Questo pomeriggio il Sindaco di Chieti, Dott. Diego Ferrara, ha dato riscontro a quanto ho scritto circa l’appello che alcuni Sindaci ed amministratori della Provincia di Chieti avrebbero rivolto al Governo Draghi per il ripristino delle zone gialle prima della fine di aprile. Serviva fare chiarezza e il Sindaco lo ha fatto con il seguente comunicato ufficiale:
“La presente per precisare che né come sindaco, né come Amministrazione comunale abbiamo fatto appello al premier Mario Draghi affinché ripristini le zone gialle, come si legge nella notizia riportata a mezzo stampa che il Comune di Chieti sarebbe fra quelli latori di tale richiesta ai fini delle riaperture delle attività di ristorazione e turistiche”, precisa il sindaco Diego Ferrara.
“A pensarla così è tutta la maggioranza – riprende il sindaco – ognuno di noi è conscio della necessità che la ripresa riguardi tutti e avvenga nel più breve tempo possibile, ma per arrivarci ci facciamo portatori di una linea ben diversa da quella espressa da Fratelli d’Italia nell’ordine del giorno in cui si chiede la riapertura per questi settori, avallato, forse, dai consiglieri del gruppo, non da chi amministra la città. Riteniamo infatti che fughe in avanti, forse utili alla propaganda per chi è all’opposizione, non servano a restituire respiro all’economia, come ben chiarito dal Presidente del Consiglio nelle sue ultime dichiarazioni ufficiali. Draghi ha infatti affermato che ci potranno essere le prime riaperture quando la vaccinazione avrà interessato tutti gli ultra 80enni e i soggetti fragili e noi la pensiamo come lui, perché il Paese non può permettersi una nuova ondata del virus.
Dal canto nostro, il Comune farà la sua parte perché si raggiungano grandi numeri con le vaccinazioni nei prossimi giorni e settimane, affinché avvenga il prima possibile e a ciò sollecitiamo la Regione Abruzzo, perché siamo convinti che un “liberi tutti” ora non serva, ma sia vitale mettere in sicurezza la comunità. Questo, in modo da non dover vivere altri stop e altre emergenze che allungherebbero l’incubo e contribuirebbero a rendere ancora più grave la crisi economica legata alla pandemia che la nostra economia sta attraversando”.
