

Un vero capolavoro, un’impresa memorabile. La vittoria del Chieti all’Aquila nella supersfida decisiva (o quasi) per la promozione in serie D è un capitolo di storia neroverde che resterà nella memoria di tutti. D’accordo, si parla di un successo nel campionato di Eccellenza, di un minitorneo con 7 squadre partecipanti – così vanno le cose al tempo della pandemia nel settore del calcio dilettantistico – ma non significano nulla categoria, contesti o minime dimensioni dell’evento. E’ stata un’affermazione di grande prestigio e soprattutto di enorme importanza. Diciamolo pure: l’Aquila aveva preparato la partita creando un clima di tensione inopportuna e che alla fine si è rivelata un vero e proprio boomerang, nel senso che aver caricato il confronto in maniera esagerata e con un po’ di veleno sparso qua e là, si è rivelato condizionante a livello psicologico soprattutto per i rossoblù allenati dal tecnico argentino Bolzan. L’Aquila ha totalmente fallito la prova, ha giocato una brutta gara mentre il Chieti diretto magistralmente da Alessandro Lucarelli ha mostrato lucidità, nervi distesi, grande compattezza e una superiore qualità manovriera. Match deciso da un gol di
dopo un paio di minuti dal suo ingresso in campo a coronamento di un perfetto contropiede (o ripartenza, come usa oggi), agevolato dal colpevole sbilanciamento dell’Aquila protagonista in quel momento una pressione tanto rabbiosa quanto sterile.
Ora il Chieti guida la classifica con 8 punti di vantaggio sui rossoblù e sembra aver ipotecato la vittoria finale. Ma Lucarelli, saggiamente, frena e sottolinea: <Bisogna rimanere sul pezzo, restare concentrati. Siamo sulla strada giusta, però il traguardo dobbiamo ancora raggiungerlo. Quindi niente entusiasmi prematuri. Certo, oggi abbiamo superato una difficile prova di maturità, ma ci aspettano ultimi esami non meno impegnativi e dovremo superarli con la stessa bravura dimostrata all’Aquila. Da domani si ricomincia. Abbiamo purtroppo altri tre seri infortuni. Filosa ha accusato una ricaduta, Mariani e Consorte sono da valutare per problemi muscolari>.
Sul fronte opposto Ruben Dario Bolzan è il ritratto dell’amarezza. <Mi assumo tutte le responsabilità per questa grave sconfitta. Non siamo stati capaci di proporre la partita che era stata preparata, abbiamo commesso molti errori individuali. Dopo il loro gol, ci siamo disuniti, non c’è stata la capacità di riorganizzarsi e reagire nella maniera giusta. Palloni buttati in area senza lucidità. Peccato. Ma non bisogna mollare, fino a quando il verdetto non sarà matematico, si va avanti con la massima determinazione>.
Brutta, bruttissima coda. Dopo la conferenza dei due tecnici, in sala stampa è giunto Giulio Trevisan. Ma un addetto dell’Aquila Calcio ha spento le luci della sala impedendo che al patron neroverde di parlare ai giornalisti presenti. Una scortesia impensabile, un vero e proprio sgarbo. Trevisan si è alzato e insieme con il presidente Antonio Mergiotti ha abbandonato lo stadio, tra gli insulti e gli improperi di quanti (tutti autorizzati?) sostavano davanti ai locali che accolgono la segreteria del club rossoblù e l’uscita dagli spogliatoi. Una pessima conclusione di derby.
