Di recente ho avuto il piacere di incontrare Antonio Di Leonardo davanti ad un caffè, e attraverso questa intervista avremo l’opportunità di conoscere le sue molteplici sfaccettature e passioni.
Chi è Antonio Di Leonardo?
Sono Antonio Di Leonardo, ho 38 anni e sono nato a Chieti, da famiglia di musicisti, e come suggerisce il mio nome il mio destino sarebbe dovuto essere quello di dedicare la mia vita
agli strumenti musicali. L’attività “Città della musica” ad oggi la gestisco io insieme ai miei soci e al Team, ma tutto è nato dal nonno di mio nonno, nato in una famiglia di contadini.
Durante la sua infanzia aveva trovato un organetto e per non farlo vedere ai suoi genitori lo nascondeva nel canneto, così la mattina prima di andare a lavorare si andava a fare la sua “suonatella”. A seguito di una notte piovosa, trovò il suo organetto tutto scollato e deteriorato, e quindi decise di convincere i suoi genitori a fargli proseguire questa passione per la musica. Riuscì in questa impresa e lo mandarono a studiare “riparazione di organetti”, e da lì che ha aperto il suo primo laboratorio. Dalla sua passione e ascoltando se stesso, ha
deciso di non farsi condizionare né dall’ambiente né dalla sua famiglia. Ad oggi, la “Città della Musica” è una realtà che viene guidata dalla stessa passione da oltre 150 anni. Per concludere porto avanti il progetto “take me back- i corrieri solidali”, e per non farmi mancare nulla produco documentari e film di viaggio.
Com’è nato il progetto di “Take me back”? Di cosa vi occupate?
Il progetto Take me back nasce un po ‘ per caso nel 2016. Andrea Mariani, il mio socio e sua moglie Erika Secondino andarono in Sri Lanka e scattarono delle fotografie ad una famiglia molto povera nella giungla. Qualche mese dopo andai anch’io in Sri Lanka portandomi dietro queste foto, e avevo il desiderio di trovare questa famiglia e consegnare loro le foto scattate. Pensai molto tranquillamente di registrare un video per documentare il tutto e farlo vedere poi ai miei amici, questo video si è rilevato emozionatissimo e rifletteva a pieno le forti emozioni provate con quella famiglia. Una volta rientrati davanti ad una birra decidemmo di creare un progetto che ricreasse queste connessioni con tutti i viaggiatori del mondo Da quel momento ci iniziammo ad identificare come corrieri solidali. L’idea base era quella di portare doni, e far recapitare doni in tutti i posti del mondo. Il progetto poi si è sviluppato principalmente con la consegna di materiale scolastico. Il
sistema si divide in 3 fasi: la registrazione di un video dei bambini richiedenti, la creazione di una raccolta fondi online e infine la partenza effettiva e la consegna diretta dei materiali.
Da un pò di anni è uscito su Netflix “Serendip”, com’è nato questo progetto? Quali sono i progetti futuri?
Dopo la nostra prima esperienza in Thailandia nel 2017, abbiamo deciso di far venire con noi in Sri Lanka un regista Abruzzese, Marco Napoli, con la voglia di creare qualcosa di più grande e veicolare al meglio il nostro messaggio e abbiamo quindi girato questo documentario. A quel punto è arrivato, con grande sorpresa, Netflix, che ha deciso di distribuire e tradurre in 9 lingue differenti “Serendip” per ben 5 anni. Invece, nel 2019 siamo stati in Tanzania, consegnando materiale scolastico, e abbiamo registrato un altro film dal titolo “Safara”. Ad oggi con questo siamo in distribuzione, inoltre è presente una voce fuori campo molto importante che è quella di Roberto Pedicini, il doppiatore di Kevin Spacey e Jim Carrey. Questo film è più documentaristico, abbiamo
sempre persone sedute davanti alla telecamera che raccontano il tutto, ma principalmente si racconta l’ambiente, le esperienze, i sorrisi entrando un po’ più dettagliatamente in quello che si fa all’interno del progetto: non vediamo l’ora di farlo vedere al grande pubblico.
“70 minuti di emozioni intense”, bastano quei 70 minuti per rivivere tutte le emozioni che hai provato?
In 70 minuti purtroppo non si riesce a trasmettere tutte le forti emozioni provate in quei luoghi, ma comunque Marco Napoli, il nostro mitico regista, è riuscito in maniera impeccabile a cogliere tutte le emozioni, e soprattutto tutti coloro che vedono “Serendip” alla fine rimangono molto in ascolto e molto in riflessione, quindi sicuramente la nostra missione è stata compiuta al 100%. Basta avere la reale consapevolezza che aiutare il prossimo, senza andare necessariamente dall’altra parte del mondo, ci fa stare bene. Questa è la chiave del progetto. “Risvegliare la bellezza della solidarietà nelle persone”, è questo il nostro unico obiettivo, e riuscire a fare ciò ci rende felicissimi.
