Chi è Luigi Febo
55 anni, sposato e padre di un figlio, laureato in Architettura presso l’Università G. D’Annunzio Chieti-Pescara. E’ stato assessore ai Lavori Pubblici nella giunta Ricci, nel PD dalle origini, attuale componente dell’Assemblea Nazionale del PD. Con la sua lista di Chieti per Chieti, ha sostenuto Diego Ferrara nelle ultime elezioni amministrative. Oggi è Presidente del Consiglio Comunale di Chieti, un ruolo di ampio respiro sociale, culturale e inclusivo che gli permette di essere aperto al dialogo e al confronto. Ama definirsi un politico “tra la gente” che guarda alla cittadinanza come punto di riferimento costante.
Lei 5 anni fa venne battuto da Di Primio al ballottaggio, Ferrara invece ha sconfitto al ballottaggio Di Stefano. A Suo modo di vedere Ferrara è stato più bravo o più fortunato?
Le condizioni sono cambiate. In questa competizione elettorale siamo riusciti a proporre un’alleanza importante che cinque anni fa è mancata.
Ma non Le rode vedere Ferrara Sindaco pensando che al Suo posto ci sarebbe potuto trovare Lei?
Assolutamente no perché ho maturato l’idea che ognuno di noi deve lavorare per cercare di dare uno slancio alla città. Per me l’importante è fare squadra e Diego Ferrara, in questo momento, rappresenta la sintesi di un’idea politica nuova per la città.
Il centrosinistra è tornato a governare la città dopo 10 anni e lo ha fatto senza nemmeno sforzarsi poi tanto, vista la percentuale in termini elettorali molto bassa che è riuscito a racimolare. Ricordiamo la coalizione guidata da Ferrara, al primo turno si è assestata al 17,1% con voti di lista così distribuiti: la “Lista Ferrara Sindaco” il 2,7%, “La Sinistra Con Diego” 3,6%, la lista “Chieti Per Chieti” il 4,6% e il Partito Democratico appena il 6,2%. Non Le sembra un paradosso vincere e, di conseguenza, governare con appena il 17,1%?
Assolutamente no perché il sistema elettorale basato sul doppio turno ha proprio questa caratteristica. Al primo turno sono i candidati a portare i voti al partito, mentre al secondo turno vince l’idea di progetto per la città. Diego Ferrara al ballottaggio è risultato vincente perché ha saputo trasmettere ai cittadini l’idea di una nuova Chieti ancorata sulla progettualità.
Ci spiega perché ha preferito assumere l’incarico di Presidente del Consiglio Comunale, figura prettamente istituzionale, anziché quello di Assessore che è Le avrebbe permesso d’incidere sulle scelte dell’amministrazione?
Perché penso che far parte di squadra ti proietta in una dimensione che esula dalle aspettative personali. Sono state fatte delle scelte nella composizione della giunta che risulta di ottima qualità, ma per dare il proprio contributo alla città non necessariamente bisogna essere componente dell’Organo Esecutivo.
I maligni però sostengono che Ferrara, consapevole di avere una maggioranza molto disomogenea, l’abbia voluto presidente del Consiglio per tenere a bada i consiglieri ribelli e capricciosi dei quali, evidentemente si fida poco. È così?
Assolutamente no. La maggioranza è disomogenea solo per composizione in quanto rappresentativa di più forze politiche, ma assolutamente omogenea rispetto al progetto di governo sottoscritto.
Il dopo Di Primio La preoccupa o La vive come una sfida?
Più che viverla come sfida ci teniamo a far bene per non deludere i cittadini che hanno riposto in noi tanta fiducia. La città, purtroppo, è reduce da una gestione totalmente fallimentare e questo impegna moralmente tutti noi a dare il massimo per un cambio di passo che, a questo punto, diventa assolutamente necessario. Di Primio ci ha lasciato in eredità una Chieti con una popolazione residente in forte calo, una immagine di città capoluogo con funzioni sempre più ridotte e in marcata sofferenza economica e tanti temi di primaria importanza non affrontati, come ad esempio il ruolo di Chieti nell’area metropolitana Chieti-Pescara. Ma i problemi lasciati dalla precedente amministrazione sono davvero tanti ed un eventuale elenco sarebbe lunghissimo.
La situazione economica del comune è per Lei un fardello così pesante da rischiare di “ingessare” completamente e irrimediabilmente l’attività della nuova amministrazione per l’intero quinquennio?
Siamo ancora in fase di analisi quindi non sappiamo ancora la cifra reale che va a determinare la portata della sofferenza economica dell’Ente. Se la situazione dovesse rimanere quella fotografata nella delibera del 29 di dicembre, probabilmente entro un paio di anni potremmo ripartire. La cosa invece che mi preoccupa di più è che negli ultimi anni al Comune di Chieti non c’è stato il necessario ricambio numerico per quanto concerne le risorse umane a disposizione, tanto che oggi, a fronte di una pianta organica che prevede più di 400 impiegati, sono in servizio poco più di 200 unità.
Lei nella precedente consiliatura è stato seduto nei banchi dell’opposizione avendo, di conseguenza, tutti gli strumenti per controllare l’attività messa in atto dall’amministrazione Di Primio. Perché oggi si meraviglia tanto dei debiti che avente trovato? In altre parole che cosa Le è sfuggito nel controllo?
Come consigliere di minoranza non ho mai fatto mancare la dovuta attenzione e il necessario controllo all’attività amministrativa portata avanti dal sindaco Di Primio e dalle società partecipate. Chi ha seguito negli ultimi dieci anni la politica locale sa bene che sempre denunciato la crisi di governance del centrodestra, soprattutto per quanto concerne la gestione finanziaria, evidenziando come il continuo ricorso all’anticipazione di cassa da parte dell’Ente fosse solo uno strumento di convenienza del momento per non affrontare di petto la grave situazione economica, che era evidente e sotto gli occhi di tutti. Si sarebbe potuta fare un’operazione verità sui conti quando c’è stata l’armonizzazione con il ricalcolo dei residui per un valore di circa 30 milioni di euro, ma non c’è stata volontà e si è persa così l’occasione per tracciare la strada del risanamento dell’Ente.
Il predissesto, secondo Lei, è davvero la soluzione a tutti i problemi economici del comune?
Purtroppo non ci sono alternative. Non è una scelta ma una presa di coscienza. Ci troviamo in una situazione economica a dir poco pesante, con milioni di euro di debiti accertati e con creditori che continuano a bussare alla porta. Per questo si sta lavorando per il piano degli equilibri che è quello che fa mantenere fede all’Ente verso i creditori e che permette di evitare il dissesto.
Questa Amministrazione saprà fare meglio di quella passata?
Ci stiamo mettendo tanto impegno per fare meglio.
È pronto a scommetterci?
Sicuramente sì.
Luigi Febo sarà mai sindaco di Chieti?
È poco importante se Luigi Febo nel futuro sarà o non è sindaco di Chieti. L’importante è che Chieti torni ad essere la città che era tanti anni fa, cioè la città capoluogo di provincia capace di attrarre risorse e turisti.

