Una bruttissima notizia è giunta oggi da Milano. E’ morto Giulio Di Ruscio, 79 anni, il portiere di tante formazioni cosiddette minori del calcio chietino. La scomparsa, repentina, epilogo di una breve malattia, è avvenuta a Milano perché Giulio, che non si era mai sposato, trascorreva lunghi periodi nel capoluogo lombardo, presso la sorella Paola. Ed è qui che si svolgeranno i funerali. Una Messa di suffragio sarà celebrata a Chieti, nella Chiesa di Sant’Antonio Abate. La data sarà comunicata dalla famiglia. Amatissimo da tutti, stima e affetto unanimi Giulio se li era conquistati sui campi di calcio che per quelli della sua età erano, dai primi Anni 50 in poi, gli spiazzi polverosi, sconnessi, improvvisati dove tanta gioventù teatina praticava lo sport più facile e diffuso, anche perché non costava niente tirare calci ad un pallone. Giulio era il portiere, già questa una scelta quasi controcorrente, significativa di un carattere che preferiva la solitudine. Del ruolo, non solo. Ed infatti era schivo, modesto, sempre di poche parole. Erano poi arrivati i tempi del calcio “più vero”: le giovanili del Chieti, qualche club cittadino, infine la Gloria Chieti. Serio e professionale pur rappresentando il calcio solo un hobby, una passione adolescenziale che aveva sempre continuato a coltivare. Perciò popolare, benvoluto, stimato.

Conseguita la maturità al Liceo Scientifico “Filippo Masci” nel 1962, Giulio si era laureato in Economia e Commercio ed aveva lavorato in banca. Presente sempre in qualche torneo o amichevole aziendale, spericolato ancora nelle uscite. L’avevamo conosciuto negli anni lontani del Masci (era compagno di classe di nostro fratello Peppino) e mai mancava una pur breve conversazione in occasione dei saltuari incontri fosse all’edicola dell’ospedale vecchio (abitava in via Padre Alessandro Valignani, di fronte alla rimessa dei filobus) o lungo il Corso.

L’ultima nostro scambio di opinioni nel maggio scorso alla reunion degli ex calciatori della Nike organizzata dal suo grande amico Franco Di Pasquale che oggi, commosso, lo ricorda così: “Siano rimasti sconvolti da questa terribile notizia. Io, Giulio, lo amavo perché ad uno così, buono, mite, serio, leale non potevi non volergli un bene dell’anima. E questo sentimento era condiviso da tutti quelli che l’hanno conosciuto.

La nostra amicizia risale a quando avevamo 13, 14 anni, nata al campo che chiamavamo <dei preti> nella campagna sotto l’attuale terminal dei bus. ed è durata tutta la vita”. In quel raduno di “vecchie glorie” Giulio ci parlò del fatto che stava vivendo un periodo di quasi isolamento: “Non vengo neanche più in Centro, al Vittoria, non c’è più nessuno con cui scambiare quattro parole e passare un po’ di tempo…”. Carissimo Giulio, te ne sei andato secondo il tuo stile di vita: con lo spirito del portiere che, distante, osserva gli altri. Già Umberto Saba lo disse in un celebre suo verso: “Il portiere su e giù cammina come sentinella…”
