Venerdì sera la Cavalleria Rusticana, opera lirica messa in scena presso il Teatro Marrucino di Chieti, per la regia di Danilo Capezzani e la direzione d’orchestra di Simone Di Felice, ha nuovamente richiamato tantissimi appassionati e amanti della musica classica e della lirica. Nella cornice irripetibile del Mascagni Festival 2022, che celebra in tutta Italia il grande compositore, e il centenario della morte di Verga, autore della novella omonima da cui è tratta l’opera, la Cavalleria rusticana, opera intramontabile e simbolo della letteratura verista italiana, ha impressionato e commosso gli spettatori, trascinati in un mondo particolare, quello siciliano, con la sua realtà atavica, le sue leggi ancestrali, la difesa dell’onore, l’amore, la passione, la gelosia, la vendetta e la morte. Una realtà antropologicamente caratteristica che dalla forza espressiva della novella di Verga, pubblicata nel 1880, ha permeato tutta l’opera di Mascagni, e che sin dalla prima messa in scena dell’opera, il 17 maggio 1890 presso il Teatro dell’Opera di Roma (l’allora Teatro Costanzi), è entrata nel repertorio sinfonico e nell’immaginario collettivo.
La Cavalleria rusticana di venerdì sera, introdotta da altre tre opere di Mascagni (L’amico Fritz, la Barcarola tratta dall’opera Silvano e il Sogno tratto dall’opera Guglielmo Ratcliff), e dalla recita in platea, davanti agli spettatori, dell’ultima parte della novella originaria, anello di congiunzione tra Verga e Mascagni, ha rappresentato il perfetto connubio tra l’indagine sulla realtà, tipica del verismo di Verga, e l’attenzione alla “realtà” psicologica, al mondo dei sentimenti e delle passioni, grazie all’idea assolutamente geniale e riuscita del regista di “spogliare” la Cavalleria della scenografia tradizionale, rappresentandola per l’occasione in bianco e nero, riducendola al fulcro della tragedia e ai personaggi nella loro nudità passionale. Il tutto in un’atmosfera volutamente soffusa e onirica, a tratti squarciata dal rosso degli abiti di Lola e Alfio, a simboleggiare la passione dell’amante e il sangue della vendetta del marito tradito. Con l’intento, secondo il Direttore Artistico Giuliano Mazzoccante, di “dimenticare e far dimenticare allo spettatore ogni realismo geografico per indagare i movimenti del cuore di questi uomini”, e forse, in fondo, nel cuore di ognuno di noi.
Indimenticabili i protagonisti principali, Turiddu e Santuzza, interpretati dal grande tenore Piero Giuliacci e dalla bravissima Alessandra Di Giorgio, vittime ma al tempo stesso carnefici, incapaci di sottrarsi alle proprie passioni ed emozioni, ma nella loro tragicità simbolo di ogni essere umano. Splendida anche l’esecuzione di Valentina Coletti (Lola), Marzio Grossi (Compare Alfio), Michela Iallorenzi (Mamma Lucia), e in particolare del coro che ha commosso il pubblico, sia nel momento del Regina Coeli sia, al termine dell’opera, nel Foyer del Teatro, suscitando l’ammirazione entusiastica del pubblico. Un cast motivo di orgoglio del Teatro Marrucino, per la presenza accanto ai grandi nomi di giovani abruzzesi, con la partecipazione musicale dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese (magistrale l’esecuzione musicale dell’opera, in particolare del famosissimo Intermezzo sinfonico) e del famoso direttore d’orchestra Simone Di Felice, teatino di nascita e tornato a Chieti proprio per dirigere l’opera.
