Dal 9 febbraio al 26 maggio 2024 Palazzo Merulana, a Roma, dedica la retrospettiva “Antonio Donghi. La magia del silenzio”, che permetterà ai visitatori di conoscere e ammirare una serie di capolavori, alcuni esposti al pubblico per la prima volta. A curare la mostra è stato lo storico dell’arte Fabio Benzi, già direttore artistico del Chiostro del Bramante a Roma e da anni Professore ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università Gabriele d’Annunzio.

<<Oltre 40 dipinti raccontano l’avventura nella dimensione calma e sospesa di un pittore a tutti noto, ma veramente poco conosciuto. Donghi dipinge il silenzio, dandogli un volto. È una delle aspirazioni più strane per un pittore. C’è sempre l’impressione di essere davanti a un mondo reale, che però non corrisponde a quello che noi conosciamo. C’è un silenzio sempre percepibile. Potremmo definirlo come uno degli artisti più affascinanti del realismo magico, che è una tendenza internazionale del primo dopoguerra, in cui si tenta il recupero di modelli figurativi tradizionali, all’insegna di un “richiamo all’ordine” >> – sottolinea Fabio Benzi.
In queste occasioni, nei musei e nelle mostre, emerge la grande potenza dell’arte: ogni quadro si presenta come una finestra sulla verità. L’interiorità di chi guarda è chiamata ad uscire.
<<È uno dei momenti più alti dello spirito umano, come la letteratura, la musica, il teatro e il cinema. Rappresenta la massima espressione dell’uomo. L’arte non influenza solo le nostre emozioni, ma soprattutto la nostra attività intellettuale: ci porta a pensare. Vedendo un quadro, si mette in moto un atto intellettuale, perché si entra in dialogo con le idee, la storia e la vita di un’altra persona; in questo modo cresciamo>>.
