Stefano Costa annuncia che non prenderà parte alla partita per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Chieti. Una scelta sofferta, maturata non senza rammarico, che assume però i contorni di una denuncia politica: a pagare il prezzo più alto, avverte, sarà ancora una volta la città, destinata a restare ai margini della rappresentanza istituzionale.
Nel mirino di Costa finiscono le dinamiche interne al centrodestra, accusato di aver trascurato l’esigenza di garantire al capoluogo teatino almeno un seggio nell’assemblea provinciale. Un fatto che l’ex consigliere definisce “gravissimo”, emblema – a suo giudizio – di una disattenzione che rasenta il disinteresse nei confronti di Chieti da parte dei vertici di partito. Costa sottolinea inoltre come la città sia già priva di rappresentanza nel Consiglio Regionale d’Abruzzo, un’assenza significativa che, secondo lui, confermerebbe un approccio penalizzante e poco lungimirante verso il territorio teatino.
Ad aggravare il quadro, anche il mancato coinvolgimento del suo stesso partito: nessun confronto interno, nessuna valutazione su una possibile ricandidatura. Una decisione calata dall’alto, accolta con amarezza. Pur dichiarando di non voler alimentare “polemiche inconcludenti”, Costa afferma di non poter restare in silenzio di fronte a quella che considera una mortificazione istituzionale evidente.
Nel tracciare un bilancio dei quattro anni trascorsi in Provincia, rivendica il lavoro svolto e ringrazia i colleghi con cui ha condiviso l’esperienza amministrativa, ribadendo l’impegno profuso per la città e per l’intero territorio, nel rispetto di quei valori istituzionali che – sottolinea – dovrebbero orientare l’azione di chiunque ricopra incarichi pubblici.
