Prosegue la stagione di prosa 2025 del Teatro Marrucino con un’eccezionale partecipazione di pubblico per la celebre opera di Luigi Pirandello Così è (se vi pare), andata in scena venerdì 18 gennaio, per la regia di Geppy Gleijeses e la straordinaria partecipazione di Milena Vukotic, Pino Micol e Gianluca Ferrato quali protagonisti principali. L’opera teatrale, composta nel 1917 (e successivamente revisionata nel 1925), e diffusasi nel giro di un decennio non solo in Italia ma in tutta Europa, può essere considerata uno dei capisaldi dell’opera di Pirandello, non solo per la sua bellezza ma soprattutto in quanto manifesto del suo relativismo, e della critica dell’autore verso un mondo borghese ridicolo e inconsistente nella sua struttura, e per questo da lui costantemente rifuggito.
Una storia semplice e paradossale al tempo stesso, in grado però di appassionare un pubblico attento e impressionato, completamente immedesimato in una vicenda che vede gli abitanti di una cittadina intenti nel cercare di scoprire perché il signor Ponza tenga relegata sua moglie nel suo alloggio in periferia, e perché sua suocera, la signora Frola, non possa vederla se non da lontano. L’uomo afferma che Frola sia la madre della sua prima moglie, morta in un terremoto, e che impazzita per il terribile lutto continui a credere che l’attuale e seconda moglie del genero sia sua figlia ancora viva. A sua volta la signora Frola sostiene che sia pazzo il genero, e che la donna rinchiusa in casa sia sua figlia che si finge una seconda moglie per assecondare il marito. Tra indiscrezioni e pettegolezzi che sconfinano nella crudeltà da parte di tutti i personaggi coinvolti, il dramma si chiude con l’arrivo in scena della signora Ponza velata, che potrebbe finalmente svelare l’enigma, eppure… con la frase “Io sono colei che mi si crede”, “e per me nessuna! nessuna!”, riconduce tutti i personaggi e gli spettatori ad una verità labile ed ambigua, la sola che in quanto “verità” può riportare la pace, ma che al tempo stesso si conferma emblema del mondo contemporaneo ormai completamente frantumato e spersonalizzato qual è quello in cui Pirandello vive ed opera, e che lui sa descrivere con tragico umorismo e con impressionante lucidità.
Riproporre un classico del repertorio teatrale, seppur sempre attuale, comporta una sfida da parte della regia nel voler dare un allestimento diverso o una chiave di lettura particolare dell’opera, senza però tradirne il messaggio originario. Un rischio neanche minimamente sfiorato dalla regista, grazie ad un allestimento scenografico assolutamente essenziale ma al tempo stesso “pirandelliano”, con la dominante e costante presenza di specchi che riflettono i personaggi rivelandone la meschinità, e al tempo stesso simbolo di una realtà solo illusoria, frantumata, multiforme, priva di una prospettiva privilegiata dalla quale osservarla e diversa agli occhi di ognuno di noi. Ma nel riproporre in tutta la sua forza e profondità il cuore del pensiero dell’autore, la regista si è dimostrata una brillante innovatrice nell’aprire la scena con piccoli ologrammi tridimensionali alti 50 cm, che rappresentano i personaggi della commedia intenti nello scoprire la verità, in tutta la loro piccolezza e mediocrità. Personaggi che pur tuttavia tornano umani, almeno nelle fattezze, con l’arrivo in scena del dolore e dell’amore di una madre, Frola, la cui descrizione da parte di Pirandello quale “vecchina linda, modesta, affabilissima, con una grande tristezza negli occhi, ma attenuata da un costante dolce sorriso sulle labbra” si concretizza quasi come fosse reale nella presenza e nell’intensa recitazione di una superba Milena Vukotic, che riesce a commuovere gli spettatori donando potenza espressiva al suo personaggio, e mostrando tutta la tragicità di fondo insita nella storia. Un completo immedesimarsi che è stato reso possibile anche grazie a Pino Micol, brillante interprete di Laudisi, unico assertore dell’inesistenza della verità, al talentuoso Gianluca Ferrato, interprete del signor Ponza, e agli interpreti del Coro (Luchino Giordana, Armando De Ceccon, Maria Rosaria Carli, Giorgia Conteduca, Antonio Sarasso, Stefania Barca, Walter Cerrotta, Vicky Catalano, Giulia Paoletti), sicuramente più umani e partecipi della tragedia di quanto non lo siano effettivamente quelli pirandelliani, in particolare le donne, unite dalla curiosità e dall’interesse per il pettegolezzo a tal punto dal risultare nell’opera quasi indistinguibili, ma che nella rappresentazione riescono a lasciar intravedere comunque una partecipazione emotiva al dolore della protagonista e alla tragicità di fondo che permea la storia. Una messinscena impreziosita infine di un sottofondo musicale ad opera di Theo Teardo, che, ora dolce e riflessivo, ora martellante per esprimere la concitazione e l’agitazione dei personaggi nei tentativi di sciogliere il mistero, ora dolce e solenne all’arrivo della signora Ponza, completa la rappresentazione esprimendo gli stati d’animo dei personaggi sulla scena e trascinando completamente gli spettatori in un dramma, che nella sua novità e modernità riporta nuovamente sulla scena in tutta la sua purezza il genio e la profondità di uno degli esponenti più celebri della letteratura e della storia italiane.
L’eccezionale connubio di dimensioni letterarie, drammatiche, musicali, con la presenza di alcuni tra i più grandi interpreti del teatro italiano, conferma anche quest’anno un’offerta degna della storia del Teatro Marrucino, quale luogo culturale d’eccellenza in cui potersi costantemente confrontare con la ricchezza e la profondità del patrimonio artistico italiano e internazionale.
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