La revisione della geografia giudiziaria, con la chiusura dei c.d. “Tribunali minori”, ha avuto solo pochissime eccezioni: si tratta delle sedi insulari di Lipari, Portoferraio ed Ischia e naturalmente dell’Abruzzo dove una serie di proroghe ha permesso la sopravvivenza dei Tribunali di Sulmona ed Avezzano in Provincia de L’Aquila e di Vasto e Lanciano in Provincia di Chieti.

L’Abruzzo, dunque, rappresenta una sorta di anomalia nel contesto italiano e questo stato di limbo in cui si trovano i 4 Tribunali appena citati, è dovuto al lavoro dei tanti politici abruzzesi, ai vari livelli istituzionali, soprattutto di quanti provengono da quei contesti.

E’ perfettamente normale, quindi, che i parlamentari originari di Vasto, ad esempio, abbiano cercato con ogni mezzo lecito di prolungare la vita del Tribunale della loro città anche perché è vero che senza quell’ufficio (così come gli altri), una larga porzione del territorio resterebbe privo di un importante presidio di giustizia, per non parlare di tutte le ripercussioni che si verificherebbero sul tessuto economico-sociale delle zone interessate.

Normale dunque, sebbene si possano esprimere alcune riserve sulla effettiva utilità di un tale encomiabile impegno soprattutto considerando che l’oggetto dell’azione politica è sempre stato rivolto ad ottenere la proroga della chiusura e mai la reale modifica della riforma dei Tribunali, in una sorta di accanimento terapeutico teso a procrastinare l’inevitabile nella speranza del miracolo.

Certo è che la manovra della Presidente del Senato, Casellati non può che lasciare stupiti e perplessi e probabilmente nasconde più della semplice espressione di una delle prerogative del Presidente. Ma questo, insieme all’eccessivo ottimismo mostrato dai nostri rappresentanti politici che davano l’approvazione dell’emendamento per scontata, è un altro discorso.

Quel che qui preme evidenziare è che a Chieti, finalmente, qualcuno ha rotto l’imbarazzante silenzio in cui si erano chiusi tanti politici locali, soprattutto quei parlamentari eletti nel territorio.

Prima di ieri nessuno, da destra a sinistra e nelle varie istituzioni ( Comune, Provincia, Regione e Parlamento) aveva mai speso una parola sull’accorpamento dei Tribunali di Vasto e Lanciano con quello di Chieti.

E dire invece, che ci sarebbe stato (e c’è ancora) tantissimo da fare, a cominciare dall’individuazione di una sede capace di accogliere proprio il personale dei Tribunali in soppressione, insieme a tutti gli operatori del diritto e gli utenti nel caso in cui la chiusura fosse davvero prossima.

Non si tratta della solita becera lotta campanilista che francamente non interessa nessuno se non qualche personaggio in cerca di autore.

Si tratta invece di dimostrare ai nostri vicini di casa che la nostra città è perfettamente in grado di accoglierli e di rendergli quei servizi che purtroppo, da loro non sarà più possibile avere.

Si tratta di vedere e considerare Chieti come reale ed effettivo capoluogo di Provincia, in grado di sopperire alle carenze che si registrano negli altri Comuni, grandi o piccoli, lontani o vicini che siano.

Si tratta di lavorare per restituire dignità ad una città che, a differenza di altre e prima di altre, ha subito le conseguenze dei tagli della spesa pubblica e di avere il coraggio di mostrarsi autorevoli anche a dispetto della costante ricerca del consenso di cui vivono quanti non possono fare a meno della poltrona.

E’ per questo motivo che si devono accogliere con favore e con speranza le dichiarazioni rilasciate dal Sindaco Ferrara e dall’Assessore Raimondi, proprio in vista dell’importante lavoro che attende da qui a breve la nostra classe politica; a cominciare dal modo in cui si vorrà costruire il futuro dei nostri Uffici Giudiziari: se continuare ad immaginarli e volerli diffusi sul territorio comunale, come sono ora o se invece preferirli accorpati in un’unica grande struttura, dotata dei servizi logistici indispensabili come la viabilità ed i parcheggi e di tutto ciò che ruota intorno alla domanda ed all’offerta dei servizi complementari.

Gli spazi in questo caso non mancherebbero. Si tratterebbe solo di verificare la possibilità di rivedere alcuni progetti come, ad esempio, quello di riqualificazione della ex caserma Berardi.

In ogni caso, ciò che va assolutamente evitato è il silenzio inerte, comodo perché non espone a conseguenze ma deleterio e dannoso per l’intera comunità.

 

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