(F.Z.) Ci sono due Simone tra i pali del Chieti: Mercorelli e Servalli. Si alternano in base ai tre under (Servalli è uno di questi) da schierare in partita. Oggi nella consueta intervista del mercoledì parola a Simone Mercorelli, 23 anni, ascolano (e “ultrà bianconero”). Bravo in campo (la promozione in C del Pineto, da dove arriva, è stata anche opera sua nel 2022/23, sempre presente), fuori parla come un libro stampato, maturo, corretto, fluido nell’esporre le proprie idee, è studente della Facoltà di Lettere, indirizzo Beni Culturali: “Dopo il calcio vorrei diventare insegnante di storia o di storia dell’arte, un giocatore in serie D e anche in C non è che guadagni molto, è sempre utile avere il pezzo di carta da mettere da parte per il futuro. E poi un calciatore ha tanto tempo libero, impiegarlo bene la considero una scelta intelligente”.
Il Chieti, le perplessità iniziali, il momento attuale, le prospettive, il rapporto con Servalli. Sentiamolo. “Alla vigilia della partenza per il ritiro di Chianciano ho guardato negli occhi il mio amico Forgione, ci conosciamo da tempo. Gli ho chiesto: Cosimo, dove sono capitato? Tranquillo, si aggiungerà tutto, la sua risposta. Non solo eravamo un ristretto numero di giocatori, davvero pochi, ma c’era tutto, proprio tutto da organizzare. Poi si sono aggiunti gli altri e piano piano l’organico è stato completato e anche la situazione in generale è migliorata. Già qualche passo avanti c’era stato con Ferro, poi è arrivata la nuova proprietà e le cose sono cambiate da così a così. Credevo comunque che la stagione sarebbe stata di assestamento, obiettivo i playoff, ora invece si pensa al bersaglio grosso, ma al momento non è un assillo. La voglia di promozione c’è, io voglio tornare in C come lo vogliono tanti miei compagni. Quando vedo le loro facce, gli sguardi, capisco qual è il nostro comune desiderio. Ma la classifica adesso non la guardo, la guarderò a dicembre, allora tutti potranno individuare l’obiettivo finale cui poter puntare. Le posizioni odierne non sono sufficientemente indicative. Se c’è competizione con Servalli? Io vengo pagato per lavorare tutta la settimana e non tocca a me discutere le scelte tecniche che vengono fatte in base a tanti fattori. Servalli è più giovane ma ha già accumulato molta esperienza in questa categoria. A me piacerebbe giocare tutte le 34 partite ma so che non è possibile e comunque 10-15 presenze con il Chieti valgono di più rispetto alle 20-25 che puoi mettere insieme altrove. Bisogna accantonare gli interessi del singolo e privilegiare quelli del gruppo. Infine quando sei sicuro del posto corri il rischio di adagiarti, da evitare. I miei modelli? Cerco di rubare qualcosa a diversi grandi: Ederson, Sommer e Neuer sono i miei punti di riferimenti, ciascuno per una sua precisa caratteristica. Il Chieti? È una piazza, cioè un posto dove il calcio è vissuto e praticato a certi livelli. È un aspetto molto importante, questo. C’è la mentalità vincente alimentata dal progetto della nuova proprietà . Ma la strada è lunga e difficile. Prossimo ostacolo l’Isernia, da affrontare con il piglio giusto per le insidie che nasconde”. La capolista, però, è decisa a proseguire la corsa.

