Gianluca e Roberto erano i gemelli del goal negli anni d’oro della Sampdoria, quando i blucerchiati arrivarono a conquistare lo scudetto e ad un soffio dalla vittoria di quella che allora era conosciuta come la Coppa Campioni.

Diversi, non solo in campo; anche fuori dal terreno di gioco uno era più goliardico e l’altro più pacato.

Insieme però hanno fatto grande la Samp portandola ai vertici del calcio europeo.

Forse il paragone tra i due assi del calcio ed i due Assessori della Giunta Ferrara è un po’ ardito ma è un dato di fatto che l’asse Raimondi – Rispoli stia funzionando così come è evidente che per la prima volta, da almeno 20 anni a questa parte, gli assessorati di loro competenza stiano finalmente dialogando tra loro dando forma e sostanza a lavori realmente pubblici poiché rivolti principalmente a soddisfare concrete esigenze sociali.

Il risultato di questa collaborazione è un Piano Triennale delle Opere Pubbliche che – caso rarissimo – riesce ad ottenere l’approvazione di una larghissima parte del Consiglio Comunale soprattutto grazie ad una interessante progettualità che esce dal solito “libro dei sogni” per calarsi e materializzarsi nella realtà cittadina, non sotto forma di sagome di cartone ma con finanziamenti statali e regionali che, secondo i diretti interessati, sono senz’altro disponibili e che anzi, prevedono l’esecuzione delle opere entro termini ben precisi

Termini che in alcuni casi, potrebbero anche coincidere con la fine della consiliatura dando vita ad un ulteriore fatto inedito per Chieti: un’amministrazione che lascia una traccia ben visibile del suo passaggio senza “rinviare” le incombenze sui successori (…).

Se tutto dovesse andare per il verso giusto, se questi progetti dovessero prendere forma e rappresentare qualcosa in più di un “monumento” inutile (come può essere un ascensore immobile…), è certo che una parte del merito, dovrà essere attribuito al Vujadin Boskov della situazione e cioè al Sindaco Diego Ferrara.

Nel momento in cui ha deciso di schierare i due Assessori nella sua squadra ha dimostrato, al netto dell’umana fallibilità, che le scelte migliori poco hanno a che vedere con le logiche e le dinamiche legate alla sola appartenenza politica o agli inciuci all’italiana in cui le “poltrone” vengono attribuite in virtù del classico “do ut des”.

 

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