Le stranezze inesistenti: una favola per grandi e piccini

Appuntamento con la Rubrica Amaryllis, di Stefano Maria Simone

Rubrica di letteratura a cura di Stefano Maria Simone

Buongiorno a tutti. Oggi, per la rubrica di letteratura, vorrei proporvi una favola che ho scritto alcuni anni fa e che si incentra sul pregiudizio, sui suoi danni e su cosa fare per superarlo. Detto questo, vi auguro una buona lettura.

LE STRANEZZE INESISTENTI
di Stefano Maria Simone

C’erano una volta tre topolini, che erano allergici al formaggio, e di questo non ne avevano mai fatto segreto a tutti gli altri animali, ai quali apparivano come creature strane e anormali. Nessuno, se l’incontrava per strada, osava salutarli o semplicemente augurargli una buona giornata. Quelli non erano buoni tipi da frequentare perché avevano diverse occupazioni dal mangiare formaggio. Pertanto non potevano essere considerati dai loro simili, topi veri e propri; magari dei semplici ibridi creati in un freddo laboratorio sperimentale, ma dei topi proprio no.
La loro casa, un piccolo buco nella calda abitazione di un contadino, era sempre vuota, persino a Natale, dato che non avevano mai ospiti o visitatori. Un giorno, dal pollaio di una lontana fattoria, giunse una gallina di nome Cocò. Ella era straniera in quella nuova realtà campagnola, ma giudicata subito normale, perché come la sua natura ordinava, si cibava solo di frumento. Venne accolta con grandi festeggiamenti, ai quali parteciparono tutti gli abitanti della masseria: c’era Chicchi il gallo, che intonò il più bel canto di benvenuto che fosse mai stato udito; c’era Be la pecora, che le donò un bel golfino nuovo nuovo, per tenerla bene al caldo durante l’ormai prossima stagione invernale; Bau, il cane pastore, chiese di salutargli Jack, il segugio dell’altra fattoria, suo vecchio compagno di avventure; Mu la mucca, offrì subito un bicchiere di buon latte mentre Ciucco l’asino ragliava contento.
Insomma, c’erano proprio tutti; tutti tranne i tre topolini. A loro fu proprio vietato partecipare a quella festa perché avrebbero sicuramente rovinato il buon nome della fattoria al momento del buffet: sapete, non mangiavano formaggio, ma assolutamente non era una loro decisione. La colpa proveniva da una strana allergia che li affliggeva da quando erano ancora dei cuccioli.
Come da tradizione, tutti i topi che si rispettano, nascono sempre all’interno di un bel caseificio. Per chi non lo sapesse, il caseificio è la casa del formaggio, dove tutti i sogni diventano appetitose caciotte. In quel magico luogo, ogni cucciolo appena nato entra a contatto con una dolce realtà che li accompagnerà tutta la vita.

