peraltro, imprevisto taglio, ignorato da tutti, tranne che dai vertici, che anziché risolvere il problema con assunzioni e strategie, passa la scure”: è il duro il commento del sindaco Diego Ferrara sull’annunciata chiusura del reparto di Geriatria. “E tutto questo avviene in un momento che dovrebbe essere di ripresa, perché post pandemia e, soprattutto, dopo aver perso i finanziamenti per un nuovo ospedale, dopo la scomparsa dall’agenda delle priorità della riqualificazione milionaria annunciata mesi fa, nonché dopo un progressivo impoverimento del nostro ospedale che sta mettendo in difficoltà servizi, prestazioni, ma anche la professionalità di quanti ogni giorno lo animano con le proprie competenze, parlo di medici e personale sanitario – aggiunge Ferrara. Non credo che la sanità teatina abbia attraversato un momento più brutto di questo: liste d’attesa chilometriche, prevenzione a data da destinarsi, costi imponenti, questa la situazione dopo il covid, tanto che migliaia di pazienti vanno altrove, o vengono indirizzati altrove per curarsi o verificare anche patologie importanti, come quelle oncologiche. Il perché accada tutto ciò non ci è noto, come credo non fosse nota al Rettore la decisione di chiudere Geriatria, decisa dal manager senza informare chi ogni giorno lavora con una fascia di pazienti fra le più vulnerabili o, almeno, condividere l’ipotesi con gli organismi che avrebbero potuto aiutare a trovare una soluzione diversa, come il Comitato ristretto, l’Università, le parti sociali. Tutto questo non può continuare ad accadere, di certo la situazione di cui veniamo a conoscenza arricchisce il piatto dei temi che verranno trattati nel Consiglio comunale straordinario sulla sanità di lunedì, ma siamo disposti ad andare anche oltre per ottenere risultati che non siano l’impoverimento e i tagli su un presidio storicizzato e di riferimento per il territorio, bensì finalmente il rilancio che Chieti merita e che merita la comunità di utenti a cui va garantito anche qui la possibilità di cura e di prevenzione, in sostanza un diritto pieno alla salute”. “La decisione di chiudere il reparto di Geriatria non ha precedenti, è un atto di una gravità inaudita e smaschera il totale fallimento della politica sanitaria della Giunta Marsilio di questi anni: zero programmazione, arroganza nei confronti di medici e personale sanitario e tanta approssimazione”, commenta il segretario del PD di Chieti Enrico Iacobitti. “Bisogna cominciare a sciogliere i nodi che vengono al pettine – sottolinea – mancano investimenti, manca il rilancio che non solo chiedono le istituzioni e la comunità cittadina, ma anche l’utenza più ampia dei presidi teatini, insieme alle parti sociali che invocano da mesi l’esigenza di una politica di assunzioni, visto che le risorse per farlo ci sono. Invece nulla: anziché risolvere il problema del Pronto Soccorso lo si è cronicizzato, portando disagi a veri e proprie odissee che i pazienti non meritano e nemmeno il personale merita, perché un ospedale non è una trincea dove ogni giorno cercare di vincere una guerra diversa con poche armi. Non va bene nemmeno se a parlare sono i numeri, visto che la nostra Asl è fra quelle che stanno maturando un disavanzo pesante, nonostante le risorse arrivate per gestire l’emergenza Covid e i fondi giacenti nelle casse regionali, perché non abbiamo ancora una rete ospedaliera efficace e approvata, dopo quasi quattro anni di governo regionale di centrodestra. Io credo che si debba finalmente affrontare la situazione e cambiare pagina: serve un distretto sanitario nella parte più popolosa della città, chiuso senza una logica in vista di un’opera di cui non conosciamo tempi certi; servono strutture territoriali che funzionino, perché mai attivate, nonostante siano pronte, come le UCCP; servono investimenti concreti, non solo annunciati, per dare all’ospedale un nuovo corso e fornirlo di strumenti che ad oggi costringono ad esempio i malati oncologici ad andare a fare pet tac altrove, perché qui non si riesce ancora ad acquistarne una, nonostante l’urgenza. La somma di tutto questo ci dice che chi è al timone non è in grado di portare in porto la nave, o, peggio, di non riuscire a tenere una rotta per arrivarci. Serve un altro capitano”.
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