Tra le righe: “Le ultime foglie” di Dario Rapino

Ospite della rubrica “Tra le righe” è Dario Rapino. Avvocato e giornalista ha collaborato con i principali quotidiani abruzzesi. Appassionato di fotografia, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Negli ultimi anni si è dedicato principalmente a reportages e alla foto naturalistica. Nel 2014 ha documentato, per la prima volta,la presenza dell’orso bruno marsicano nella Riserva Naturale di Rosello. Ha già pubblicato per Ianieri Edizioni il romanzo  “La bicicletta rossa”.

“Le ultime foglie” è il suo secondo romanzo sempre edito da Ianieri Edizioni nella collana Forsythia.
“Le ultime foglie” è una dichiarazione d’amore, un inno alla bellezza del creato. Nelle pagina scorre la vita di Edo, il suo cammino su sentieri non battuti, remoti e sconosciuti, un viaggio senza una meta precisa seguendo la sua stella polare di nome Elia. Edo si affida agli insegnamenti del padre Elia e alla sua mano che indica la strada, si fa condurre dal maestro Elia che insegna la coniugazione del verbo amare che è il più vicino al verbo proteggere. Il cammino è la somma dei passi che conducono verso lo stupore che nutre gli occhi e l’anima del viandante che non ha fretta di andare, perché la bellezza si nasconde in ogni dove e chiede di essere svelata senza correre: “Cosa sarebbe la vita se avessimo tutto ciò che desideriamo?”
La lettura si fa esperienza e la pagina si trasforma in bosco con i suoi profumi, i suoi colori, la sue voci che intrecciano un dialogo muto con i battiti del cuore. L’inchiostro che scorre sulla pagina diventa impronta, una traccia da seguire per incontrare finalmente Yas il lupo, il capobranco: signore e custode del tempio. Le orme di un lupo non hanno niente di spaventoso, non appartengono alla belva cattiva che abita le favole e le notti buie dell’infanzia. Ci raccontano di un animale sfuggente che mostra i suoi passi furtivi, lascia intravedere il suo cammino, ma continua a nascondersi agli occhi dell’uomo del quale ha imparato a diffidare. Yas è un essere libero, inafferrabile, che attraversa il bosco seguendo la traccia portata dal vento.

Il racconto diviene spazio alchemico in cui laparola si veste di λόγος, ῥυϑμός, ἁρμονία trasformandosi in poesia. Il tempo rimane sospeso, si muove non in senso lineare ma in un cerchio che tutto comprende, dove tutto si ricongiunge e quasi in una dimensione da sogno si scopre di essere parte di quella bellezza, di essere pietra, muschio, corteccia, goccia di resina, foglia, filo d’erba, un piccolo frammento del tutto vestito solo di meraviglia.

La narrazione di Edo è il racconto delle nostre origini universali dimenticate nel momento in cui si viene al mondo; è nell’istante in cui si lascia il ventre materno che ci si divide e si diventa Uno.
Questo primo atto di disgiunzione porta a considerare ogni cosa in maniera divisa. Eppure siamo gocce dello stesso oceano, ma la goccia una volta divenuta goccia, diventa una parte, un frammento, e perde la sua identità di oceano. Edo ci ricorda di andare oltre, di non limitarsi a posare lo sguardo sul mondo, ma di scagliarlo al di là dell’orizzonte, di portarlo nella profondità
delle cose per scovare quell’altrove dove ritrovare la libertà del lupo e tornare a sentire la nostra appartenenza al mondo alle sue terre e al suo cielo e alle sue infinite forme. La goccia così tornerà all’oceano, forse dopo aver sperimentato tante possibilità, sarà stata pioggia, nuvola, neve, nebbia, rugiada, fiume, lacrima. La parte si ricongiungerà al tutto.
“il Mondo è uno scrigno plurale, Il Mondo è una sinfonia senza solisti”.

Tra le righe di un libro si può respirare il profumo delle resine, dei muschi e delle cortecce, delle foglie bagnate dalla rugiada, si può ascoltare il bramito dei cervi, e ritrovare un tempo più lento, forse più umano… abbiamo chiesto a Dario di raccontarci il suo mondo e la sua scrittura.

