Un campanello, un segreto e una coscienza in crisi: “Il Padrone” al Marrucino

Prosegue, con grandissimo successo di pubblico, la rassegna di Teatro Amatoriale Premio Marrucino 2026, che sul palco del celebre teatro teatino offre ai tanti spettatori e appassionati del genere pièce teatrali ironiche e brillanti, con un’attenzione particolare alla valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale, e trascendendo anche i propri confini regionali. Ed infatti, nuova ospite del Marrucino è stata, venerdì sera, la compagnia amatoriale “Teatro Nuovo” di Valmontone (RM), i cui talentuosi attori Luciano Fontana, Gaetana Carta e Mario Girardi, hanno messo in scena “Il Padrone”, una storia comica e drammatica al tempo stesso, ambientata nel secondo dopoguerra, per la regia dello stesso Fontana.

Protagonisti una coppia di coniugi, Marcello e Immacolata, apparentemente appartenenti alla buona borghesia romana ma ex servitori di un uomo ebreo ormai scomparso dopo l’internamento nei campi di concentramento nazisti. Ma al contrario di ciò che si può pensare, pesa l’assenza del padrone, in quanto i protagonisti vivono nel timore che possa ritornare da un momento all’altro e riprendersi tutto ciò che è suo, ristabilendo la gerarchia e infrangendo il loro “sogno”, prolungato ormai per troppi anni fino a dare loro l’impressione che fosse ormai solida realtà. Immacolata, dunque, decisa a stabilire la sua posizione, è disposta anche ad uccidere l’uomo, che ormai sembra essere tornato, convincendo il marito, ancora fedele al ricordo del padrone e conscio del suo ruolo, e l’amico a mettere in atto il delitto non appena suonerà il campanello…

La commedia, scritta da Giovanni Clementi e ormai molto nota nel panorama teatrale, pur nella semplicità del cast che comprende solo tre personaggi, di cui due protagonisti principali, porta sulla scena tutto il cinismo e la durezza dell’essere umano celati dietro alla rispettabilità borghese e familiare. Giovanni e Immacolata, una coppia apparentemente consolidata e ben inserita nella propria fascia sociale, man mano mostrano le loro incrinature e la vera provenienza della loro condizione: un italiano apparentemente perfetto che man mano mostra una venatura romanesca sempre più marcata e di stampo popolare; un rapporto di disistima, in particolare con i continui tentativi da parte della signora di denigrare il marito anche davanti alle altre persone, e soprattutto la grettezza di Immacolata, che non rimpiange il suo passato né risulta pentita di aver conquistato la sua ricchezza in maniera disonesta, ma anzi spinge anche il marito a commettere un omicidio pur di non perdere il suo tenore di vita. Non c’è spazio per il ricordo e la nostalgia, per la fedeltà e l’onestà: la memoria è un qualcosa di tragico e doloroso, che pur nei momenti positivi evocati non può essere riproposta nella realtà, ma eliminata a favore di un cambiamento apparentemente in positivo, materialmente ricco ma irrimediabilmente povero nell’anima dei protagonisti.

L’improvviso ritorno del passato, che fa da sfondo alla commedia, opera una graduale perdita della sicurezza e della risolutezza di Immacolata, in una crescente destabilizzazione dei personaggi, che stemperata dal carattere volitivo e verace della protagonista e dalla presenza dell’amico divenuto complice, rende la commedia tragicomica offrendo un quadro amaro in cui il vero conflitto non è tra i personaggi, ma all’interno delle loro coscienze, e in cui la vera perdita non è quella dei beni, ma dell’integrità e dell’umanità.

La compagnia “Teatro Nuovo” di Valmontone brilla per l’eccezionale talento degli attori e la profondità dei temi trattati, impreziosendo la rassegna di teatro amatoriale “Premio Marrucino 2026” del patrimonio linguistico e culturale romano, e contribuendo a renderla un crocevia vivo di teatro, lingua e identità culturale.

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