“Considerazioni del sabato” di Ottavio Argenio

L’analisi della settimana politica appena trascorsa non può prescindere da quella che chiameremo simpaticamente, la “panchina della discordia”.

La vicenda, fortunatamente, si è risolta con poco e con la soddisfazione di tutte le persone coinvolte  ma a suo modo, ha rappresentato il pretesto ed il retroscena in cui si sono misurati – sui social – da un lato gli amministratori e dall’altro, i cittadini.

E’ evidente che si tratti di una questione che, oggettivamente, ha un’importanza marginale soprattutto nel contesto particolarmente delicato che sta attraversando il nostro Comune, ma è pur vero che, a volte, le capacità si misurano anche sulle piccole cose e che per qualcuno quella panchina è tutto fuorché una cosa di poco conto.

Di certo, si resta sempre un po’ amareggiati quando, proprio sui social network, si assiste ai botta e risposta tra i cittadini ed i politici soprattutto quando questi ultimi si lasciano andare a commenti e risposte non propriamente “istituzionali”.

L’amministrazione comunale, soprattutto quando si tratta di questioni marginali, deve avere la capacità di arginare questi atteggiamenti anzi meglio, di impedirli, con azioni che devono anticipare  malcontento e critiche e in ogni caso, non dovrebbe mai perdere di vista la sua alta vocazione.

E’ proprio su questa considerazione che si innesta l’analisi di un’altra vicenda politica appena trascorsa che riguarda l’amministrazione del Teatro Marrucino e lo svolgimento della Commissione consiliare in cui si è parlato, a quanto pare, di linee programmatiche.

A dire il vero ad oggi non si sa nulla di certo sul futuro di questa importantissima istituzione cittadina, soprattutto non si sa nulla della soluzione all’annoso problema dei finanziamenti, soprattutto quelli regionali che di anno in anno vengono dapprima promessi, poi ridimensionati, poi ritardati ed infine, ma solo dopo lungo penare, finalmente erogati poco prima che sia troppo tardi.

Eppure al Teatro basterebbe poco per evitare di ritrovarsi alle prese con problemi di natura amministrativo-gestionale.

Sarebbe sufficiente comprendere una cosa fondamentale; semplice ma allo stesso tempo vitale: il Teatro ha  bisogno di poter programmare la sua attività, soprattutto quella legata alle produzioni, con largo anticipo.

Proprio per questo deve poter contare sulla disponibilità certa e puntuale dei finanziamenti, sia quelli erogati dal Comune, sia quelli erogati dalla Regione.

Se non si comprende questo semplice passaggio, se non si attiva subito un dialogo politico serio e costruttivo su questo aspetto, non ci possono essere linee programmatiche degne di tal nome a meno di voler celebrare i matrimoni con “pizza e fichi”.

Se al teatro non verranno garantiti ed erogati fondi certi e puntuali, ci ritroveremo nuovamente a fare i conti con un’istituzione che, suo malgrado, annaspa e fatica, che non riesce – se non con ritardi che si riflettono inevitabilmente sulla credibilità dell’istituzione stessa e sulla città che rappresenta – ad onorare i pagamenti, che non è in grado di incidere come vorrebbe e come potrebbe sulla qualità delle produzioni.

Ci ritroveremo, come ogni anno, a dover ringraziare il politico di turno che appare come il salvatore della Patria solo perché è miracolosamente riuscito a far arrivare i soldi che qualcun altro aveva promesso l’anno precedente.

Ecco allora che il parallelo tra il Marrucino e la panchina prende forma: entrambi hanno bisogno che la politica sia esercitata con serietà, con capacità e dedizione, nei luoghi istituzionali e non solo sui social network.

 

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