Intervista a Marino Valentini, autore del saggio “Romanzo Bigotto”… storia insolita di Chieti

Oggi abbiamo intervistato Marino Valentini, lo scrittore teatino che ci parlerà del suo ultimo saggio sulla storia di Chieti e il territorio marrucino, “Romanzo Bigotto”, edizioni “Il Viandante”.
Marino Valentini, col suo libro, esce fuori dagli schemi usuali di saggistica e, attraverso un personalissimo approccio descrittivo, riporta la storia di Chieti analizzando taluni fatti realmente accaduti e talaltri personaggi realmente vissuti che hanno in comune la caratteristica di essere poco conosciuti ai più, se non del tutto ignoti.
L’opera è composta da cinquanta capitoli corrispondenti ad altrettanti eventi che hanno in Chieti e il suo territorio, il comune denominatore e che vengono narrati in un taglio espositivo quasi giornalistico.
Il libro è una testimonianza tangibile dell’amore di Marino Valentini per il Capoluogo Marrucino.

A tal proposito, noi lo abbiamo intervistato:

– Il suo ultimo libro si chiama “Romanzo Bigotto” ma a quanto pare non si tratta di un romanzo, come mai questo titolo?

“Ha ragione, si tratta di un saggio che racconta Chieti in cinquanta capitoli poco noti, se non del tutto sconosciuti, anche agli stessi teatini. Per rendere l’idea, il libro poteva tranquillamente chiamarsi storia insolita di Chieti ma ho scelto quel titolo perché gli avvenimenti qui riportati sembrano più storie romanzate che fatti veri, ma posso assicurare che sono eventi realmente accaduti che vedono in Chieti e/o qualche suo cittadino il protagonista principale. Se lei legge alcuni capitoli di questo libro, come quello che narra la vita del teatino Antonio Solario o del principe Valerio Pignatelli, anche lui teatino DOC, penserà a un romanzo di avventura piuttosto che ad un saggio. La scelta di BIGOTTO è invece un gioco di parole, dove questo termine, nei maggiori dizionari della lingua italiana, è sinonimo di chietino ma qui aggiungo che l’abitante di Chieti poco c’entra, visto che il lemma fu introdotto all’epoca in cui venne costituito l’ordine dei chierici regolari, meglio conosciuti come teatini e, in un periodo in cui l’inquisizione romana esercitava il suo massimo potere, finanche una mezza parola fuori posto poteva causare in chi la pronunciava un processo che poteva anche concludersi con la condanna al rogo. Ecco che allora si ricorse al sinonimo di chietino per identificare i teatini, volendo intimamente intendere i religiosi piuttosto che gli abitanti della nostra città. Ma da allora il termine, con accezione certamente negativa, rimase e tuttora lo leggiamo sugli odierni dizionari col significato, poco edificante per noi, di bigotto e ipocrita”.

– Quali sono le fonti a cui ha potuto attingere per realizzare questo volume?

“Per parlare di una città di oltre tremila anni è naturale che sia immane il lavoro per scrivere la storia della stessa. Sulla città teatina sono stati scritti volumi da riempire intere biblioteche ma ritengo che di Chieti non tutto sia stato ancora scritto e non mi riferisco solo al presente. Mi piace immaginare la storia di Chieti come un enorme forziere in cui sono custodite le sue memorie, quelle note ma anche quelle cancellate per sempre, almeno apparentemente e mi riferisco ad esempio alla distruzione di inizio IX secolo ad opera di Pipino che mise a ferro e fuoco la nostra città, quando importanti testimonianze scritte da amanuensi vennero incendiate durante il sacco della città. È affascinante cercare all’intero di questo forziere, rovistando fonti di vario genere, anche quelle che possano sembrare inutili, al fine di scoprire qualcosa di nuovo su Chieti o altro materiale che qualcuno aveva sottovalutato per importanza. Sulle fonti va detto che non ci sono solo quelle classiche riportate dagli storici teatini come Camarra, Ravizza, Nicolino, Baroncini e altri ma ci sono anche numerosi documenti, anche in lingua straniera, che trattano episodi clamorosi in cui ho scoperto che i protagonisti erano di Chieti. Su questo genere di materiale ho rivolto la mia attenzione per scrivere il libro”.

