Chieti e lo scautismo, una scuola di formazione giovanile lunga cento anni. Il racconto di una larga parte di questa storia, ricca di foto, ricordi, volti, eventi, personaggi è contenuta nel bel volume di quasi 300 pagine “Lo scautismo cattolico in Abruzzo e Molise (1922-1974)” (edizioni Portofranco) presentato oggi nella sala del Museo d’Arte “Costantino Barbella”. Presenti gli autori, Aurelio Bigi e Giovanni Santucci. Bigi è noto storico teatino, ha avuto anche responsabilità al vertice del Teatro Marrucino, mentre Santucci è stato a lungo Commissario regionale degli scout in Abruzzo. Tra i due autori Giuseppe Finocchietti, originario di Chieti, già capo scout d’Italia Agesci. Sono intervenuti la deputata on. Daniela Torto, il Sindaco Diego Ferrara e l’assessore Manuel Pantalone. Sala gremita soprattutto da tanti che sono stati scout in gioventù per cui la presentazione è stata quasi occasione per una loro “reunion”. Bigi ha introdotto l’evento, poi il sindaco Ferrara ha ricordato il suo passato adolescenziale di “lupetto nel Gruppo che faceva capo alla chiesa di San Francesco da Paola” ed ha sottolineato come siano in fase di studio iniziative che prevedono incarichi a giovani scout, ad esempio di guide nei due principali musei della città, quello di Villa Frigerj e della Civitella, specie se andrà in porto l’accordo su plurime aperture settimanali di questi due gioielli del patrimonio culturale teatino. Santucci si è soffermato su genesi e realizzazione del volume. Lo scoutismo, è stato sottolineato, non è soltanto vita in tenda, escursioni nei boschi o in montagna, giochi e senso dell’avventura. I giovani scout sono anche barellieri che aiutano i malati nei pellegrinaggi a Lourdes e a Loreto (sono i ragazzi con il distintivo fazzoletto bianco) o che – come rammentava il nostro amico Luciano Di Berardino raccontando la propria personale esperienza – gli scout sono quelli che nel 1980 andarono nella zone terremotate della Basilicata a svolgere servizio di vigilanza antincendi boschivi o a intrattenere i bambini in località devastate dal sisma. Una figura è stata tratteggiata, meritevole di particolare menzione per il ruolo che ha avuto nello sviluppo dello scautismo non solo a Chieti ma in Abruzzo, quella di Montenegrino Orlandi (l’ha ricordato bene Santucci), che dalle origini sino alla scomparsa è stato anima del movimento.




