
In prima nazionale al Teatro Comunale di Atessa l’omaggio a Fabrizio de André, alla sua musica e alla sua poesia. Un viaggio, patrocinato dalla fondazione De Andrè, alla scoperta della poetica di uno dei maggiori poeti del 900. La voce narrante di Paolo Talanca, le canzoni cantate e interpretate dalla voce intensa di Giovanni Block e la Medit Orchestra diretta da Angelo Valori hanno raccontato dell’uomo e del poeta che ha dato la voce agli ultimi, quelli che rimangono indietro, poche volte riscattati troppo spesso vinti.
Il racconto della città vecchia, che accoglie, nei suoi carruggi, le affolate solitudini dei derelitti riconoscibili per portarsi addosso quel “marchio speciale di speciale disperazione”.
Tra questi il suonatore Jones, Bocca di Rose, il pescatore, L’amico fragile, Piero. Piero che non è “Le déserteur” della più famosa canzone antimilitarista, ma è il soldato che non vuole andare in guerra che non vuole sparare e che soccombe di fronte al destino in un campo di papaveri rossi.
Nessuna finzione, la vita vera entra nelle canzoni: carne, sangue, sudore, graffi, freddo, come quello patito nell’hotel Supramonte. Un dolore tutto racchiuso in quella domanda finale
“Ma dove, dov’è il tuo amore
Ma dove è finito il tuo amore”
E da quel momento la parola si
scarnifica, tutto torna all’essenziale contraddicendo il superfluo, l’edonismo e il disimpegno imperante degli anni 80.
La parola diviene strumento per tornare all’umanità, per invocare giustizia e misericordia per quelle Minoranze che “viaggiano in direzione ostinata e contraria” mentre la “maggioranza sta” con la sua granitica indifferenza verso la sofferenza di chi non si accorda con la società, note stonate in un pentagramma di abitudine e di schemi imposti.
E allora non resta che affidarsi ad una
Smisurata Preghiera che diventa grido contro la società dei più forti, dei più numerosi, e preghiera verso quel Signore affinchè non dimentichi quei
“servi disobbedienti
alle leggi del branco”
Un Dio al quale Fabrizio De Andrè affida la sua ultima parola : “dovere”
Il dovere di non dimenticare gli ultimi.
Il dovere di salvarli dal naufragio e di trasformarli finalmente in “anime salve”
Annalisa Giuliani