– Qual è stata la molla che è scattata in lei che ha permesso la realizzazione del volume?

“Forse, anzi probabilmente, di Chieti e della sua storia si conosce ancora poco non perché non vi sia materiale ma perché lo stesso non viene diffuso e ciò perché la nostra è una delle città più sottovalutate d’Italia e in questo i media, soprattutto quelli locali, che dovrebbero rivestire anche un ruolo culturale per la diffusione della conoscenza nell’opinione pubblica, si sono ahimè dimenticati di Chieti. La conseguenza è che di Chieti molti non sanno nemmeno che è una delle città più antiche d’Italia ma non parlo solo di mancanza di conoscenza da parte di cittadini stranieri ma anche degli stessi cittadini abruzzesi. Questo è un male, che si eleva alla massima potenza quando scopri che anche i tuoi stessi concittadini non conoscono la storia della propria città, ma qui non parlo di ciò che ho scritto in questo libro ma mi riferisco a quelle nozioni elementari che ogni membro di una qualsiasi comunità cittadina dovrebbe conoscere. E questo problema lo si riscontra soprattutto nelle nostre giovani generazioni e una generazione che ignora la sua storia vuol dire che non ha un passato e, conseguentemente, nemmeno un futuro. È sulla conoscenza della propria storia che si rafforzano le radici della propria identità intesa come comunità, all’interno della quale si rilevano le proprie usanze, le tradizioni, finanche il proprio modo di esprimersi: la vita sociale. Tornando alla sua domanda, il libro rappresenta un piccolo tentativo di far conoscere meglio Chieti, all’interno di essa ma anche fuori, confidando anche nell’aspetto curioso e, per certi versi, incredibile, delle storie qui raccontate. Anche se la massima aspirazione, per me sarebbe quella che nelle nostre scuole cittadine si riuscisse a diffondere anche l’insegnamento della storia di Chieti, perché no, partendo anche da queste storie singolari oltre che straordinarie e, all’apparenza, inimmaginabili”.

– Quali sono i suoi prossimi programmi editoriali, ha in procinto di pubblicare qualcos’altro?

“Certo, ho appena concluso la storia in chiave revisionista di come nacque la nostra nazione esattamente 160 anni fa. Lo ritengo il mio miglior libro scritto finora”.

Note biografiche sull’autore:

Marino Valentini è nato nel 1961 ad Agnone da famiglia frainese e si è trasferito subito dopo a Chieti, dove tuttora risiede. È sposato ed ha due figli. Ha frequentato l’I.T.C. F. Galiani di Chieti e successivamente la Facoltà teramana di Giurisprudenza dell’Università G. D’Annunzio di Chieti. Per circa trent’anni ha lavorato in ambito finanziario, in particolare è stato Direttore di Filiale di una banca locale. Attualmente è libero professionista quale analista finanziario e consulente in materia bancaria.
È Presidente della M.C.T., un’associazione culturale teatina che si occupa di promozione, in vari ambiti sociali ed economici, del territorio di Chieti e della sua Provincia. Fervente sostenitore delle teorie d’ispirazione giuridica in campo monetario del prof. Giacinto Auriti, è l’ideatore del Marrucinum, il progetto di moneta complementare nella città di Chieti.
Ha scritto Onirica, Accordo suicida e i saggi La Congiunzione perfetta, A.P.P. The Songbook, Il Patto tradito, La Bibliografia di Chieti, Le pillole teatine e Il Naufragio dell’Utopia, con il quale nel 2015 ha vinto il premio La valigia di cartone, riservato a scrittori, e studiosi che si sono particolarmente distinti nella trattazione del fenomeno dell’emigrazione italiana.
Ha da poco pubblicato la Storia semiseria teatina, un racconto dissacrante su Chieti a metà strada tra saggistica e narrativa ed è prossima l’uscita di un volume sulla musica.

Cristiano Vignali – Il Giornale di Chieti

 

Le foto allegate ci sono state concesse per l’intervista da Marino Valentini

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