Ieri sera è andata in scena al Teatro Marrucino la Madama Butterfly di Giacomo Puccini, rappresentata una prima volta il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala, e successivamente, in una seconda versione, al Teatro Grande di Brescia il 28 maggio 1904 e da allora divenuta un classico del repertorio drammatico-musicale. La storia di Cio Cio-san, fanciulla giapponese data in sposa all’americano Pinkerton e successivamente abbandonata, ha da sempre appassionato spettatori e cultori dell’opera lirica, che numerosi, anche ieri sera al Teatro Marrucino di Chieti, hanno assistito con grande entusiasmo alla magistrale messa in scena dell’opera, per la regia di Manu Lalli e la direzione orchestrale di Gianna Fratta. Un allestimento connotato dal tema della difesa della natura nella sua complessità ma anche fragilità, esattamente come Butterfly, la protagonista, delicata e fragile ma anche appassionata, desiderosa di continuare il suo sogno d’amore e di una vita onorevole, oggetto tuttavia del “civilizzato” Pinkerton emblema del mondo occidentale, americano, che in un’epoca di colonialismo utilizzava, sfruttava, abusava del proprio oggetto di conquista mostrando dunque un volto molto più barbaro del mondo tradizionale giapponese, colonizzato da una civiltà “superiore”.
E tutta l’opera si regge sulla contrapposizione tra la commovente capacità di illusione della protagonista e la cruda realtà che emergerà drammaticamente con il ritorno del marito, nuovamente sposato, che uccide definitivamente le sue speranze, portandola al sacrificio supremo, la morte, la sola che può salvarla dal dolore e dalla prospettiva di una vita priva di onore e dignità. L’allestimento tutto al femminile dell’opera della regista fornisce un terreno fertile anche per il tema della solidarietà femminile contro il predominio dell’uomo opportunista, tema tanto caro nella società odierna, di cui è simbolo persino la nuova moglie americana di Pinkerton, commossa e partecipe del dolore di Butterfly. La cornice dell’opera, la natura, ne è anche la protagonista: suggestiva, accattivante, ricca di simboli, emerge nell’opera in tutta la sua meraviglia, e come Butterfly, nella sua fragilità, con il messaggio insito di difenderla e di prendercene cura, in quanto nostra unica e fragile casa.
Il connubio tra la lettura estremamente sensibile e attuale della regia e l’eterna musica di Puccini, sotto la direzione magistrale di Gianna Fratta e la bravura della soprano Donata d’Annunzio Lombardi (Madama Butterfly), del tenore Max Jota (Franklin Pinkerton), del baritono Emilio Marcucci (Console Sharpless, compatriota di Pinkerton) e della mezzosoprano di origini abruzzesi Annunziata Vestri (la fedele Suzuki), ha dato vita dunque ad un’opera struggente e appassionante, che ha travolto e commosso tutti gli spettatori, che hanno onorato la regista, la direttrice d’orchestra e tutto il cast con una meritatissima ovazione finale. Una scommessa vinta dal Direttore artistico Giuliano Mazzoccante, dal Presidente Giustino Angeloni e dal Direttore amministrativo Cesare Di Martino, che hanno sempre creduto nello storico Teatro Marrucino di Chieti come punto di riferimento per gli appassionati della lirica e della cultura musicale.
Interessante e molto apprezzato anche l’appuntamento della guida all’ascolto dell’opera, che si è tenuto lo scorso mercoledì 12 ottobre nel Foyer del Teatro, con l’intervento del direttore artistico, della regista e del docente della cattedra di Storia della musica presso l’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, il prof. Giorgio Pagannone, e che ha visto la partecipazione anche di tanti studenti universitari e appassionati del mondo dell’opera.
