Scavi in piazza San Giustino, il Comune riceve una donazione ma non esulta: “Grazie, ne terremo conto”

Il protocollo del Comune di Chieti ha ricevuto da parte di un’associazione civica una dichiarazione di donazione di fondi da destinare agli scavi archeologici in corso sul cantiere dei lavori di riqualificazione di piazza San Giustino, in base ai reperti riemersi dagli interventi.  La risposta di Sindaco, Giunta e maggioranza, in sintesi, è: “Il Comune e la Soprintendenza sono presenti e operativi sul cantiere, grazie a quanti hanno aderito alla sottoscrizione, ne terremo conto”. E nel comunicato si toccano una serie di aspetti: dall’utilizzo improprio dello stemma del Comune, da parte di chi ha attivato la raccolta dei fondi, alla possibilità in concreto che una donazione privata possa confluire in un appalto pubblico. “Va detto che sin dal primo momento in cui questa Amministrazione si è insediata, il Comune ha stretto una sinergia fattiva con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Chieti-Pescara, che non solo emette pareri vincolanti a tutela del patrimonio artistico, storico e culturale presente sul nostro territorio, ma è anche la massima istituzione per competenza e riferimento, perché si occupa della conoscenza di tale patrimonio, della verifica e della dichiarazione del suo interesse attraverso professionisti che individua allo scopo, delle azioni di manutenzione e restauro, o del controllo su tale attività svolta da terzi, oltre a una vasta attività di valorizzazione e di gestione svolta in raccordo con gli altri enti pubblici e privati coinvolti – si legge nella nota del sindaco Diego Ferrara , della Giunta comunale e della Maggioranza. Di fatto la Soprintendenza è il braccio operativo del Ministero dei Beni culturali sul territorio e proprio per questo ci sembra non solo assurdo, ma anche irresponsabile, affidare ad altri qualsiasi tipo di iniziative e ingerenze sugli scavi. Ci fa comunque piacere che ci siano persone ispirate dalla volontà di rendersi utili per la propria città, tant’è che la partecipazione è un caposaldo fondamentale del nostro programma di mandato, a cui stiamo dando e daremo spazio in vari settori, dal verde pubblico alle manutenzioni, dal sociale alle attività turistiche, sportive e, ovviamente culturali. Ma altra cosa è chiamare a raccolta i cittadini, alimentando anche una sottesa propaganda, come accade in questo caso, visto che l’iniziativa sarebbe nata per alimentare “uno spirito di appartenenza che manca a questa città” nonché dare corpo al “desiderio di riappropriarci delle nostre scelte, la necessità di avere una corretta informazione”, come abbiamo letto nelle dichiarazioni della cordata, che così motiva la scelta di attivare il crowdfunding e si prepara a una pubblica consegna in un luogo che non ci sembra né neutrale, né adeguato, stanti gli scopi ufficializzati. Altra cosa è anche chiedere una partecipazione economica della comunità, utilizzando impropriamente lo stemma del Comune di Chieti, il cui impiego com’è noto non è libero, ma deve essere autorizzato dal Comune, perché può indurre in confusione il pubblico a cui ci si rivolge che potrebbe persino dare per scontata una partecipazione o un patrocinio dell’Amministrazione, che in questo caso non esiste, né ci risulta sia stata mai chiesta, per cui vaglieremo anche se vi sia stato un uso illegittimo dello stemma. Altra cosa, infine, a fronte della sinergia con la Soprintendenza e del fatto che i lavori di cui si tratta interessano la piazza principale della città dove insistono le principali istituzioni civili e religiose e che attende da tempo immemore una riqualificazione, rischiare di innescare azioni collaterali al fine di rallentare o, peggio, bloccare i lavori, come sta avvenendo, alimentando nei cittadini un sentimento di ostilità verso i lavori, tant’è che oltre agli esposti da parte di ignoti, il cantiere è stato anche recentemente violato, nottetempo. A fronte di tutto questo e delle ulteriori risorse dello Stato che arriveranno con l’utilizzo dei ribassi d’asta del cantiere, non essendo, quello attivato, un crowdfunding civico che ci veda istituzionalmente partecipi, come Sindaco e come Amministrazione, pur ringraziando tutti coloro che hanno aderito alla raccolta fondi finalizzata a supportare il Comune negli oneri necessari per gli scavi archeologici in piazza San Giustino, va chiarito loro che neanche con le migliori intenzioni una donazione privata, specie con le caratteristiche e le richieste di quella in questione, può essere innestata nell’iter di un appalto pubblico in corso che – conclude la nota – ha ben scandite le tappe e le figure professionali che servono, senza creare disagi alla città in termini di procedure e rallentamenti, questo dicono le normative a cui, come istituzione, facciamo e faremo sempre riferimento e a queste ci atterremo”.

 

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