«Ho debuttato con i fratelli Pino e Claudio Insegno al Teatro Sistina di Roma, nel 2004. Mio padre, il mio primo fan nonché il mio primo istigatore d’arte, era morto l’anno prima. La casualità volle che la persona che aveva prenotato il posto accanto a mia madre, quella sera, non venne a teatro. Dal palco vidi chiaramente mia madre con al suo fianco una poltrona vuota. Mi dissi: “Ok, lui c’è. Ora tutto ha un significato”».
Condivide con “Il Giornale di Chieti” un ricordo prezioso, l’attore Federico Perrotta. Nato a Popoli, cresciuto a Chieti Scalo, innamorato del suo Abruzzo, con la sua simpatia travolgente ha conquistato negli anni una fetta sempre più larga di pubblico, che lo segue con grandissimo affetto.
Il comico abruzzese si è trasferito all’età di 23 anni a Roma, per studiare recitazione. Frequenta l’Accademia Corrado Pani, fondata dai fratelli Insegno, e il Duse Studio. Con Pino e Claudio Insegno debutta, appunto, al prestigioso Sistina. Da lì, parte una carriera in ascesa.
Lavora con Biagio Izzo, Enrico Brignano, Pier Francesco Pingitore, Sergio Rubini, per citarne solo alcuni. Calca palchi di prestigio, come quelli del Brancaccio, del Parioli, del Bagaglino. Partecipa a programmi come “Colorado Cafè” e il suo volto sbarca anche sul grande schermo.
Il suo forte senso di appartenenza alla regione di origine si concretizza nello spettacolo “Io sono…Abruzzo!”, portato con successo anche a New York, applaudito da chi su quel palco ha rivisto gli occhi nostalgici e le voci dei nonni.
«Dal 22 giugno al 3 luglio, lo spettacolo andrà in scena in Canada, a Ottawa» annuncia. «L’estate scorsa mi sono esibito a Pretoro. Tra il pubblico, c’era una persona che rideva e si commuoveva. Gli ho chiesto di dove fosse e mi ha risposto di venire dal Canada. Originario di Pretoro, era tornato per trascorrervi le vacanze. Scherzando gli ho chiesto: “Quando mi chiami per uno spettacolo in Canada?”. E, grazie alla comunità pretorese di Ottawa, il sogno si è concretizzato. Sarà un “Io sono…Abruzzo!” davvero speciale».
Federico vive a Roma stabilmente dal 2001, ma ha mantenuto intatto il legame con la sua Chieti e la sua regione di origine, dove torna e si esibisce ogni volta che può.
«Mia moglie dice sempre che non ha sposato un abruzzese, ma una causa. Parlo continuamente della mia terra, ovunque vado nel mondo. Riesco sempre a trovare qualcuno che è abruzzese o ha parenti o conoscenti che hanno a che fare con l’Abruzzo. Alcune delle mie amicizie sono nate per caso, perché si parlava di Abruzzo» racconta. «Porto tutto dell’Abruzzo dentro di me. Siamo forti e gentili, e lo sappiamo, ma anche, contemporaneamente, accomodanti e schivi. Porto con me anche il fatto che siamo molto combattuti tra il cibo e il doverci mantenere. Tutte queste splendide contraddizioni della mia terra, uniche e irripetibili. Pur vivendo altrove, sono sempre stato presente a Chieti e in Abruzzo, perché ci credo fermamente».
Federico è molto impegnato nel sociale. Tra le attività che porta avanti con impegno c’è il Progetto Noemi, legato alla piccola Noemi Sciarretta di Guardiagrele, affetta da atrofia muscolare spinale. «Seguo questo progetto da sette anni e lo sostengo con grandissima convinzione».
Il comico abruzzese, nel 2018, ha partecipato alla commemorazione delle vittime della tragedia di Rigopiano e il legame non si è mai spezzato: «Continuo a seguirli, quello che è successo è drammatico. Non devono sentirsi soli. Se come comunità dovessimo far questo, avremmo perso».
Federico Perrotta ama spesso raccontare, parlando dei suoi esordi artistici, della sua maestra delle elementari che, incontrandolo dopo anni, gli chiese: “E adesso, Federico, cosa fai nella vita?”. «Le risposi: “Sono un attore comico”. E lei: “Ah, continui?”. In fondo la mia storia è questa. Anche se, a dirla tutta, sono stati più i miei genitori a capire che avrei potuto fare l’attore, in particolare mia madre. Mi suggerì di fare l’animatore nei villaggi turistici, per capire se ci sarebbe potuto essere un seguito. Il primo villaggio in assoluto in cui ho lavorato come animatore è stato a Tortoreto Lido, avevo 17 anni e ne ho un ricordo strepitoso».
Federico si era dato un nome d’arte, Dino, e lo spettacolo che metteva in scena era il Dino Show. «L’idea mi è venuta perché il capovillaggio mi diceva che mi muovevo come un cucciolo di dinosauro: ero dirompente, distruggevo tutto». A tal proposito, ricorda una gara di sculture di sabbia: «Erano veramente straordinarie. Pensavo si fosse già conclusa e mi sono seduto dentro una Ferrari che non era stata ancora valutata. Ho trasformato quella stessa energia in una corsa per scappare, quando ho capito».
Gli ultimi impegni teatrali che l’hanno visto protagonista sono gli spettacoli “Coppie felicemente infelici”, in cui recita anche sua moglie, la ballerina, cantante e attrice Valentina Olla, e “I Matti di Dio – La vera storia del Messia d’Abruzzo”.
«Con mia moglie ho lavorato anche nel programma radiofonico “I Perollas”, in onda su Radio Roma Nel frattempo, è tornato anche il cinema, con grande piacere e sorpresa: ho girato “Il diritto alla felicità”, con Remo Girone, e “Troppa famiglia”, girato a Rapino con la regia di Pierluigi Di Lallo».
