La settimana scorsa mi sono occupato, seppur in maniera marginale, del rapporto tra città e Università ed ho scritto che il progetto di realizzare la casa dello studente nella ex Caserma Pierantoni è, a mio avviso, un’iniziativa discutibile. Una di quelle cose che personalmente non avrei mai fatto.

Quella struttura, per anni è stata la sede di alcune tra le più ferventi associazioni culturali teatine che ora, entro la fine del mese di novembre, dovranno trovare altre sistemazioni per lasciar spazio ai lavori di trasformazione, di adeguamento e di ristrutturazione  di quegli immobili.

Non so quanti teatini abbiano mai visitato la Pierantoni, quanti conoscono effettivamente quegli spazi e quanti abbiano avuto la possibilità o la voglia di comprenderne realmente le enormi potenzialità, soprattutto in un settore caratterizzante come quello della cultura.

La Pierantoni si prestava benissimo ad ospitare decine di associazioni culturali e lì si sarebbero potuti trovare e recuperare spazi, al chiuso ed all’aperto, da dedicare anche alla fruizione della cultura. Una sorta di fabbrica con annesso “spaccio aziendale” di eventi e manifestazioni.

Certo era tutto un po’ fatiscente e decadente non solo perché il Comune negli anni non ci ha mai investito un centesimo bucato ma soprattutto perché è stata sempre considerata una struttura con destinazione precaria e la qual cosa non ha consentito neppure alle associazioni di occuparsi dei lavori di ristrutturazione.

Ciò nonostante la Pierantoni aveva – purtroppo bisogna parlare all’imperfetto – un potenziale unico assolutamente sovrapponibile anzi, di gran lunga maggiore rispetto ad altri blasonati e ricercati luoghi di cultura e di eventi come ad esempio l’ex Aurum di Pescara.

Singolare che una città di cultura si sia lasciata sfuggire un luogo simile per realizzarci qualcosa che poteva trovare spazio in qualsiasi altro posto. Ma tant’è.

Da qui alla fine dell’anno e preferibilmente anche prima, il Comune di Chieti dovrà cercare soluzioni alternative per restituire una sede a quelle associazioni che negli anni hanno dimostrato di essere realmente impegnate in questo fondamentale settore.

Sarà, forse, non possiamo che auguracelo, l’occasione per cercare di recuperare altri contenitori attualmente vuoti ed inutilizzati o utilizzati solo in maniera precaria e trasformarli in qualcosa di unico, di realmente degno di una città di cultura come ambisce ad essere Chieti.

Gli immobili, come sappiamo non mancano, a partire dalle scuole Nolli di Piazza De Laurentis o il vecchio asilo di Via Principessa di Piemonte tanto per citarne alcuni. Occorre però che il Comune si dia da fare dimostrando di essere in grado, anche autonomamente, di progettare interventi suscettibili di finanziamento.

Sarà un bel banco di prova per questa amministrazione. Probabilmente uno dei più importanti e significativi che potrebbe realmente segnare un punto di svolta nella direzione di una Chieti rinnovata, migliorata, più vivibile ed attrattiva.

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