Il mese di Novembre della rubrica STRONARIEDUCA tratterà la differenza sostanziale tra rieducazione atletica e preparazione atletica, due tecnicismi a confronto. Ben sappiamo quanto è fondamentale in ogni attività motoria e sportiva, sia essa agonistica sia non agonistica, la forma fisica e la preparazione tecnico-atletica, soprattutto nelle attività competitive dove la richiesta energetica è maggiore. Ogni gara è un evento a rischio se dietro non vi è un opportuno apprestamento fisico e mentale. Tuttavia la medesima preparazione è indispensabile principalmente per la prevenzione agli infortuni, quest’ultima la branca di nostro maggior interesse. Ogni atleta, professionista e non, deve assicurarsi il giusto periodo di preparazione atletica adeguata, una sorta di caparra per il futuro dal punto di vista della performance e della salute. Due grandi differenze: sport di squadra e sport individuali; due chiavi di lettura: capacità condizionali e capacità coordinative che il soggetto deve sviluppare. È regola che in uno sport di squadra (vedi calcio, pallavolo, basket…) la preparazione atletica duri intorno ai 40-60 giorni e deve centrare il risultato di gruppo, poiché è necessario che tutta la squadra è al giusto livello; ovviamente c’è sempre l’atleta più preparato, più prestante, tuttavia la squadra deve raggiungere il “quorum” idoneo per una prestazione di livello collettivo. Diversamente, l’atleta di sport individuale (vedi tennis, sollevamento pesi, atletica leggera), concentra la performance personale e il tipo di lavoro sarà sicuramente differente. Tuttavia assistiamo a numerosi casi in cui, nonostante una efficente preparazione atletica, l’infortunio arriva lo stesso. È spesso anche di entità importante. E qui che si instaura una rieducazione atletica specifica, post-fisioterapia adeguata, attua a rigenerare i programmi precedentemente impostati in preparazione. Pertanto la rieducazione atletica sarà parte della rieducazione motoria e sportiva specifica al gesto atletico in questione (se l’atleta è un tennista o piuttosto un corridore), valida a riacquisire uno stato di performance muscolare efficace allo sforzo a cui lo sportivo andrà incontro. Negli Stati Uniti la figura del preparatore atletico è riconosciuta dall’AMA (American Medical Association) come professione sanitaria, pertanto il preparatore sarà formato sia per l’atletizzazione sia per la riabilitazione motoria. La prima figura “professionale” di preparatore atletico nacque nel 1881 presso l’ Università di Harvard grazie a James Robinson. Come al solito, in qualsiasi ambito, la prevenzione risulta essere sempre la formula più esauriente in ambito sportivo-medicale, poiché oltre che garantire la prestazione psico-fisica dell’atleta, la preparazione atletica è l’elemento più valido “antinfortunistico” poiché prepariamo il complesso sistema neuro-muscolo-scheletrico ad impattare eventi traumatici e di sforzi intensi. La rieducazione atletica è la branca fondamentale nel ridonare, al soggetto prossimo al rientro in campo, tutti i requisiti che fino al momento prima dello stop, garantivano la miglior prestazione sportiva e motoria dell’atleta. Senza una valida rieducazione fisica e atletica specifica, il paziente sarà sempre soggetto a recidiva traumatica, intaccando seriamente il curriculum motorio sportivo. Non tutto si può predire, presagire e prevenire, però si può garantire l’integrità fisica e morale sia di chi dispensa la formazione e sia di chi la mette in campo attivamente, che sia esso un campo agonistico o non. Per questo sia dal preparatore/rieducatore sia dall’atleta ci aspettiamo il massimo del lavoro, dell’impegno, poiché mettendoci il cuore, il quale è il primo muscolo da tenere allenato fisicamente, emotivamente e soprattutto professionalmente, il risultato finale sicuramente arriverà. Compresa la vittoria! Al prossimo mese, al prossimo articolo, alla prossima informazione.
Dr MARCO STRONA
