Presso il Centro Studi e Tecnologie Avanzate (CAST) dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, nei laboratori diretti dal professor Liborio Stuppia, Presidente della Scuola di Medicina e Scienze della Salute della “d’Annunzio” e dal professor Vincenzo De Laurenzi, docente presso il Dipartimentodi Tecnologie innovative in Medicina & Odontoiatria dell’Ateneo, da sempre in prima linea nella diagnostica COVID, è disponibile un nuovo test diagnostico per la misura degli anticorpi anti-nucleocapside. Il test permette di rilevare qualitativamente le IgG anti-N che si sviluppano solo in seguito all’esposizione al virus e pertanto distinguibili dalle IgG anti-Spike, che si producono, invece, anche a seguito della vaccinazione. Il test, proposto dal CAST della “d’Annunzio” ed eseguito su sangue venoso, permette di sapere se il paziente ha avuto infezione da SARS-CoV-2 in passato, indipendentemente dal fatto che abbia avuto sintomi, che sia stato vaccinato o che abbia avuto un tampone positivo.
“L’implementazione del servizio di dosaggio degli anticorpi IgG anti SARS-CoV-2 diretti verso il nucleocapside virale – spiega la professoressa Damiana Pieragostino, docente di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica presso il Dipartimento di Tecnologie innovative in Medicina & Odontoiatria della “d’Annunzio” e ricercatrice presso il CAST – si inserisce nell’ampio pannello di test disponibili nel nostro istituto per la diagnosi e il monitoraggio della pandemia da Covid-19. La positività al test indica una pregressa infezione da SARS-CoV-2 anche quando il virus non è più rilevabile nei campioni biologici. Gli anticorpi in grado di riconoscere il nucleocapside vengono prodotti solo in seguito all’infezione naturale. I vaccini attualmente approvati, infatti, espongono al sistema immunitario solo la proteina Spike e non altre strutture proteiche del virus come, appunto, il nucleoclapside. Il test – conclude la professoressa Pieragostino – è particolarmente utile per la valutazione della sieroprevalenza nella popolazione generale, soprattutto in considerazione dell’alto tasso di vaccinati (i quali mostrano una normale positività ai classici test sierologici anti-Spike) e nel supportare la diagnosi in soggetti che sospettano una pregressa infezione pur non avendo mai avuto un tampone positivo”.
