“Obiettivo Zero Senzatetto”, a Chieti il modello Housing First mostra i primi risultati

Non solo accoglienza, ma percorsi concreti di autonomia. È questo il cuore di “Obiettivo Zero Senzatetto”, l’iniziativa promossa dal Comune di Chieti negli spazi della Capanna di Betlemme, dove istituzioni e operatori del sociale hanno fatto il punto sui progetti di inclusione abitativa attivi sul territorio.

A emergere con forza è soprattutto il lavoro sul campo coordinato da Luca Fortunato, figura centrale nello sviluppo dei percorsi di housing first in città. Un modello che ribalta l’approccio tradizionale all’emergenza abitativa: prima la casa, poi il resto.

«La casa viene prima di tutto», ha spiegato Fortunato, illustrando un’impostazione già sperimentata in diversi Paesi del Nord Europa e oggi applicata anche a Chieti. «Offrire subito un’abitazione stabile a chi vive in condizioni di estrema fragilità significa creare le condizioni per ricostruire una vita».

Il progetto si è sviluppato attraverso un lavoro quotidiano di prossimità, ascolto e accompagnamento costante: non solo un tetto, ma un sistema di supporto che include sostegno psicologico, formazione, orientamento al lavoro e copertura delle spese essenziali. I numeri raccontano un’esperienza concreta: 15 persone accolte, provenienti da situazioni di grave marginalità, e un solo caso di ritorno in strada, legato a problematiche sanitarie complesse.

Accanto a questo lavoro, il Comune ha accompagnato il progetto con risorse dedicate, che hanno consentito il recupero di alcuni alloggi pubblici e l’attivazione di soluzioni abitative temporanee. Il sindaco Diego Ferrara ha richiamato la scelta di puntare sul modello Housing First, già avviato a livello locale.

L’assessora Alberta Giannini ha fatto riferimento anche ad alcuni percorsi di reinserimento, tra cui quello di un giovane che, durante il progetto, ha conseguito la qualifica di operatore socio-sanitario trovando poi un’occupazione.

Resta però aperta la sfida più ampia. Come sottolineato dallo stesso Fortunato, l’emergenza abitativa non riguarda più solo le grandi città e anche in Abruzzo si registra un aumento degli sfratti esecutivi. «Serve una risposta più strutturale – ha osservato – perché sempre più famiglie rischiano di scivolare in condizioni di fragilità».

A chiudere l’incontro, la testimonianza di uno dei beneficiari: due anni vissuti in strada, poi il passaggio dal piano freddo all’housing first e infine una casa. Oggi ha un lavoro part-time e una nuova quotidianità. «Sembra poco, ma non lo è – ha raccontato –. Dopo la strada, avere una casa significa tornare a vivere».

Un racconto che, insieme ai dati, restituisce il senso del progetto: fare della casa il punto di partenza per ricostruire dignità, autonomia e futuro.

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