“Scopriamo, non senza stupore che le Unità complesse di cure primarie sono diventate una priorità per la minoranza, che oggi addirittura ci accusa di non esserci prodigati per l’apertura dei servizi territoriali. Stupore per due ragioni: il fatto che dopo ben due anni l’argomento da noi perorato sin dal primo giorno di governo, è diventato un must anche per il centrodestra comunale; l’altro è che lo diventi ora, nonostante poco più di un mese fa ci sia stato un Consiglio comunale straordinario sulla sanità teatina, a cui però non abbiamo visto approdare nessuna proposta concreta in tal senso”, dicono il sindaco Diego Ferrara e l’assessore alla Sanità Fabio Stella commentano le richieste dell’opposizione . “Sappiamo bene quanto sia necessaria l’apertura – sottolinea il sindaco Diego Ferrara – Lo sappiamo talmente bene che l’Amministrazione ha sempre parlato di potenziamento della medicina territoriale, reclamando a gran voce sia l’attivazione delle UCCP, ma anche il ripristino del distretto sanitario di Chieti Scalo, che da quasi tre anni è rimasta senza supporto, in una delle zone più densamente abitate della città e su cui chi oggi ci accusa non ha detto una parola contro la Asl e la Regione, rimaste inerti sul tema. Non solo. Passi per i consiglieri De Lio, Pompilio, Costa e Riccardo, che, forse, sanno bene o male il significato tecnico dell’acronimo UCCP, ma ramanzine e consigli da parte del consigliere e dottore Bruno Di Iorio, proprio no. Va detto che ben 12 anni fa, dopo che il penultimo Accordo collettivo nazionale siglato dal governo di allora con i sindacati di categoria dei medici di medicina generale, il 29 luglio 2009, introdusse per la prima volta il concetto di Unità complesse di cure primarie, io fui il primo medico di famiglia a Chieti che ne cominciò a programmare la costituzione nella nostra città. Nel mio studio di via Arniense, promossi decine di riunioni tra medici di famiglia per organizzare le associazioni mediche che fossero pronte a gestire queste strutture. Non mi sovviene la partecipazione del dottor Di Iorio a nessuna di queste riunioni. Eppure, l’iniziativa fu ufficializzata dal decreto Balduzzi (Legge 189 del 2012) dalla Conferenza Stato-Regioni del 30 giugno 2014 e dalle delibere regionali n. 397 e 812 del 29 settembre 2015. Tant’è che nel 2017 l’allora assessore regionale alla Sanità Paolucci stanziò risorse per 758mila euro per la ristrutturazione di un’ala del vecchio ospedale dove collocarle, che poi il governo regionale a lui succeduto ha deviato altrove, rendendo impossibile l’operatività delle strutture. Grazie a un grande lavoro sinergico tra il Comitato ristretto dei sindaci, tutti i sindaci della Provincia e la Asl, l’argomento è diventato oggetto di pianificazione nella seduta del Comitato del 14 aprile scorso del Comitato, con il documento di riorganizzazione della rete aziendale territoriale, che prevede interventi per un importo di 2,5 milioni di euro per: una casa della salute Hub contenente UCCP e Ospedale di comunità nei locali del vecchio ospedale e una casa della salute Spoke, ubicata nell’ex asilo Peter Pan, su cui abbiamo chiesto tempi solleciti, perché la comunità non aspetti oltre servizi e prestazioni a cui ha diritto, questo perché siamo stanchi degli annunci sentiti in questi mesi. Basta chiacchiere, sono d’accordo, però non comprendo quale sia per i consiglieri che ci puntano il dito contro, il discrimine fra le chiacchiere e i fatti, ma soprattutto se hanno compreso bene chi è l’Ente deputato istituzionalmente a compiere i fatti da loro reclamati”.
“Il richiamo all’unità di intenti di tutte le forze politiche per il bene di Chieti lo auspichiamo già da tempo, ma è proprio l’opposizione che nella pratica non lo attua – aggiunge l’assessore Fabio Stella – Il primo problema, evidente, è il management della Asl che fa le sue scelte che spesso sono controproducenti per la città e non le condivide con l’Amministrazione. Il Comitato ristretto che è lo strumento per interloquire con i vertici Asl che su Chieti abbiamo visto prendere decisioni troppo spesso penalizzanti proprio per l’utenza. Così facendo è difficile andare avanti ma anche vedere risolti i problemi più emergenti, legati al sovraffollamento del Pronto soccorso e alle liste di attesa per le prestazioni e visite specialistiche e gli esami diagnostici, soprattutto quelli strumentali. Risposte che attendono prima che noi i cittadini di cui siamo espressione”.
