Amicizia quotidiana: al bar si racconta l’anima di Chieti

Sei amici, un appuntamento che non manca mai e il racconto sincero di una città cambiata nel tempo

Ogni pomeriggio, puntuali come un rito che resiste al tempo e alle stagioni, si ritrovano intorno ad un tavolino di un bar: un caffè fumante o un aperitivo condiviso, qualche battuta pronta e soprattutto il piacere autentico di stare insieme. È molto più di un semplice appuntamento: è una consuetudine che scandisce le loro giornate, un piccolo mondo fatto di complicità, memoria e affetto, dove le ore scorrono leggere tra racconti, risate e riflessioni.

È qui che nasce e si rinnova l’amicizia di un gruppo affiatato e vivace, composto da storie, esperienze e caratteri diversi ma perfettamente in armonia tra loro. Abbiamo incontrato Sergio Farinacci, storico maître del ristorante Bellavista, Oriana Nanni, anima e custode dello storico “Il Grottino” di Piazza San Giustino, Luisa Santella – per gli amici “La Baronessa” – elegante e indimenticata figura del negozio di abbigliamento Canale, Gloriana Iezzi, dolce e gentile, legata a Oriana da oltre quarant’anni di caffè condivisi senza mai mancare un giorno, Anna Di Pasquale, raffinata e carismatica, volto conosciutissimo e punto di riferimento in città, e Fabrizio Serano, il più giovane del gruppo, dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Chieti, che con la sua presenza aggiunge una nota di freschezza al gruppo.

Con loro, in un clima gioviale, ironico e pieno di risate – quello stesso spirito che li accompagna ogni giorno – abbiamo attraversato ricordi e aneddoti di una Chieti che non c’è più, fatta di locali storici, abitudini ormai scomparse e relazioni autentiche. Allo stesso tempo, non sono mancate riflessioni sincere sui cambiamenti della città, sulle difficoltà del presente e su ciò che, secondo loro, andrebbe preservato o migliorato.

Tra nostalgia e sguardi rivolti al domani, il racconto si è arricchito di emozioni, piccoli dettagli e momenti di vita vissuta, restituendo il ritratto di un gruppo unito da un legame profondo e genuino. Ne è nata un’intervista atipica, spontanea e coinvolgente, capace di raccontare non solo le loro storie, ma anche l’anima di una comunità.

 

D. Iniziamo da Sergio: come nasce questo appuntamento quotidiano?

R. (Sergio Farinacci) Guarda, più che un appuntamento è diventato un vero e proprio rito, qualcosa a cui non si può rinunciare. Io, prima di arrivare qui, ho già il mio piccolo percorso quotidiano: passo da Casina dei Tigli a trovare un caro amico, Cannarsa, un falegname di 94 anni con una lucidità mentale che farebbe invidia a chiunque. Ci fermiamo a parlare, a ricordare, a confrontarci. Poi faccio un salto da mia sorella, un’altra chiacchierata, e infine verso le cinque e mezza arrivo qui. Questo è il momento più bello della giornata, quello in cui davvero stacchi da tutto. E la cosa più bella è che se manca qualcuno si sente subito: il gruppo deve essere completo, altrimenti manca qualcosa. Tra battute, racconti e risate, questo tempo insieme è davvero prezioso.

 

D. Luisa, da quanto tempo fai parte del gruppo? E perché ti chiamano “la Baronessa”?

R. (Luisa Santella) Io non sono tra le “fondatrici”, diciamo così. Conoscevo già Oriana tramite un’amica e frequentavo la zona di San Giustino, dove avevo il negozio di abbigliamento Canale. Poi, dopo la scomparsa di mio marito tre anni fa, ho iniziato a uscire un po’ di più e sono venuta qui. Piano piano mi sono inserita nel gruppo ed è stato tutto molto naturale, perché mi sono sentita subito accolta.
Per quanto riguarda il soprannome… è tutta colpa di Sergio! Mi chiama “la Baronessa” perché per tanti anni ho vissuto in un palazzo nobiliare di Chieti, Palazzo Durini. Da lì è nata questa etichetta affettuosa che ormai mi porto dietro sempre. È un modo simpatico per prendermi in giro, ma anche per ricordare un pezzo importante della mia vita.

