D’Alessandro sulla legge elettorale regionale: “Non può essere essere un affare interno alla maggioranza ed alla opposizione”

“La proposta di nuova legge elettorale regionale non può essere un affare interno ai partiti presenti attualmente in consiglio regionale”. Lo afferma in una nota il coordinatore regionale di Italia viva Camillo D’Alessandro che prosegue: “Se l’opposizione vuole dare la linea sulla legge elettorale regionale ha il dovere di coinvolgere forze politiche e movimenti fuori dal consiglio regionale per mettere in campo una proposta comune, altrimenti è chiaro che noi avanzeremo nel dibattito pubblico una nostra proposta da fare arrivare tra i cittadini e al consiglio regionale”. “La legge elettorale assume un significato chiaramente politico, l’obiettivo di Marsilio è quello di dividere il fronte dell’alternativa stimolando candidature in autonomia con la previsione della elezioni del candidato presidente arrivato terzo. Non c’entra nulla né con il buon funzionamento del consiglio regionale, né sulla stabilità dei governi regionali, ma è solo ed esclusivamente una legge grimaldello per rompere una eventuale larga coalizione che si opponga in alternativa all’attuale maggioranza”. “Proprio perché si tratta di scelta politica e di interessi evidenti bisogna innanzitutto chiarire le posizioni in campo. Ho letto che il Partito democratico è contrario ed anche altre forze civiche presenti in Regione, ma i 5 stelle?”. “La legge elettorale potrebbe essere un primo banco di prova per verificare se ci siano o meno le condizioni non per costruire da oggi una coalizione, ma almeno una unità di intenti. Se i 5 Stelle votano questa legge e il PD è nettamente contrario cosa succede il giorno dopo? Per le prossime regionali? Per quanto ci riguarda convocheremo a breve una riflessione pubblica sui sistemi elettorali regionali ed inviteremo tutti, maggioranza e opposizione, per tentare di evitare, entrando nel merito, quanto mai è accaduto nella storia della regione Abruzzo, cioè cambiare la legge elettorale ogni 5 anni a seconda degli interessi di chi governa”.

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