Cna Impresa Donna Abruzzo lancia l’allarme contro l’ipotesi di centralizzare le Consigliere di Parità. A esprimere la preoccupazione dell’associazione è la presidente regionale, Daniela Giangreco (nella foto), secondo la quale “la tutela del lavoro femminile vive di prossimità, non di burocrazia. Per questo esprimiamo forte preoccupazione in merito alla proposta di decreto legislativo che prevede la soppressione delle Consigliere di Parità regionali e territoriali a favore di un’unica struttura centralizzata a Roma”.
La presa di posizione delle imprenditrici associate alla CNA Impresa Donna in Abruzzo si inserisce in una mobilitazione che in queste ore sta coinvolgendo l’intero territorio nazionale, con iniziative analoghe promosse dall’organizzazione. Al centro della contestazione c’è il valore dei presìdi locali, ritenuti fondamentali per garantire un rapporto diretto con lavoratrici e imprese.
Secondo l’associazione, infatti, “i presidi territoriali non sono semplici uffici burocratici, ma punti di riferimento vitali che garantiscono vicinanza e ascolto, mediazione e conciliazione, vigilanza dinamica, supporto alle imprese. Un punto, quest’ultimo, che ci sta particolarmente a cuore, visto che le consigliere collaborano quotidianamente con le aziende per incentivare buone pratiche e analizzare i rapporti biennali sul personale, favorendo un ecosistema lavorativo più equo”.
A sottolineare i rischi di una riorganizzazione centralizzata è anche la coordinatrice regionale Tatiana Conti: “Sostituire una rete capillare di professioniste selezionate con bandi pubblici e competenze certificate con una struttura “romana” rischia di rendere il servizio del tutto inefficace. In un momento storico in cui i dati sulla disparità di genere nel lavoro rimangono critici, il Paese dovrebbe potenziare questi ruoli di garanzia anziché smantellarli”.
In conclusione, CNA Impresa Donna Abruzzo auspica un intervento da parte dell’esecutivo: “auspichiamo un ripensamento responsabile da parte del Governo. Chiediamo che si proceda verso un recepimento delle direttive europee che rafforzi l’impegno nelle città e nelle periferie, mantenendo vive figure istituzionali che sono, oggi più che mai, essenziali per la crescita economica e sociale del Paese”.