 

D. Oriana, possiamo dire che sei tu la “fondatrice” del gruppo?

R. (Oriana Nanni) Sì, in un certo senso sì. Tutto è nato in modo molto semplice. Io e Gloriana prendevamo il caffè insieme ogni giorno, prima nel mio locale, “Il Grottino”. Quando ho chiuso, non abbiamo mai perso questa abitudine. Parliamo di quasi quarant’anni. Poi, pian piano, si sono aggiunte altre persone e il gruppo è cresciuto da solo, senza forzature. È venuto tutto in maniera naturale, perché qui si sta bene e chi arriva poi resta.

 

D. Gloriana, quindi la vostra amicizia nasce proprio davanti a un caffè?

R. (Gloriana Iezzi) Sì, ed è una cosa che dura da quarant’anni. Io sono arrivata a Chieti negli anni ’80 e ho conosciuto Oriana nel suo locale. Da lì è nata un’amicizia vera, fatta di presenza quotidiana. Il caffè è diventato il nostro momento fisso, un’abitudine che non abbiamo mai perso, nemmeno quando le cose sono cambiate. Ed è bello vedere che da una cosa così semplice è nato un gruppo così unito.

 

D. Anna, cosa rappresenta per te questo gruppo e cosa ti dà ogni giorno?

R. (Anna Di Pasquale) Per me questo gruppo è una vera ricchezza. È un momento della giornata che aspetto, perché qui ritrovo leggerezza ma anche profondità. Si ride tanto, ma si fanno anche discorsi seri, ci si confronta, si condividono ricordi ed esperienze. È bello sapere che ogni giorno c’è un posto dove andare e persone con cui stare bene, senza filtri. In un periodo in cui tante cose cambiano, questo gruppo è una certezza che dà serenità e continuità.

 

D. Fabrizio, tu sei il più giovane: come ti sei inserito?

R. (Fabrizio Serano) È successo tutto per caso. Frequentavo la zona, andavo spesso a mangiare al Vittoria e lì, tra un saluto e una chiacchiera, ho iniziato a conoscere tutti. Poi ho cominciato a fermarmi sempre più spesso. La cosa bella è che qui non esiste differenza d’età: ognuno porta il suo punto di vista e si crea sempre un bel confronto, sia serio che leggero.

 

D. Di cosa parlate durante questi incontri quotidiani?

R. (Oriana Nanni) Di tutto: della giornata, dei ricordi, della città, di quello che succede intorno a noi. A volte si scherza tanto, altre volte si discute anche in modo acceso. Ma la cosa importante è che finisce sempre tutto lì: il giorno dopo siamo di nuovo insieme come se nulla fosse. Questo è il segreto del nostro gruppo.

 

D. Secondo voi, quali sono le principali cause del declino di Chieti?

R. (Luisa Santella) Una delle cause principali, secondo me, è stata l’apertura del centro commerciale Megalò. Da quel momento in poi il centro si è svuotato sempre di più. Le persone hanno cambiato abitudini, hanno iniziato a spostarsi lì per fare acquisti e per uscire, e Chieti ha perso vita giorno dopo giorno. Prima il centro era pieno, oggi invece è completamente diverso.

 

D. Com’era la Chieti di una volta rispetto a quella di oggi?

R. (Tutti) Era irriconoscibile rispetto a oggi. Fino a trent’anni fa c’era una quantità di gente incredibile: si faceva fatica persino a camminare per le strade del centro. C’erano negozi, locali, movimento continuo, una città viva a tutte le ore. Oggi invece è tutto molto più vuoto, più silenzioso, quasi spento. È cambiato completamente il modo di vivere la città e questo, per chi l’ha conosciuta prima, fa un certo effetto.

