Nella piazza Garibaldi di Atessa, tra gli addobbi natalizi c’è un albero molto particolare dal forte valore simbolico. Non si tratta di una installazione casuale, ma è un’opera che ha una storia e un autore. L’albero nasce nel 2019 dall’idea dell’artigiano Francesco Sbolzani che lo ha realizzato per la prima volta sulla finestra della sua casa- bottega di Rivarolo del Re, un piccolo centro delle campagne cremonesi. L’ artigiano artista ha riprodotto un abete che prende forma da caschi antinfortunistici montati su una intelaiatura da cantiere. Un albero che ci ricorda che la sicurezza sul posto di lavoro è un diritto che non può essere messo in discussione e rappresenta una delle più importanti conquiste per i lavoratori e il mondo del lavoro.
Sebbene il nostro paese sia dotato di una normativa precisa e rigorosa , Secondo gli ultimi dati Inail, nei primi dieci mesi del 2022 in Italia sono stati denunciati 595.569 infortuni sul lavoro, con un incremento del 32,9% se comparati alle denunce dell’anno precedente. Gli incidenti sul lavoro continuano a mietere vittime, da gennaio a settembre si contano 677 morti, pari a circa tre vittime al giorno, e in questo drammatico bilancio restano fuori i decessi che appartengono all’economia sommersa. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza, una strage silenziosa che si consuma nell’indifferenza generale: Poche parole sui tg e poche righe sui quotidiani. Le chiamano morti bianche, ma il dolore per una vita spezzata ha un altro colore. Forse quello del sangue, quello del lutto per chi resta, per le famiglie costrette a sopravvivere alla mancanza e al dolore.
Francesco Sbolzani, ha donato l’idea progettuale alla Fondazione Anmil e La locale sezione ANMIL di Atessa ha aderito, così come tanti altri paesi in tutta Italia, alla campagna di sensibilizzazione sul tema degli infortuni sul lavoro istallando l’albero della sicurezza nella Piazza Garibaldi.
Sono 34 i caschi colorati che compongono l’albero, una immagine che obbliga alla riflessione. Ogni casco potrebbe rappresentare un nome di un lavoratore, perché Il lavoratore non è una formula matematica, un metodo di calcolo, un numero che lavora per 8 ore al giorno, un numero conteggiato nei piani industriali, non è una mera unità produttiva, il lavoratore è un nome, un uomo, una donna. UNA VITA.
E in questo mese di dicembre, un mese di festa, dedicato alla famiglia, soffermiamoci su quei i nomi annoverati nell’elenco delle morti bianche, e tra questi ricordiamo quelle del 6 dicembre 2007: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino , Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi e ricordiamo come un monito quelle ultime tre parole gridate nella fabbrica tedesca di Torino: NON VOGLIO MORIRE!
Annalisa Giuliani
