Chieti ricorda le vittime di Rigopiano a nove anni dalla tragedia: commozione e richiesta di giustizia

A nove anni dalla tragedia dell’Hotel Rigopiano, Chieti è tornata a fermarsi per ricordare le 29 vittime del disastro che nel gennaio 2017 sconvolse l’Abruzzo. Un momento di raccoglimento e memoria che si è trasformato in un abbraccio collettivo attorno a Loredana Lazzari e ad Alessandro Di Michelangelo, madre e fratello di Dino Di Michelangelo, il poliziotto che perse la vita insieme alla moglie sotto le macerie del resort.

La cerimonia istituzionale si è svolta al monumento dedicato di via d’Aragona, alla presenza di una rappresentanza numerosa delle forze dell’ordine, della Polizia Locale, dei colleghi di Dino Di Michelangelo e del questore di Chieti, Leonida Marseglia. Accanto a loro, le autorità cittadine guidate dal sindaco Diego Ferrara, con il presidente del Consiglio comunale Luigi Febo, il vicesindaco Paolo De Cesare e gli assessori Manuel Pantalone e Teresa Giammarino.

«Ci ritroviamo in questo abbraccio a nove anni ormai di una tragedia che ha segnato profondamente la nostra regione, la nostra città e la nostra storia di abruzzesi – ha dichiarato il sindaco Ferrara –. È un dolore personale che diventa collettivo e che potrà stemperarsi solo con il raggiungimento di una giustizia terrena e umana, capace di dare sollievo a chi resta». Il primo cittadino ha poi ribadito la vicinanza delle istituzioni alla famiglia Di Michelangelo, annunciando un impegno simbolico ma significativo: «In occasione del decimo anniversario, il prossimo anno, questo belvedere porterà il nome di Dino Di Michelangelo. Un segno di riconoscenza che certamente farà piacere alla sua famiglia e a quella dei colleghi della Polizia di Stato».

Parole cariche di dolore e determinazione sono arrivate anche da Loredana Lazzari e da Alessandro Di Michelangelo. «Ogni volta ricordare Dino è doloroso, ma necessario – hanno affermato –. Quest’anno ci stringiamo anche alle famiglie che a Capodanno hanno perso i propri ragazzi nella tragedia di Crans Montana: solo chi ha vissuto questo dolore può davvero capire e trovare la forza di sostenere chi si trova ad affrontarlo».

Un dolore che resta acuito dall’attesa di una sentenza definitiva. «In questi anni – hanno aggiunto – dalle aule dei tribunali è emersa la verità su quanto accaduto quel pomeriggio di nove anni fa. Le responsabilità sono state individuate e la Cassazione ha chiarito che, più che una catastrofe naturale, a causare la tragedia fu la negligenza a più livelli. Ora spetta ai giudici di Perugia scrivere la parola fine».

La richiesta è una sola: giustizia. «La attendiamo per le 29 vittime e per tutte le altre persone che in questi anni ci hanno lasciato, da nostro padre fino a Gianni Colangeli. La giustizia è per loro, oltre che per noi. Speriamo di chiudere presto il cerchio di una vita che ci è stata cambiata radicalmente nove anni fa». Infine, il ringraziamento alla Polizia di Stato, «una seconda famiglia per Dino e per noi: senza di essa non ci saremmo mai rialzati».

Una commemorazione intensa, segnata dal silenzio e dalla dignità, che ha rinnovato il ricordo di Rigopiano e la speranza, ancora viva, che alla memoria possa finalmente accompagnarsi una giustizia piena.

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