 

D. Quale potrebbe essere una soluzione per contrastare questo svuotamento?

R. (Tutti) Una piccola ma importante soluzione potrebbe essere il ritorno di una facoltà universitaria nel centro storico. Gli studenti portano vita, movimento, creano economia, riempiono le strade, i bar, i negozi. Dove ci sono i giovani, una città respira. Sarebbe un primo passo concreto per riportare vitalità e per far tornare il centro a essere vissuto ogni giorno.

 

D. Quanto ha inciso la politica in questo cambiamento?

R. (Sergio Farinacci) Ha inciso molto, secondo me, e non poco. La politica, negli anni, non è riuscita a governare davvero il cambiamento delle abitudini e quello che chiamiamo progresso. Era evidente che la città stava cambiando, che la gente iniziava a spostarsi, che il centro rischiava di svuotarsi, ma non si è intervenuti con decisione. Sono mancate visione e continuità: ogni amministrazione ha fatto qualcosa, ma senza un progetto comune e a lungo termine.
Oggi ci troviamo a rincorrere problemi che forse si potevano prevenire o almeno contenere. Non si è saputo difendere il centro storico, né valorizzarlo come meritava. E quando perdi il cuore della città, perdi identità, commercio e relazioni. La politica avrebbe dovuto accompagnare il cambiamento, non subirlo.

 

D. Nonostante tutto, cosa rappresenta per voi questo gruppo?

R. (Fabrizio Serano) Per me rappresenta davvero un punto fermo, qualcosa di autentico in un mondo che cambia continuamente. In mezzo a tutte queste trasformazioni, questo gruppo resta una certezza. Qui non ci sono formalità, non ci sono filtri: si viene, si parla, si ride, si scherza, ma si fanno anche discorsi seri.
È un arricchimento umano oltre che un momento di compagnia.
E poi c’è una cosa importante: qui si crea un senso di comunità vero, che oggi è sempre più raro. Non è solo un gruppo di persone che si incontrano, è qualcosa di più profondo. È amicizia, è condivisione, è il piacere di esserci ogni giorno. E finché esistono momenti come questo, significa che, nonostante tutto, c’è ancora qualcosa di bello che resiste.

 

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Quella che potrebbe apparire come una semplice abitudine quotidiana, in realtà racconta molto di più: è uno spaccato autentico di vita, un piccolo mondo che resiste ai cambiamenti e al tempo. In un’epoca in cui le città si trasformano rapidamente e spesso perdono i loro luoghi di incontro e di relazione, questo gruppo rappresenta qualcosa di prezioso e sempre più raro: la continuità dei rapporti umani, la forza della presenza, il valore dello stare insieme.

Tra i ricordi di una Chieti vivace, piena di gente e di vita, e le riflessioni su una città oggi più silenziosa e dispersa, emerge una consapevolezza condivisa: le comunità non sono fatte solo di spazi, ma soprattutto di persone. E quando le persone continuano a incontrarsi, a parlarsi, a condividere anche le cose più semplici, allora quel legame resta vivo, anche se tutto intorno cambia.

Il loro tavolino, ogni pomeriggio, diventa così molto più di un punto di ritrovo: è un simbolo di appartenenza, un luogo dove il tempo sembra rallentare e dove si custodiscono storie, ricordi e identità. È lì che si ride, si discute, si ricompongono le differenze e si rinnova ogni giorno un’amicizia che ha saputo attraversare anni e trasformazioni senza perdere la sua autenticità.

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Now, here in Manhattan, the spell is broken, and we live again! We are defenders of the night! We are Gargoyles! Scout troop short a child, Khrushchev’s due at Idelwyld… Car 54, where are you? Harlem that’s backed up.

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