“Il medico poeta che scolpiva emozioni” è il titolo del libro che Enrico Di Carlo ha dedicato al medico Guido Giuliante, per oltre trent’anni protagonista della storia (non solo culturale) della nostra regione. Il libro, edito da Carabba, verrà presentato sabato 28 settembre, alle ore 17:00, nella Sala Consiliare dell’Amministrazione Provinciale di Chieti, da Stefano Pallotta, presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, e Antonello Antonelli, presidente provinciale delle Acli di Chieti. EeseGuido Giuliante nasce il 17 novembre 1912, a Pennapiedimonte. Subito dopo le scuole elementari, frequentate in paese, si trasferisce a Lanciano, fino al completamento degli studi superiori. Consegue la maturità classica nell’anno ’33/’34, dopo aver preso a Chieti da privatista il diploma Magistrale. Insegna per qualche tempo, prima di iscriversi alla facoltà di Medicina e Chirurgia, all’Università di Napoli. Quegli anni sono segnati dall’inizio del secondo conflitto mondiale. Intanto Guido si laurea nel 1941 e inizia a fare il medico in una Napoli massacrata dai bombardamenti. Contemporaneamente avvia la carriera militare (sarà ufficiale medico) che si concluderà all’Ospedale militare di Chieti, a giugno del 1943. Già dalla fine del 1943, si dette in città alla militanza civile e democratica, prodigandosi con gratuita disponibilità nella cura dei malati poveri e nel sostegno degli sfollati venuti dalle località vicine. Animò le riunioni clandestine tenute dall’arcivescovo Venturi per la ricostruzione morale e materiale della regione.È stato poeta, drammaturgo e autore di testi per canzoni. Ha spaziato con analoga disinvoltura dal giornalismo culturale a quello politico, è stato presidente dell’Ente provinciale del turismo di Chieti, direttore del locale Istituto d’arte, dirigente nazionale di importanti associazioni cattoliche, consigliere comunale e assessore provinciale. Ma, soprattutto, c’è il professionista, uno dei più limpidi esempi di medico umanista. È passato attraverso quasi tutti i profili dell’esercizio professionale: lo studio scientifico, la condotta, la libera professione, l’ospedale; ha fatto il generico, è stato dirigente sanitario all’Inail di Chieti e chirurgo presso la locale Clinica Menna, poi Casa di Cura Spatocco, incarnando uno dei più limpidi esempi di medico umanista. Seguiva i suoi pazienti con diligenza e zelo eccezionali assicurando loro quanto necessario a una adeguata alimentazione. Morì il 17 giugno 1976 a Civitella Messer Raimondo, in provincia di Chieti, a causa di un infarto al termine di un comizio, forse l’ultimo previsto prima delle elezioni politiche del 20 giugno.
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