Chirurgia universitaria del policlinico di Chieti: arriva il robot

Tecniche mininvasive, chirurgia di precisione, percorsi preoperatori personalizzati e programmi di ricerca internazionali: ecco le novità del nuovo anno per l’UOC di Chirurgia Generale ad Indirizzo Toracico del Policlinico “SS. Annunziata” di Chieti, diretta dal professor Felice Mucilli.
Dal febbraio scorso ha preso inizio il programma di chirurgia robotica addominale nel reparto universitario che vede impegnati il professor Mucilli e i dottori Mirko Barone e Massimo Ippoliti. “Come ogni cosa – afferma il professore– era giunto il tempo di abbracciare, nell’Unità Operativa da me diretta, tecniche robotiche addominali dopo la decennale esperienza in chirurgia toracica. Grazie alla collaborazione con il dottor Michele Masetti, Direttore dell’UOC di Chirurgia Generale dell’Ospedale di Imola ed esperto indiscusso in ambito di chirurgia robotica addominale, i due collaboratori hanno avuto modo di acquisire competenze e certificazioni in Centri Nazionali di riferimento. Il nostro obiettivo è offrire un percorso moderno e personalizzato al paziente che possa, così, vivere l’intervento chirurgico con meno paure e maggiore consapevolezza. Oggigiorno la chirurgia robotica è una tecnologia consolidata ed è noto a tutti i vantaggi che fornisce. Programmi di chirurgia robotica nell’ultimo decennio si sono sviluppati a macchia di leopardo in tutto il territorio nazionale. Il nostro programma, in qualche modo lo definirei “completo e cucito sul paziente”, in quanto colloca la chirurgia robotica all’interno di un programma di ottimizzazione preoperatoria che, in collaborazione con i Colleghi Anestesisti, abbiamo introdotto da quest’anno. Seppur la nostra esperienza sia soltanto all’inizio, i primi risultati sono più che incoraggianti: rapidissima mobilizzazione e alimentazione postoperatoria, riduzione dello stress, del dolore post-operatorio e degenze drasticamente ridotte con una maggiore soddisfazione e consapevolezza da parte dei pazienti”. “E’ pur vero che – continua il Direttore – ottimizzazione pre- ed intraoperatoria presuppone un lavoro sinergico e una collaborazione spalla a spalla con altri Colleghi senza i quali tutto ciò non sarebbe possibile e mi riferisco in particolar modo agli Anestesisti. Preparare un paziente presuppone un lavoro di monitoraggio che non sarebbe possibile se non grazie al lavoro di tutto il personale dell’Unità Operativa Complessa, da me diretta, che quotidianamente deve fronteggiare problematiche spesso dovute alla territorialità. In questo background è nato il programma di Chirurgia Robotica, un’offerta che non si limita solo ad interventi oncologici ma che ci vede impegnati anche nel trattamento di patologie spesso definite minori, come la chirurgia di parete e le ricanalizzazioni della continuità intestinale. Obiettivo è quello di essere inclusivi e, i primi dati ci dimostrano come anche pazienti fragili o con addomi “difficili” possano giovarsi di tali percorsi laddove la chirurgia laparoscopica spesso falliva e induceva a conversioni in tecnica open”.
L’avvio di un programma di chirurgia robotica non sembra essere l’unica novità dell’Unità Operativa. Come riporta il professor Mucilli “siamo sede della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale e, pertanto, è nostro dovere fornire tutti gli strumenti possibili ai giovani Colleghi affinchè abbiano una formazione più completa possibile e tutto ciò comporta anche ricerca clinica che ci vede costantemente impegnati e che ci ha portato negli ultimi anni con il dott. Barone a prendere parte a programmi di ricerca internazionali. Anche durante la pandemia non ci siamo mai fermati mettendo a disposizione le nostre competenze e conoscenze di medici, prima che di chirurghi, al fine di imparare a conoscere questo terribile virus che in qualche modo ha cambiato il nostro modo di vivere. Siamo stati tra i primi al mondo, nell’aprile 2020, a ipotizzare un ruolo dell’Enzima della conversione dell’Angiotensina nella progressione e negli effetti clinici del SARS-CoV2. Dì li in poi non ci siamo più fermati e sono nate collaborazioni mondiali in cui abbiamo preso parte come Lead Hospital. La ricerca è una risorsa inesauribile e l’innovazione chirurgica non può prescindere dal confronto e dall’internazionalizzazione. Spesso si tratta di un lavoro lungo e faticoso, peraltro non immediatamente visibile”. Infine, “sta riprendendo il via il percorso integrato del trattamento delle carcinosi. La nostra realtà ha maturato grande esperienza negli ultimi decenni nell’ambito dei tumori primitivi e secondari del peritoneo mediante l’adozione di tecniche chemioipertermiche che ci hanno visto protagonisti e pionieri nella nostra Regione. Ripartire con la collaborazione dei colleghi Oncologi e Ginecologi rappresenterà un nuovo traguardo per un anno che, ci auspichiamo, possa far mettere definitivamente alle spalle l’esperienza terribile della pandemia”.

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