In una campagna elettorale che si avvicina al ballottaggio e dove ogni presenza pesa quanto un endorsement, a far discutere nelle ultime ore non sono stati soltanto i contenuti dei comizi di Giovanni Legnini in Piazza Vico e di Cristiano Sicari a Piazzale Marconi, ma anche alcuni incontri avvenuti lontano dai palchi.
Lungo Corso Marrucino e a ridosso di Piazza Vico, luogo scelto per il comizio di Giovanni Legnini, diversi presenti avrebbero notato l’onorevole Luciano D’Alfonso, ex presidente della Regione e storico protagonista della politica abruzzese. Il politico pescarese e’ stato visto dialogare a lungo con Legnini e alcuni candidati e rappresentanti delle liste che lo sostengono, in conversazioni che non sono sfuggite agli osservatori più attenti.
Fin qui nulla di straordinario. Se non fosse che D’Alfonso è da sempre associato al progetto della cosiddetta “Grande Pescara”, un disegno amministrativo che, secondo i suoi critici, rischierebbe di mettere in secondo piano la città di Chieti o quantomeno di ridimensionarne il peso politico e istituzionale all’interno dell’area metropolitana Chieti-Pescara. Una prospettiva che torna inevitabilmente sullo sfondo proprio mentre Chieti si appresta a scegliere il proprio sindaco.
Coincidenza o semplice presenza istituzionale? La domanda ha iniziato a circolare tra i presenti già durante la serata. Del resto, in politica le apparizioni pubbliche raramente sono casuali, soprattutto quando avvengono a pochi giorni da un appuntamento elettorale decisivo. E se da una parte non sono arrivate dichiarazioni ufficiali sul significato della presenza dell’ex governatore, dall’altra c’è chi legge quell’immagine come il segnale di un interesse che va oltre il perimetro comunale.
I bene informati invitano alla prudenza, ma il retroscena continua ad alimentare il dibattito. Perché vedere uno dei principali sostenitori del progetto della Grande Pescara confrontarsi con Legnini e alcuni esponenti della sua coalizione proprio nel cuore della campagna per il ballottaggio è un dettaglio che difficilmente passa inosservato. E in una partita che si gioca anche sui simboli e sui messaggi non dichiarati, ogni fotografia può raccontare molto più di quanto venga detto dal palco.

