D’Annunzio, l’acqua e i vini nel libro di Di Carlo-Bonacini

Quando a Chieti si parla di d’Annunzio bisogna avvicinarsi all’argomento con estrema cautela per non urtare la suscettibilità del vicino di casa, la polemica è dietro l’angolo con l’accusa di appropriazione indebita. Tema molto scivoloso. “Ma il poeta – è stato opportunamente precisato da Luca Cipollone presidente dell’Associazione “Noi del G.B. “che ha organizzato l’evento – non deve rappresentare uno steccato o un muro di separazione, dev’essere invece una ricchezza capace di unire gli abruzzesi”. Ed è stato aggiunto che quando la città ricorda che il “giovane d’Annunzio frequentò il convitto e il liceo classico Giambattista Vico, conseguendovi la maturità, che al Teatro Marrucino vi fu  la prima rappresentazione abruzzese della Figlia di Iorio e che nel terzo giorno della messa in scena gli venne concessa la cittadinanza onoraria, omaggio che il Vate ricambiò donando alla città in manoscritto della Figlia, oggi conservato al Museo d’arte Barbella” è solo per  rammentare alcuni passaggi teatini della vita di d’Annunzio senza nulla rivendicare e tantomeno pretendere.

Gabriele d’Annunzio è stato il protagonista di un bel pomeriggio culturale oggi alla Villa Comunale, spazio della Casina dei Tigli, davanti a un folto pubblico. L’occasione è stata la recente pubblicazione del libro “Il brindisi del Poeta astemio” (Verdone Editore) scritto dal teatino Enrico Di Carlo, uno dei principali studiosi della vita e dell’opera dannunziana, e dal modenese Luca Bonacini, che si occupa di enogastronomia e di letteratura e delle loro connessioni. La presentazione del volume si è sviluppata attraverso l’interessante (e agile) conversazione tra Enrico Di Carlo e Luca Cipollone dopo un intervento introduttivo del sindaco Diego Ferrara che ha svelato un recente… carteggio (ma adesso si dice “chat” su “whatsapp”) con il sindaco di Pescara, Carlo Masci, molto simpatico e cordiale, utile per evitare un incidente diplomatico sulla figura del Poeta che nessuno vuol tirare per la giacchetta dalla propria parte.

Di Carlo sollecitato dalle domande di Cipollone ha illustrato il libro che conferma la predilezione di d’Annunzio per l’acqua (la voleva “purissima, meglio se minerale”) ed al riguardo “va rammentata la salace risposta data a Carducci, grande intenditore di lambrusco, al termine di un banchetto bolognese”. Il Vate, però, non disdegnava il vino verso il quale aveva un rapporto strano nel senso che beveva male ma nello stesso tempo era un sorprendente intenditore di vini e liquori. Tant’è che traccia una mappa “dei vini di ben dodici regioni italiane, rappresentanti in pratica l’intera penisola”. D’Annunzio rende protagonisti i vini in varie sue vicende personali. Ad esempio a proposito del “confronto avuto con il giornalista tedesco Hans Barth il quale aveva osato sfidarlo nel suo libro Osteria, che possiamo considerare la prima guida enogastronomica italiana”. Altro ancora: “Nei periodici viaggi a Verona dal giovane editore Arnoldo Mondadori, curatore della sua Opera Omnia, andava a mangiare nell’osteria I 12 Apostoli il cui titolare Antonio Gioco un giorno gli chiese una foto autografata. Il dono arrivò e in cambio il Poeta pregò Gioco di spedirgli una cassa con 60 bottiglie di Soave”. Tra l’altro Enrico Di Carlo sarà presto ai “12 Apostoli” per presentare il libro. Location perfetta vista la storia.


Altro inedito particolare. Nelle cantine del Vittoriale sono stati rinvenuti vini anche di particolare pregio, bottiglie catalogate dalla sua innamoratissima e giovane compagna, la pianista veneziana Luisa Baccara (alcune hanno raggiunto cifre vertiginose in occasione di aste). E i vini abruzzesi? Non manca il Montepulciano tra i preferiti e quando “va a trovarlo il concittadino ministro Giacomo Acerbo, lo riceve dicendogli che si mangerà pasta e si berrà il Montepulciano”.

Tra l’amabile, leggera e fascinosa  conversazione, intermezzi musicali con la fisarmonica di un virtuoso come il maestro Fabio D’Orazio.

Al termine, cena dannunziana nel senso che sono stati serviti piatti amati dal Poeta. C’è ancora il menu (stampato dalla Tipografia Camillo Marchionne in Chieti)  del banchetto offerto in suo onore nella sala del Consiglio Comunale la sera del 23 giugno 1904, dopo la prima de “La Figlia di Iorio” al Marrucino. Ci furono repliche la sera del 24 e nel pomeriggio del 25 con nuovi banchetti a Palazzo Mezzanotte e al Circolo degli Amici.

Il “Noi del G.B. Vico”, ha annunciato Cipollone, intende dare cadenza annuale agli appuntamenti su d’Annunzio. Poco lontano da qui chissà come la prenderanno…

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