Vengerov e Pletnëv al Teatro Marrucino: l’emozione della prima mondiale tra le due leggende della musica internazionale

The Gran Duo. Sabato sera la famosa sonata schubertiana ha dispiegato tutta la sua potenza e bellezza, non solo scaldando i cuori degli spettatori, accorsi numerosissimi, ma soprattutto designando alla perfezione l’evento insolito che ha posto il Teatro Marrucino sotto i riflettori mondiali, e scrivendo un nuovo capitolo storico dell’ateneo artistico teatino. L’incontro tra Maxim Vengerov e Michail Pletnëv, per la prima volta insieme sul palcoscenico, ha dato vita ad un concerto che definire magistrale appare quasi riduttivo. La fusione artistica ed emotiva dei due più grandi interpreti della scena musicale mondiale, nutritasi del continuo contrasto tra luce e buio, dolcezza e drammaticità, tra la piena simbiosi e la tensione tra i due strumenti, ha tenuto costantemente in sospeso un pubblico rapito, nuovamente partecipe dell’anima più autentica sprigionata da alcune delle pagine più intense del repertorio classico musicale, sapientemente riportata alla luce dalla profonda sensibilità dei Maestri.

Da Mozart a Schubert, da Shor a Beethoven, fino a Cajkovskij, nulla sembra poter scalfire la calma perfetta di Vengerov: la sua esecuzione possiede la naturalezza di una perfezione tecnica che non ostenta se stessa, ma ne sprigiona la massima ricchezza timbrica adornata di grazia e morbidezza. Il celebre virtuosismo del Maestro passa quasi in secondo piano di fronte alla sua simbiosi con lo strumento e con lo spirito più autentico del compositore, nella sua ardente volontà di restituirne l’anima più profonda, ponendosi dunque come un perfetto esecutore della grandezza dei brani e testimone della bellezza profonda di uno strumento tanto amato.

Il pianista Pletnëv, dal canto suo, si conferma degno del suo eccellente compagno quanto della sua fama leggendaria. Il suo pianoforte, dalle tinte contemplative e quasi chiaroscurali, trova nel repertorio proposto un terreno ideale, esplorando e restituendo con eleganza e profondità quella dicotomia intrinseca ai brani eseguiti, che dalla purezza malinconica e sognante della Sonata in Mi minore KV 304 di Mozart, passa alle tinte quasi virtuosistiche della Sonata in la maggiore D 574 di Schubert, approdando al dolce tormento della Sonata n. 1 di Alexey Shor, vero ponte tra i brani e particolarmente amata anche da Vengerov, per concludere con la “Primavera” di Beethoven (Sonata n. 5 op. 24) serena ma permeata da momenti di particolare tensione tra i due strumenti, e con una meravigliosa pagina di Čajkovskij, Souvenir d’un lieu cher, op. 42, a tratti drammatica e luminosa.

E in quest’occasione la naturale emozione del Direttore artistico, il M° Giuliano Mazzoccante, si è trasformata in un qualcosa di più profondo e sentito: una commozione quasi silenziosa, che al termine della prolungata ovazione entusiastica del pubblico, gratificata dall’esecuzione dei bis finali (il Preludio di D. Shostakovich e la Marche miniature viennoise di F. Kleisler) da parte dei due eccelsi artisti, ha pervaso gli spettatori, rapiti dalla bellezza e dalla perfezione che hanno consacrato l’incessante lavoro della Deputazione Teatrale nell’elevare sempre di più il Teatro Marrucino ai livelli di eccellenza dei più grandi atenei internazionali.

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