Per iniziare parlaci un po’ di te…
È sempre complicato parlare di se stessi, poiché la percezione nel guardarsi dentro è fatalmente diversa da quella dello sguardo esterno. Perciò se dovessi parlare di me direi che sono alla costante ricerca di ridurre quel divario. Voglio dire che non vorrei apparire agli occhi altrui qualcosa di molto diverso da ciò che sono in realtà. Questo comporta più rischi che benefici, ma la diplomazia non è il mio campo. Sono cresciuto con l’amore per tutto ciò che è vita, intesa come affermazione dell’ esistente-parte indissolubile di altre esistenze . Ogni cosa contiene in se’ le altre: e pluribus unicum, come in un’orchestra. Forse il senso di ciò che sono sta in ciò che faccio ed il senso ancora più alto sta nel trasmettere agli altri tutto questo.

Quando e’ nata la tua passione per la scrittura?
Più che una passione per la scrittura il racconto è per me l’unico modo per fermare il tempo (o illuderci di farlo) e di poterlo osservare, ribaltando le leggi della fisica. È vero: le lancette dell’orologio non scorrono mai all’indietro, ma la scrittura equivale ad osservare il cielo stellato in una notte d’estate, perché in quel momento noi osserviamo il passato, pari al tempo impiegato dalla luce delle stelle per arrivare a noi. C’è il rischio di essere sopraffatti dalla nostalgia o addirittura dal dolore per qualcosa che non c’è più . Dobbiamo allora sforzarci di trovare la felicità nel solo ricordo di qualcosa che abbiamo vissuto, nell’esserci stati. La scrittura mi permette questo approccio leggero al trascorrere del tempo.

Come è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Le Ultime foglie”?
L’idea di scriverlo nasce da quanto detto, o forse sarebbe meglio dire lamotivazione. Poi c’è qualcosa in più nel raccontare una storia, almeno per me: il desiderio di trasformare chi legge in protagonista, riconoscendosi non negli attori di quella storia, ma nei valori, positivi o negativi, che essi esprimono. In tal modo quella non è più la “tua” storia ma la storia di tutti. In un Mondo sempre più piegato su se stesso diventa essenziale, direi vitale la comunicazione e la condivisione.

Solo per incuriosire, raccontaci cosa troverà il lettore TRA LE RIGHE di “Le Ultime foglie”:
Penso che il libro si presti a diversi livelli di lettura e spero che ciascuno di quelli che lo leggono trovi la propria nicchia di riferimento. È il dipanarsi di una storia in fondo semplice, dove però i protagonisti impersonificano ciò che tutti vivono o hanno vissuto: l’amore, la tristezza, il dolore, la passione, la solitudine e forse anche la ferocia che avvertiamo in un Mondo che talvolta non ci appartiene. Lo stesso spirito ecologista che lo permea è a sua volta espresso in termini non scientifici ma di comune sentire.

Quanto conta la conoscenza della vita vera quando si racconta? quanto invece l’immaginazione?
Credo che un libro abbia al fondo sempre un vissuto reale. Per quanto mi riguarda, non avendo la fantasia di Jules Verne, non riuscirei a scrivere di qualcosa mai accaduta. Inevitabilmente c’è anche una parte non reale, ma questa deve servire solo per esigenze narrative, per rafforzare aspetti che potrebbero restare in secondo piano rispetto a ciò che volevo comunicare.

Se dovessi scegliere una sola parola per descrivere il tuo libro quale sarebbe?
Struggente

Per finire una curiosità quali sono i tuoi autori di riferimento e che libro c’è oggi sul tuo comodino?
Anzitutto Arne Naess, il filosofo ecologista norvegese che considero mio padre spirituale. Amo molto Garcia Marquez ed in genere gli scrittori ed i poeti latini, in primis Garcia Lorca. Potrà sembrare strano o datato ma ho una predilezione per il Don Chisciotte di Cervantes, riconoscendomi molto nel personaggio principale. Attualmente sto rileggendo per l’ennesima volta El alquimista di Paulo Cohelo, una novela sobre los suenos y el destino.

 

La mia lettura TRA LE RIGHE:
“…spesso ho sentito il bisogno di elevarmi, non certo perché amassi sovrastare il mondo. Al contrario: perché avevo bisogno di sentirmi piccolo, per assaporare la grandezza del Pianeta ed essere felice di farne parte. Io non ero il tutto, ma solo un suo figlio. ”

Buona lettura.
Annalisa Giuliani

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Now, here in Manhattan, the spell is broken, and we live again! We are defenders of the night! We are Gargoyles! Scout troop short a child, Khrushchev’s due at Idelwyld… Car 54, where are you? Harlem that’s backed up.

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