È NATO A PIZZOFERRATO IL GAUDÌ DI GROSIO NICOLA DI CESARE RACCONTA LA SUA OPERA

Nicola Di Cesare (foto Spazio 50)

Franco Zappacosta

Questa è una storia bellissima, protagonista un personaggio incredibile. Una vera scoperta, risale a ieri. Seguendo su Rai2 la diretta sulla tappa del Giro d’Italia con arrivo a Bormio abbiamo ascoltato il racconto (splendido come sempre) di quell’affabulatore che è lo scrittore Fabio Genovesi. Abbiamo così appreso che da quelle parti, nella Valtellina attraversata dal Giro, c’è un signore di origine abruzzese che, per hobby, all’inizio nelle ore libere dal lavoro e poi a tempo pieno, una volta in pensione, ha creato un’opera d’arte. A Grosio, paesino della provincia di Sondrio, lungo uno sperone di roccia, vicino casa sua, ha creato un percorso di oltre 200 scalini che si inerpica sul monte. Un camminamento interamente e riccamente decorato a colori vivaci con materiali di vario tipo, totalmente riciclati per il riuso, insieme a sassi, conchiglie, vetri. Lungo la salita vi sono pensiline, archi, panchine, terrazzi, uno scenario variopinto e suggestivo. Una continua sorpresa cromatica. Un’opera talmente bella, originale e affascinante che è valsa all’autore (autodidatta) l’appellativo di “Gaudì di Grosio”. Vi lavora da oltre 40 anni.

L’opera attira visitatori da tutt’Italia, in numero sempre crecente, l’ingresso non costa nulla. Chi vuole può lasciare un’offerta.

“Un signore di origini abruzzesi”. Il fatto ci ha incuriosito ed è venuto fuori che la persona in questione, Nicola Di Cesare, è originaria della provincia di Chieti. Nicola è nato a Pizzoferrato il 18 febbraio 1950. Il che induce a rimarcare che questo paese è terra di geni avendo dato i natali a personaggi come il grande cav. Vincenzo Melocchi (Caffè Vittoria Teatina Film, eccetera) e il wrestler Bruno Sammartino che fece fortuna in America.

La parola a Nicola Di Cesare: “Sono nato a Pizzoferrato ma a tre anni mi hanno portato a Borrello dove mio padre aveva comprato della terra. Quand’ero giovane – racconta – ho incontrato un amico di Roio del Sangro che era cuoco a Roma. Così ho comprato un biglietto delle autolinee Cerella e da Vasto sono andato a Roma. Divenni vice cuoco di questo amico presso i nobili Visconti Venosta”. Famiglia di origini valtellinesi, ecco il piccolo dettaglio che cambia la vita di Nicola.

I Visconti Venosta passano l’estate in Valtellina a Grosio. Nicola li segue e conosce un ragazza del posto, Domenica, che diventerà sua moglie. Cinque anni di rapporti epistolari, Nicola è ancora cuoco in un ristorante a Torino sul colle di Superga. Fa anche il ferroviere. Infine il matrimonio. Mette su famiglia a Grosio in via Rovaschiera dove c’è uno sperone roccioso (la mente va alla rupe che sovrasta Pizzoferrato). E pensa di farci qualcosa quando non è impegnato nel lavoro. Comincia così, un pochino alla volta, negli Anni 80. È andato avanti per tutto questo tempo salendo gradino dopo gradino, fino ad oltreropassare il numero di 200. Il tutto meravigliosamente decorato.

Quando ti fermerai, Nicola? “E perché? Finché il cielo ti dà le forze è giusto andare avanti. Non mi fermo”. L’estate torna in Abruzzo.”Ho ancora parenti a Pizzoferrato e Borrello. Mi fa piacere rivedere i luoghi dove sono nato e cresciuto”.

Dagli Apoennini alle Alpi ne ha fatta di strada. Nicola, anzi di scalini.

 

p.s. il Sindaco di Pizzoferrato, Palmerino Fagnilli, sempre sensibile nel divulgare le “glorie locali” tenga conto della bella storia di quest’altro pizzoferratese.

 

Le foto sono tratte da Internet

Foto: Viaggi on the Road
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