Secondo appuntamento con la rubrica “Tra le righe”: ospite Michele Di Mauro

                  Michele Di Mauro

Ospite della rubrica “Tra le righe” è Michele Di Mauro  è un medico e scrittore pugliese che  vive a Lanciano. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo “L’Uomo Carbone” per Sensoinverso Edizioni, dedicato alla tragedia di Marcinelle del 1956, con il quale nel 2014 si è aggiudicato il premio “Cesare Pavese” nella sessione medici scrittori. Nel 2015 ha pubblicato il romanzo “Kaleido, il circo delle donne”, incentrato sulla discriminazione di genere, attraverso la metafora del circo, aggiudicandosi il premio della giuria al I Festival “Charles Bukowski”.

Con il racconto “Vita, merda e morte!” è stato finalista al premio Racconti Brevi “John Fante” nel 2015.

Burn Out è il suo ultimo romanzo edito da Ianieri Edizioni nella collana Forsythia.  Un romanzo  avvincente che pulsa ad ogni pagina. Una storia scandita dai battiti del cuore che accelerano di fronte alla paura, all’angoscia, alla rabbia, che rallentano di fronte alla quiete del lago e dell’abbazia che dorme nel suo fondale, che si fermano per sempre dentro il carrello di una cella frigorifera circondata da “effluvi di morte e formalina”.

Un romanzo dove niente è come sembra, dove ciascuno convive con i propri fantasmi rimossi. I propri vuoti e i propri amori archiviati.

BURN OUT è un romanzo di denuncia contro il potere nelle corsie, quello che sostituisce al valore della cura, la corruzione e l’ambizione. Uno strapotere avido e mai sazio che si nutre della vertigine di tenere un cuore tra le mani e che fa credere di poter disporre della vita e della morte altrui. La vertigine di sentirsi  onnipotenti. Ma in questo mondo di tenebre, dove tutto sembra senza redenzione, altri personaggi si muovono in direzione contraria in cerca di riscatto e di nuova vita sono Massimo, Paolo, Marco e Elisa. Quattro amici che sono “come quegli orologiai svizzeri con lenti e mano sapienti” che cercano di aggiustarsi i cuori, di ripararli e restituirli “al loro moto naturale ”

Burn out è un medical noir è il racconto di una indagine che porterà infine alla verità, ma anche la verità non è quella che sembra, anche essa nasconde le sue ombre e il suo mistero.

BURN OUT è anche una dichiarazione d’amore per la professione medica intesa come capacità di prendersi cura della vita, ma è soprattutto una dichiarazione d’amore per il cuore sede dei sentimenti e della vita stessa.

” la vita è racchiusa in questo organo muscoloso, un muscolo che danza a suono di una musica dai ritmi sempre diversi, che asseconda i nostri umori e le nostre passioni…. un’eterna maratona che conta quasi 100 mila passi al giorno e milioni di milioni nel corso di tutta una vita

Un Romanzo da leggere e da comprare, anche per la sua finalità sociale, i diritti dell’autore, infatti saranno devoluti alla fondazione “Cuore domani” onlus per la ricerca delle malattie cardiovascolari.

Tra le righe di un libro si può incontrare la vita e si può ascoltare il ticchettio del cuore, abbiamo chiesto a Michele  di raccontarci il suo mondo e la sua scrittura

Per iniziare parlaci un po’ di te…

Sono un medico ed esercito la professione di cardiologo a Pescara oltre a quella di ricercatore clinico presso l’Università di Maastricht in Olanda. Sono sposato da vent’anni ed ho due splendidi ragazzi, Giulia e Vincenzo. Al lavoro di medico e al compito di padre, abbino da anni la direzione di una compagnia Teatrale, “La Torre di Babele” con sede a Pescara, e la scrittura di racconti brevi, di romanzi e pièce teatrali. È assolutamente indispensabile per me non focalizzare la mia attenzione solo sul campo scientifico. Amo ritagliarmi uno spazio, a volte anche piccolo, ma necessario, per alimentare le fiamme che mantengono viva la mia anima, attraverso la scrittura e la recitazione.

