L’anno scolastico è partito con tante difficoltà: la segnalazione di un genitore

Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di un lettore, genitore di un alunno di un’Istituto Comprensivo di Chieti:
“”Anche quest’anno il Comune di Chieti non poteva esimersi dal creare disagi alle famiglie per quanto riguarda la concessione di iniziare decentemente il nuovo anno scolastico. Come ogni anno, le famiglie si ritrovano a doversi barcamenare alla ricerca di notizie, comunicazioni e/o informazioni inerenti la scuola che puntualmente, non arrivano da nessuna istituzione. Quest’anno, addirittura, è toccato alle librerie che hanno dovuto chiedere alle famiglie l’accollo del pagamento dei libri “della scuola dell’obbligo” e che hanno dovuto corrispondere con una cifra che va dai 30 ai 50 euro, affinchè potessero almeno prenotare i libri per l’anno scolastico imminente. Ripeto, libri per la scuola primaria, scuola dell’obbligo.
Alla notizia che finalmente la ditta Ladisa avrebbe riiniziato a gestire il servizio della mensa, molte famiglie si sono relativamente messe l’animo in pace, in ricordo delle diatribe quasi infinite accadute negli ultimi anni. In questi mesi però, noi genitori siamo stati letteralmente bombardati da notizie vere o aleatorie, chi lo sa, su scuola, mensa, appalti, sfratti, cambi di destinazione, problemi strutturali dei plessi.
Fino all’ultimo, molti genitori non sapevano dove avrebbero dovuto sbarcare i propri figli dopo la chiusura dei plessi che hanno riguardato la situazione idrogeologica della collina incriminata. Ad oggi, addirittura, c’è la possibilità remota che le destinazioni non saranno finali ma temporanee fino a dicembre, appunto perché forse, alcuni studenti cambieranno “nuovamente” plesso.
Altre notizie riguardano il servizio mensa che a quanto pare è ancora in bilico dato che la ditta Ladisa è creditore del Comune di Chieti di cifre spropositate oltre a dover ancora rispondere alla domanda sulla fattibilità e congruità dei prezzi della prima offerta di gara. Da non sottovalutare anche la voce, attendibile o meno, che il servizio mensa forse ripartirà con un’altra ditta perché Ladisa non inizierà il servizio se prima non recupera i debiti accumulati finora dal Comune. Quindi il Comune si indebiterà ulteriormente appaltando la mensa ad un’altra ditta? Altra notizia: la cottura dei pasti sarà esclusività di una ditta mentre la consegna verrà effettuata da Ladisa. Finora, l’unica cosa certa è la posizione del centro cottura che, a quanto pare, è ancora nello stesso edificio.
L’unica parola che viene in mente pensando a questo ed altro, è solo disagio. Disagio per quelle famiglie che hanno più figli che vanno in scuole dislocate in più punti della città e distanti fra loro. Disagio per quelle famiglie che iscrivono i figli in plessi con il tempo pieno per ovvi motivi di lavoro e fabbisogni personali ma che, puntualmente, si ritrovano con il tempo pieno che tarda a partire e con il pasto preparato da casa.
Disagio per i nostri figli che, si ritrovano in edifici fatiscenti, con termosifoni che chissà quando partono e se partono, con perdite di acqua nei servizi igienici, acqua gelida con cui lavarsi le mani, momento conviviale del pranzo da trascorrere dentro la stessa classe dove ci studiano, colorano, imparano, il tutto seduti per otto ore.
Si parla di inclusività, si chiede ai bambini e ai ragazzi di adattarsi a quei studenti che devono essere “inclusi” nel contesto scolastico e umano. Si chiede alle famiglie di uniformare il corredo scolastico a quello degli studenti da includere, perché così “non si sentono esclusi” – un quaderno per disgrafia e dislessia arriva a costare anche 4 euro! L’inclusività, quella vera e propria, dovrebbe essere nel cervello degli adulti che hanno solo pensato a questa forma di discriminazione, perché i bambini non discriminano se non gli viene insegnato il contrario. Non esiste discriminazione se l’adulto non insegna al bambino che deve “notare la differenza”.
Le scelte a livello scolastico che sono state fatte nell’ultimo decennio da parte di chi ha amministrato il Comune di Chieti, hanno contribuito ad una decadenza strutturale se non umana, privando le famiglie bisognose dei servizi necessari per il percorso scolastico. Senza escludere la mancanza di organizzazione che obbliga una famiglia a dover rivedere tutti i propri impegni affinchè possano coincidere con tutte le modifiche di orari, luoghi e servizi che l’istituzione scolastica è obbligata a fare e che, per giunta, comunica sempre all’ultimo momento.
Ad oggi, il Comune di Chieti si è rimesso come al solito all’autonomia di ogni singolo Istituto sulla decisione e l’organizzazione della mensa. Oltretutto, per la settimana prossima, informa che sarà comunicata la data certa di riattivazione del servizio di refezione scolastica.
Della serie, ai posteri l’ardua sentenza!”

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