Fa tappa anche in Abruzzo il percorso promosso da Associazione Italiana Sclerosi Multipla per costruire l’Agenda 2030 dedicata alla sclerosi multipla e alle patologie correlate. Un ciclo di incontri che attraversa l’Italia con un obiettivo preciso: ascoltare direttamente dai territori bisogni, criticità e proposte di chi vive ogni giorno la malattia.
In regione sono oltre 3.000 le persone affette da sclerosi multipla, una patologia cronica e complessa che richiede assistenza continuativa, servizi integrati e un supporto costante. Tuttavia, soprattutto nelle aree più periferiche, l’accesso a riabilitazione, sostegno psicologico e servizi socio-sanitari resta spesso difficoltoso.
I dati del Barometro SM 2025 confermano un quadro ancora critico: il 78% delle persone con sclerosi multipla in Italia segnala almeno un bisogno insoddisfatto, mentre oltre 14.000 rientrano nella categoria degli “Hard to Reach”, ovvero coloro che il sistema sanitario e sociale fatica a intercettare.
È proprio da queste evidenze che nasce l’iniziativa di AISM, un percorso strutturato di ascolto già avviato in diverse città italiane e ora approdato a Pescara. L’obiettivo è raccogliere esperienze e indicazioni concrete che confluiranno nell’Agenda 2030, il documento strategico che l’associazione presenterà alle istituzioni il prossimo 30 maggio, in occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla.
L’appuntamento è fissato per sabato 9 maggio alle ore 10.00, presso la Sala Convegni del Centro Adriatico Fondazione Paolo Sesto, sul lungomare Papa Giovanni XXIII. L’incontro è aperto a persone con sclerosi multipla e patologie correlate – come neuromielite ottica e MOGAD – ma anche a familiari, caregiver, operatori, volontari e cittadini interessati.
“Anche in Abruzzo l’associazione è pronta ad ascoltare le persone e capire dove il sistema funziona e dove servono interventi più incisivi e mirati. L’Agenda 2030 deve nascere dall’esperienza concreta di chi vive ogni giorno la malattia”, ha dichiarato Marianna Cianciarulo.
Non un semplice ciclo di convegni, ma un processo partecipativo che punta a trasformare le esigenze delle comunità in azioni concrete, capaci di orientare le politiche e i servizi nei prossimi cinque anni.
La partecipazione è libera, con invito aperto a chiunque voglia contribuire con la propria esperienza o proposta.
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