È proprio lì che nasce l’incredibile storia d’amore tra il topo e l’Emmental, il Groviera, il Gorgonzola, l’Asiago, il Pecorino, il Parmigiano e tutte le altre opere d’arte che popolano quel mondo. Il caseificio però, non è solo il luogo di nascita dei topi, no, ma anche un museo; un teatro; una chiesa; un centro riabilitativo per i roditori che hanno perso il senso dell’olfatto; un ristorante; un supermercato eccetera eccetera. Chi più ne ha, più ne metta. Loro, non si limitano solo a mangiarlo il formaggio, ma anche a venerarlo; ascoltarlo; accudirlo; curarlo; vederlo crescere eccetera eccetera. Avete capito, vero? È inutile continuare con gli elenchi, torniamo alla nostra storia.
Quel luogo, nel quale lavorano tanto gli uomini quanto i topi, sfornava formaggi dalla mattina alla sera, per tutti i gusti e di tutti i tipi.
Penso che nessun sorcio, eccetto i tre fratelli topolini che vivono in un piccolo buco della calda abitazione di un contadino, possa non amarli.
Loro lo detestano il formaggio, sapete? Proprio perché non sono affatto nati nel caseificio; no, loro nacquero in una galleria d’arte sotto un Rembrandt cullati dalla Nona Sinfonia di Beethoven. Strano, non è vero? Potevano tranquillamente nascere nella culla del cacio invece che in seno alla cultura. Avrebbero avuto un’altra vita, diversa da quella corrente; sarebbero stati accettati dal branco; la loro casa poteva essere sempre piena di ospiti; e pensate un po’, avrebbero partecipato anche alla festa per forestiera gallina Cocò, senza destare scandalo. Invece, erano solo tre semplici topolini evitati da tutti per la loro stranezza inesistente.
È difficile accettare gli altri quando sono così diversi da noi. Ne abbiamo paura perché ci sentiamo schiacciati e quindi preferiamo far finta che non esistano per levarci completamente dall’imbarazzo di sentirci noi, i diversi.
Le loro passioni risiedevano nei piccoli piaceri quotidiani, come per esempio pescare nel fiume utilizzando la coda quasi fosse una lenza; fare un bel bagno caldo nella vasca del contadino (quando egli era assente, si capisce); visitare gallerie d’arte; ascoltare la musica classica o l’opera lirica in teatro; osservare con meraviglia i fuochi artificiali estivi, con gli stessi occhi della prima volta. Forse avevano ragione gli altri animali, forse non erano normali. Già, erano speciali come pochi, più grandi di tanti e unici. Ma qualcosa, nell’aria, stava per cambiare.
Dunque, dove mi ero interrotto? Sì, alla festa per la gallina.
Bene, i festeggiamenti continuarono fino al giorno dopo, senza una minima interruzione. Di quella felicità, che rimbombava lungo tutta la campagna, le risate furono l’unica cosa ad arrivare nel buco dei tre topolini. Essi gustarono avidamente ogni singola nota di quel riso, non riuscendo però a cibarsene in maniera completa. Nonostante sapessero che l’allegria presente durante quei due giorni, fosse soltanto effimera e maschera di una costante ipocrisia, decisero di partecipare alla festa clandestinamente.
Si travestirono da volpacchiotti, rovesciandosi addosso della vernice rosso fuoco, e giunti davanti alla porta del fienile, udirono Cocò esclamare :”Tranquilli amici miei, quello che mi state dicendo, non è un problema completamente irrisolvibile.”
“Ma come?” tuonò Chicchi in quel momento “Secondo lei è normale avere in fattoria insieme a noi, dei topi che non mangiano formaggio?”
“Già!” continuò Bau, “È una cosa innaturale! Anni fa, avevo un cugino Beagle che era amico dei gatti! Mi capite? I gatti!”
“E come andò a finire?” chiese Igh il maiale, fino a quel momento perso nel sonno.
“Lo cacciammo ovviamente e …”
“Dovremmo fare così anche con loro!” concluse Ciucco.
Fu allora che Be la pecora domandò:”Scusate se vado fuori pista, Igh, dove sei stato fino ad ora?”
Tutti risero.
“A dormire, a mangiare, poi di nuovo dormire e indovinate … ancora a mangiare.”
“Ma perché non hai accolto la nostra ospite con noi allora?” chiesero in coro gli altri.
“Bhe, in quel momento ero a dormire; quando siete venuti, abbiamo iniziato a mangiare; e mentre parlavate ne ho approfittato per dormire.” Disse in tono serafico.
