
Settembre. Il mese per eccellenza della “ripartenza”, della riorganizzazione delle varie attività; scuola, lavoro, pratiche sportive e raccolto agricolo. Infatti nel calendario rivoluzionario francese chiamavano tale mese vendémiaire, momento cruciale della vendemmiata.
Spesso durante questi periodi si affrontano le “novità” con tensione, con ansia, insomma con i nervi tesi. Proprio questi ultimi vengono fatti oggetto di numerose fonti di stress psico-fisico, mettendo a dura prova il sistema neuro-muscolare. Conseguenze comuni? Le terribili contratture.
I nostri scienziati conterranei, fin dalle epoche più lontane, si sono occupati dello studio del sistema nervoso ma solo alla fine dell’800 inizi ‘900, lo studio delle cellule nervose e in particolar modo dei nervi periferici vede il suo albore, o meglio, si chiarifica la struttura e soprattutto l’anatomia dei neuroni, grazie a Camillo Golgi (1843-1923), premio Nobel nel 1906 proprio per lo studio della fine anatomia del sistema nervoso, della sua struttura, perché, come ci spiega il Golgi, la funzione dei nervi e dell’intero tessuto è stata sempre più chiara, tuttavia non rispondeva ad una precisa struttura anatomica.
Il concetto è che non possiamo comprendere solo la funzione o meglio se una funzione di un determinato organo e/o tessuto è nota in letteratura non si può non avere la definizione della struttura stessa che espleta quella medesima funzione. Questo è stato il motore trainante delle ricerche di Camillo Golgi.
Un grande scienziato che si è avvalso di un potente strumento, quale il microscopio, che in quegli anni vedeva il primo splendore tecnico moderno (ricordo che i primi esemplari li abbiamo visti già alla metà/ fine seicento grazie allo scienziato olandese Antoni van Leeuwenhoek).
Egli stesso soleva dire: “il buon preparato che rappresenta miniera.” Proprio a sottolineare quanto fosse importante per un’attività scientifica di ricerca e di osservazione il materiale “anatomico” da esaminare al potente strumento microscopio.
Il Golgi ci parla di prolungamenti protoplasmatici, del cilinder-axis e dei fini filamenti nervosi che arrivano sino alle zone più terminali e recondite del nostro corpo. Tali termini scientifici e altrettanto ostici tendono appunto a sottolineare il focus di attenzione sulla struttura dei nervi, a giustificarne le funzioni già conosciute, descritte e sistemate dai predecessori dello scienziato bresciano.
Golgi sarà il primo neuroscienziato della storia ad utilizzare diversi reagenti di colorazione delle cellule (celebre è la reazione nera di Golgi, l’unione di nitrato d’argento con bicromato di potassio) così da poter indagare a fondo le ramificazioni sia dei dendriti sia del cilinder-axis, ossia il cosiddetto assone. Grazie a lui viene confutata la teoria di Otto Karl Deiters, neurologo tedesco di fama mondiale per aver descritto per primo il nervo come un “cilindro di assi”, descrisse i dendriti, tuttavia si fermò a dichiarare che le ramificazioni nervose fossero possibili solo a livello del dendrite (il cosiddetto prolungamento protoplasmatico) e non dell’assone; esimio studioso del cervello e del midollo spinale.
Un nervo è costituito dal soma o corpo cellulare ove all’interno vi è il nucleo e tutta la vita metabolica del neurone e da due prolungamenti, uno afferente ossia il dendrite e uno efferente ovvero l’assone. Il primo raccoglie i dati il secondo trasporta in periferia.
E a cavallo tra Ottocento e Novecento si è vissuto un periodo storico ricco di avvenimenti scientifici, soprattutto per quanto concerne la neuroanatomia e la relativa neurofisiologia. Siamo nel periodo della controversia tra il reticolarismo e il neuronismo, ossia tra gli scienziati sostenitori della teoria reticolare (con a capo appunto il Golgi, preceduto dal Flourens e dal Deiters) e gli scienziati sostenitori della teoria neuronale (Ramon y Cajal e Wilhelm Waldeyer).
Bisogna comprendere che il sistema nervoso è l’unione di entrambe le visioni scientifiche, poiché Golgi sosteneva che è tutto interconnesso da una rete comunicante, come un telegrafo, che passa informazioni per tutta il reticolo di collegamento, intesa dunque come un’azione di massa del cervello (percezioni, motricità, sensibilità elaborate tutte insieme). Tra il 1865 e il 1867 von Kolliker, coadiuvato da Deiters e Flourens, misero a punto questo sistema interconnesso reticolare, sistemato e definito poi dalle scoperte di Golgi.
Tuttavia dovette condividere il premio Nobel con lo spagnolo Cajal (Nobel alla Medicina 1906), sostenitore della dottrina neuronale, il quale attraverso minuziose osservazioni al microscopio elettronico individuò che nonostante le fitte interconnessioni la cellula nervosa è autonoma e indipendente nello svolgimento di determinate funzioni. Nasce il termine neurone, grazie anche a Waldeyer, direttore dell’Istituto di anatomia di Berlino il quale folgorato dagli studi del Cajal, redasse un’opera in sei volumi in cui riportava tutta la teoria neuronale, la discontinuità delle arborizzazioni delle terminazioni nervose, i ruolo dei dendriti nel trasportare il segnale elettrico verso il centro del neurone e, di contro, l’assone che trasporta invece il segnale dalla cellula alla periferia, verso gli altri neuroni contigui (relazione di contiguità).
Grazie a Charles Scott Sherrington verrà coniato il termine sinapsi, ossia lo spazio di connessione tra una cella nervosa e l’altra (Wilhelm His già aveva individuato che due cellule nervose non è necessario che si tocchino per trasferirsi il segnale).
Insomma i nostri nervi e le nostre cellule nervose sono uno dei sistemi del corpo umano più fitto e intrigato, miliardi di cellule che si scambiano continuamente informazioni elettro-chimiche senza soluzione di continuità.
L’esempio più comune è il nervo sciatico, il più grande e lungo del corpo umano, il quale più spesso che mai, viene fatto oggetto di flogosi acute e croniche davvero fastidiose; questo ci fa capire come le informazioni veicolate dal nervo (gli impulsi vengono trasmessi attraverso vescicole neuronali; un nervo può trasportare sia stimoli motori sia stimoli sensitivi, come caldo, freddo, dolore e sensibilità tattile) siano fondamentali alla salute del nostro sistema. Una nevrite genera disordini non indifferenti, quali disestesie percettive e deficit motori, che nel caso del nervo sciatico si trasformano in zoppie e dolenzie di un intero arto inferiore.
Personalmente porgo l’attenzione del lettore a sottolineare, con un bel evidenziatore colorato, l’importanza della storia della Medicina, la quale insegna sempre, come nel campo delle neuroscienze, che niente è più vero della traccia, delle scoperte e del vissuto che ci hanno lasciato i grandi protagonisti della Scienza, la quale come al solito ha le fondamenta costruite e consolidate dagli autori italiani, patriottici e fieri di portare i nostri colori sui tavoli scientifici mondiali.
È il caso di dire “Omnibus nervis”, ossia difendiamoci sempre, con i muscoli, con tutte le nostre forze.
Al prossimo articolo, curioso, bizzarro financo particolare.
Dr MARCO STRONA
