Diventa definitiva la condanna a 8 anni e 6 mesi di reclusione per Emanuele D’Onofrio, il 28enne teatino accusato di omicidio preterintenzionale per la morte di Simone Daita che aveva 53 anni. Ieri la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa che, con l’avvocato Roberto Di Loreto, ha sempre sostenuto che si trattò di legittima difesa. Ora per D’Onofrio si apre la prospettiva del carcere. In primo grado D’Onofrio era stato condannato a 13 anni di reclusione dal Tribunale di Chieti, pena poi ridotta in Appello. I fatti si verificarono la sera del 28 febbraio del 2015 davanti ad un bar in piazza Vico dove D’Onofrio reagì ad un pugno al mento sferratogli da Daita, che quella sera era ubriaco, colpendolo a sua volta con i pugni. Daita a causa delle lesioni andò in coma senza mai riprendersi e dopo un anno morì nell’ospedale di Pescara.
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