Si ritornò presto al silenzio che durò assai poco. Preso coraggio, Cocò salì su un secchio rovesciato e disse le seguenti parole:”Nessuno è perfetto, tutti i problemi si risolvono. Ma l’unico modo per farlo, in questo caso, è la rieducazione. Uno di voi, nel cuore della notte, si introdurrà nella casa del contadino e mentre i tre topolini dormono, riempirà il loro buco di formaggio. E se vi volete divertire ancora di più, allagategli la casa con del buon cacio liquido. Vedrete poi, se diventeranno normali.”
Tutto il fienile fu invaso da un caloroso applauso collettivo.
“Allora, lo faremo stanotte!” gridarono euforici.
I tre topolini, che avevano udito tutto il piano, si diressero in fretta verso casa. Preoccupati più che mai, lavarono via la vernice e svuotarono completamente il buco nel quale vivevano. Fatto ciò, nascosero i loro mobili dentro un battiscopa sgangherato e si celarono nella piccola nicchia di fronte all’ex casa, in attesa di vedere avverarsi il misfatto.
Quando l’orologio del salotto batté, rintoccando la mezzanotte, un lento cigolio attirò la loro attenzione. Era un leggero zampettare, prodotto da Bau, il cane. Aveva aperto la porta con grande delicatezza (il padrone, non si doveva accorgere minimamente della presenza dell’animale in casa sua, soprattutto mentre dormiva). Avanzava camminando sulla punta dei cuscinetti, quasi fosse un ladro, mentre in bocca teneva ben saldo un secchio pieno di formaggio liquido. Giunto al suo obbiettivo, rovesciò ridacchiando tutto il contenuto nel piccolo buco dei tre topolini.
Compiuta questa operazione, aspettò per dieci minuti che il cacio si solidificasse, dopodiché iniziò a chiamare:”Topoliniii! Topolini belliii! Venite, venite fuori con me!”
Probabilmente si aspettava di ricevere una risposta che però non ci fu.
“Li ho uccisi” pensò “tanto meglio, ora nessuno ci riderà più dietro!” ed iniziava a congratularsi con sé stesso, quasi avesse conseguito un diploma difficilissimo.
La scena apparve così comica ai tre sorcetti che non riuscirono a trattenere il sorriso.
“Ihi!” disse il primo
“Gliel’abbiamo fatta noi stavolta!” continuò il secondo, memore dei tanti scherzi che avevano subito nel corso degli anni.
“Vorrei proprio vedere come reagirà nel vederci qui al sicuro.” Concluse il terzo.
Esclamarono tutto a voce bassa, giuro!, ma furono sentiti lo stesso.
“Chi ha parlato?” tuonò forte Bau “Credo di aver sentito qualcuno squittire!”
Detto questo, mise il muso all’interno del buco per verificare se fossero stati davvero i tre fratellini a parlare; inutile dire, che l’unica cosa che vi trovò, fu soltanto del formaggio fuso, solidificato, ma talmente caldo da farlo guaire a squarciagola.
Il contadino, che in quel momento stava sognando di essere il più grande campione di guida al trattore, fu svegliato da tutti quei rumori; e pensando che fosse stato un ladro a produrli, prese con cautela il suo scalda-letto e lo brandì come un’antica spada. Sceso al piano inferiore, colpì l’intruso nel sedere, scatenando in questo, un’esagerata reazione di dolore. Bau, ormai infuocato da ogni lato, prese a correre in ogni direzione, provocando danni a dismisura; finché, trovata che ebbe una finestra, si lanciò subito fuori dall’abitazione, per rinfrescare il muso e le natiche nell’abbeveratoio comune.
Gli altri animali, vedendo il loro beniamino in quelle condizioni, si avventarono come furie verso la nuova arrivata.
“Ragazzi, calmatevi!” chiocciò Cocò la gallina “può capitare che le cose non vadano bene la prima volta.”
“Se ti vengono suggerite da estranei, sì che vanno male!” disse Bau dolorante “guarda come mi fa male!”
“Bisognava metterlo in conto.” Continuò Cocò tentando di portare la pace.
“Non sei più gradita qui!” strillò Chicchi il gallo.
“Ma perché?” pianse la gallina.
“Semplice, perché la colpa è tuaaaaaa!” urlarono in coro.
“Ragazzi, calmatevi” disse Cocò preoccupata “del resto sono solo tre topolini, e se il mondo continua ad essere giusto, presto incontreranno un gatto e …”
Non terminò la frase e credo di ricordare che quella sera, nel fienile, si mangiò gallina.
Eh, sì, era stata davvero una felicità effimera, scomparsa in poche ore ma la loro ipocrisia continua a rimanere costante.
