“Le bugie sul piano di riequilibrio hanno le gambe corte e tuteleremo l’immagine dell’Ente nelle sedi opportune, perché non è consentito a nessuno attribuire la commissione di fatti costituenti reato al solo fine di creare confusione e screditare chi oggi amministra. Chi ha grandi responsabilità per i 78 milioni di debiti del Comune di Chieti smetta di confondere la città”. Annunciano denunce i capigruppo di maggioranza in Consiglio comunale a Chieti di Pd, Chieti per Chieti, Chi ama Chieti, Chieti c’è, Movimento 5 Stelle, La sinistra con Diego, Lista Ferrara sindaco. “Per questa ragione di certo non possiamo accettare lezioni dai cattivi maestri: sia perché lezioni non può dare chi è rimasto inerte o, peggio, continua a minimizzare l’imponente esposizione debitoria del Comune di cui è stato guida; né tantomeno esempio può essere chi, fino alla vigilia del voto, ha aggiunto altri carichi al debito, salvo poi astenersi dal votare in Consiglio il rendiconto prodotto quando era ancora classe dirigente e tutti gli atti amministrativi relativi al tentativo di riappianare l’imponente situazione debitoria del Comune, che l’Amministrazione Ferrara affronta oggi attraverso il piano – si legge in una nota dei capigruppo. Negano la bontà della manovra di riequilibrio, cercando, per l’ennesima volta, di mettere la polvere sotto il tappeto, com’è accaduto negli ultimi dieci anni. Vero è che lo stato di salute dei conti comunali è affiorato solo grazie ad un’operazione estrema di conoscenza e trasparenza avviata dall’Amministrazione Ferrara e culminata nel piano di riequilibrio che falso di certo non è, cosa che non siamo in grado di poter dire circa la situazione rappresentataci per dieci anni da chi ci ha preceduto e su cui andremo a fondo con tutti gli strumenti che avremo a disposizione per capire come sia potuta crescere fino a questo punto. Ci meraviglia non poco leggere le accuse di chi poteva avviare prima un piano e non lo ha fatto, pur avendo responsabilità e coscienza sullo stato dei conti dell’Ente, avendo fatto parte di Giunte e vita amministrativa negli ultimi 15 anni e ben sapendo che due erano le strade percorribili: un nuovo dissesto, oppure il piano di riequilibrio. Dicessero piuttosto perché non hanno agito, nonostante pure le tante avvisaglie, anche ufficiali, avute fino a pochi mesi dalla fine del mandato: quella del dirigente della ragioneria che reclamava iniziative all’inizio del 2020, i ripetuti allarmi dei revisori dei conti, le tante prese di posizione dell’allora minoranza. Tutti questi appelli sono rimasti inascoltati. Forse perché era impopolare risollevare la città mettendo mano ai conti. Forse perché, avranno pensato, siccome mentire ha funzionato a lungo, avrebbero potuto continuare a farlo. Se la città non li avesse mandati a casa”.
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