Camera e Senato hanno approvato a larga maggioranza, il 27 aprile scorso, il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) che, su 672,5 mld di € messi a disposizione dei 27 Paesi dell’Unione europea, anche grazie all’impegno del precedente Governo Conte due, ne assegnerà 222,1 all’Italia. Di questi, 191,5 per la Next generation, 30 dei fondi complementari
Il Pnrr, molto complesso e articolato, si compone di sei “missioni” (digitalizzazione, transizione ecologica, infrastrutture, istruzione, coesione sociale e salute ) ponendosi obiettivi che, se raggiunti, come ci auguriamo, contribuiranno a cambiare in meglio il volto dell’intero vecchio continente.
In questa prima riflessione, “Articolo uno” analizza la “quarta missione”, quella dell’istruzione che avrà la disponibilità di utilizzare, nei prossimi 5 anni, ben 30,98 mld di €.
Al momento in cui scriviamo, non siamo a conoscenza di schede dettagliate per i singoli capitoli di spesa ma l’obiettivo è chiaro: costruire, riqualificare, migliorare l’offerta formativa sin dalla prima infanzia per aiutare le famiglie e contribuire a sviluppare l’occupazione femminile.
Entro il 2026, il piano si propone di aumentare di 622.500 i posti nido che oggi sono, in Italia, 357.786, di cui circa la metà, privati.
A Chieti, per responsabilità di chi ha gestito la città negli ultimi 10 anni, sono stati chiusi 4 dei 5 nidi comunali, con pesanti e negative ripercussioni su molte famiglie, specie quelle con maggiori difficoltà economiche.
La nuova giunta si sta ponendo, correttamente, il problema della riapertura di nuovi asili nido perché la domanda è notevolmente superiore all’attuale offerta.
Poiché sono stati messi a disposizione dell’intera “quarta missione” circa 31 miliardi, è ragionevole pensare che parte di questi soldi saranno destinati a creare, in campo nazionale, 152.000 nuovi posti-nido anche per superare l’attuale soglia del 25,5% dei bambini ospitati e quindi si tratterà di vedere quale sarà la ripartizione territoriale.
Se tutto questo è vero, è proprio necessario affidare questo importante servizio in concessione a privati dopo aver ristrutturato, con denaro pubblico, riqualificato, completato anche gli arredi di quelli già esistenti o in via di completamento? Ci auguriamo, comunque, che alla gara per la concessione possa partecipare anche “Chieti solidale” e che per la valutazione della “migliore offerta” non si tenga conto del solo costo del servizio ma, soprattutto, della sua qualità.
Non c’è, ovviamente, alcun pregiudizio di tipo “ideologico” ma preferire la gestione diretta, sia pure con una partecipata, e non l’esternalizzazione di un importante servizio pubblico, può ancora essere discusso?