Il tutto si concluse con Igh, svegliatosi ore dopo, che disse:”Ma la nostra amica, se ne è andata così senza salutare?”
Pure queste furono ultime parole, solo perché non avendo ricevuto risposta, Igh tornò tranquillo a dormire.
Il giorno seguente, il contadino, telefonò a tutti i suoi amici per raccontargli la vicissitudine vissuta.
“Sì, Amanda, è come ti dico!” diceva “Mi è entrato un ladro in casa ed io che ero sveglio, l’ho colpito.”
“Sai chi era?” gli chiedevano.
“No, al buio non riesco ancora a vedere ma penso che sia stato il mio vicino, ne sono certo!”
Ennesimo caso di un uomo innocente, accusato per trovare a tutti i costi un colpevole. Che manna quando il fattore ha scoperto che a “derubarlo” è stato il suo cane!
Comunque, non si è visto più. Ora, al suo posto, c’è un nuovo contadino che apprezza le colture artificiali. Odia persino gli animali (per odiare quegli ipocriti del fienile, non è che ci voglia molto). Ma questa è tutta un’altra storia, torniamo ai nostri tre topolini.
In quel momento, capirono che era giunta l’ora di trovarsi una nuova casa più sicura.
S’incamminarono nel bosco quella sera stessa. Dovevano aver percorso una decina di Kilometri quando notarono in lontananza, due grandi luci gialle come non ne avevano mai viste. Illuminavano tutto, più della stessa luna.
“Cosa saranno mai?” chiese il primo.
“Che il cielo sia impazzito?” continuò il secondo.
“Forse saranno stelle.” concluse il terzo.
Presto scoprirono di essersi sbagliati tutti e tre. Quelle non erano stelle, ma occhi. Gli scintillanti occhi di un gatto.
Ed eccolo là il fiero predatore! Si avvicinò pericolosamente a loro e quando fu tanto vicino da fiutarli, gli tese la zampa.
“Tranquilli fratelli” disse loro il gatto “mi chiamo Miao e sono un gatto vegano.”
I tre topolini lo guardarono incredulo.
“Un ve chè?” chiesero in coro.
“Vegano, non mangio la carne.” Rispose tranquillo.
I sorcetti si misero a ridere a crepapelle. Quasi non ci credevano ma chi sembrava davvero non crederci, era proprio il gatto.
“Lo so, cosa state pensando: o sono innaturale o vi sto prendendo in giro.”
“Quale delle due messer gatto?”
“Bhe, ovviamente la prima. L’aspetto inganna, ma l’animo è buono anche se gli occhi non ti permettono di leggerlo. Soprattutto i miei. Sono un gatto, sì, è vero. Il predatore, il mentitore, quello che volete. Ma anche io ho un cuore, dei sentimenti, un’anima. È proprio per questo che non mangio la carne e non ho nessun amico.”
I tre topolini, commossi da quel discorso, si avvicinarono e rotta finalmente l’incredulità, gli strinsero la zampa.
“Ce l’hai una casa?” chiese il primo sorcetto.
“No” rispose il gatto “la mia padrona mi ha buttato fuori proprio perché non caccio i topi. Secondo lei sono davvero inutile.”
“Non dire così” esclamò il secondo topolino “sei solo speciale, come noi.” Sorrise.
Gli occhi di Miao, si riempirono di lacrime a sentire quelle dolci parole.
“E voi” chiese “perché siete da soli nel bosco?”
“Ecco …” rispose il terzo fratellino “neanche a noi vogliono, solo perché siamo allergici al formaggio e non abbiamo mai visto un caseificio.”
“Allora siamo simili!” miagolò contento il gatto.
“Già” esclamarono i tre topolini in coro “condividiamo tutti le stesse stranezze inesistenti.”
I quattro si lasciarono andare in un grande e profondo abbraccio. Finalmente avevano trovato qualcuno che potesse comprenderli l’un l’altro. Insieme continuarono la ricerca di una nuova casa.
Dopo giorni di cammino sotto pioggia, grandine, vento e sole, trovarono un bel posto nel quale vivere. Era una nuova fattoria. Il contadino che l’abitava aveva una gamba più corta dell’altra e tutti nel villaggio, lo evitavano. Anche lui, a suo modo, era “strano”; ecco … agli occhi degli altri però.
I quattro animali decisero che quella sarebbe stata la loro casa per tutta la vita e nessuno si sarebbe mai più sentito solo.
E fu così che il gatto il vegano, i tre topolini allergici al formaggio e il fattore asimmetrico, vissero per sempre felici e contenti con le loro stranezze inesistenti.

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