Quando e’ nata la tua passione per la scrittura: 

Si dai primi anni di università ho adorato affiancare alle letture scientifiche quelle umanistiche, divorando diversi romanzi, soprattutto letteratura del ‘900 nord e sud americana, ma anche alcuni classici. Poi è arrivato il teatro, un’altra passione dove oltre alla recitazione e alla regia ho amato ed amo cimentarmi nella scrittura drammaturgica. Proprio da quest’ultima nasce nel 2013 il mio primo romanzo, “l’Uomo-Carbone”. Ho applicato un processo inverso rispetto alla norma. Infatti, di solito da un romanzo ci si trae un film o uno spettacolo teatrale. Nel mio caso invece è avvenuto il contrario e così nel 2015 l’esperimento si è ripetuto con “Kaleido, il circo delle donne”,

Come è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Burn Out”?

Burn out è stato catartico per me, nel senso che in quegli anni avevo accumulato un’energia “negativa” derivatami da alcune esperienze lavorative non particolarmente piacevoli e sentivo forte la spinta di questa energia che voleva e doveva uscire fuori. Ma non bastava! Bisognava imprigionarla in un luogo dove chiunque poteva sbirciare e immedesimarsi o trarne insegnamento. Non volevo che quella energia si disperdesse, sarebbe stato per me un gran peccato, un sacrificio inutile. Volevo condividere con gli altri la mia esperienza, le mie delusioni, le mie pene, la mia passione e ho sentito la necessità di farlo attraverso questo romanzo

Solo per incuriosire, raccontaci cosa troverà  il lettore TRA LE RIGHE di  Burn out

Il lettore troverà sofferenza, soprusi, meschinità, abuso di potere, alienazione, ma anche amicizia, amore in tutte le sue forme, passione per un lavoro che non è affatto semplice, come quello del cardiochirurgo. Burn out è un medical noir dove gli affetti vengono recisi con il bisturi, dove il fuoco della passione soccombe al potere, dando vita a reazioni inaspettate… come quelle di un burn out.

Quanto conta la conoscenza della vita vera quando si racconta? quanto invece l’immaginazione?

Non credo si possa raccontare la vita senza viverla, senza coglierne gli anfratti più nascosti, senza vivere sulla pelle quello che poi si racconta. Certo qualcuno mi dirà a questo punto che nessun autore ha vissuto un racconto di fantascienza. Eppure anche in quel caso si tratta di proiettare quello che si ha dentro, la vita che si incontra tutti i giorni, all’interno di un contesto futuribile. Tornando alla domanda, l’immaginazione è il mezzo attraverso il quale un autore racconta la vita vera… o almeno questo è quello che penso.

Se dovessi scegliere una sola parola per descrivere il tuo libro quale sarebbe?

Passione… passione per gli altri, passione per il proprio lavoro, nonostante le difficoltà intrinseche e estrinseche (vedasi rapporti interpersonali!), passione per venire a capo di un intrigo, passione nel combattere i soprusi,. In molti casi, nella vita reale ho assistito (e assisto tutt’oggi) proprio alla mancanza di quest’ultima passione.La gente preferisceadattarsi ad una vita da vittima… perché in fondo “teniamo famiglia” o perché “meglio non scontrarsi con quelli li” o “meglio vivere in pace”… o peggio… “meglio adattarsi al sistema ed entrare a farne parte”… sono le frasi, che rimbombano nelle mie orecchie da anni, sono le circostanze che mi hanno spinto a scrivere “Burn out”

Per finire una curiosità quali sono i tuoi autori di riferimento e che libro c’è oggi sul tuo comodino?

Io ho diversi autori che amo e l’elenco sarebbe lunghissimo, ma cercherò di restringerlo a pochi. In vetta c’è sicuramente John Fante seguito a stretto giro da Charles Bukowski e poi gli autori sud americani da Luis Sepulveda a Gabriel Garcia Marquez, Isabel Allende, Marcela Serano, Jorge Amado e mi fermo per evitare un elenco infinito. Ho due libri sul mio comodino in questo momento: “Ho amato anche la terra” di Maura Chiulli, coinvolgente, e “I ragazzi della Nickel” di Colson Whitehead, appasionante.

La mia lettura TRA LE RIGHE:

 “…è il sistema, ogni mangiafuoco ha  i suoi burattini e nessuno ha voglia che lo spettacolo finisca.

E allora cosa dovremmo fare?

Dovremmo scoprire il vaso di Pandora… ”

Buona lettura

Annalisa Giuliani

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