Noi teatini abbiamo l’abitudine di sostenere che Chieti è “città di cultura” ma spesso ci troviamo in difficoltà quando si tratta di declinare questa caratteristica, di spiegare in cosa consiste questa sua peculiarità, attraverso quali manifestazioni si traduce in realtà oggettiva.

E’ vero che siamo sede di diversi ed importanti musei, di alcuni meravigliosi siti archeologici, di numerosi edifici dall’elevata valenza storica ed è anche vero che siamo sede di una delle più belle realtà teatrali italiane.

E’ anche doveroso evidenziare che Chieti ha dato i natali ed è stata eletta a residenza da numerosi e validissimi artisti, anche contemporanei.

Tuttavia, nonostante questa ricchezza di risorse, non sembra che Chieti sia mai riuscita ad emergere ed affermarsi come polo culturale centrale nella nostra Regione.

Spesso la responsabilità di questa mancata affermazione è stata attribuita alla annosa e mai risolta questione economica che affligge le casse comunali e che certamente ha inciso e continua ad incidere sulle manifestazioni e sulla possibilità per il Comune di finanziarle. Altre volte sono stati riscontrati problemi di carattere organizzativo ma sta di fatto che eventi che almeno nelle intenzioni, avrebbero dovuto caratterizzare la nostra città (basti pensare alla “Settimana mozartiana”) nel corso degli anni anziché migliorare ed attirare artisti di calibro ed il pubblico delle grandi occasioni, hanno via via visto scemare irrimediabilmente l’interesse iniziale fino a scomparire dal cartellone degli eventi, non solo a causa della pandemia.

Proprio il cartellone degli eventi estivi, presentato di recente dall’amministrazione, offre lo spunto per una serie di considerazioni.

Innanzitutto credo si debba esprimere sincero apprezzamento per lo sforzo compiuto allo scopo di far ripartire gli eventi in presenza in un periodo che purtroppo è ancora caratterizzato dall’emergenza sanitaria.

Tuttavia da questa amministrazione, sul piano culturale è assolutamente lecito aspettarsi di più; molto di più di quanto fatto sino ad oggi e guai anche solo a pensare di usare il pre-dissesto come scusa, senza soluzione di continuità rispetto al passato in cui a farla da padrone era sempre e solo la carenza di fondi.

Non voglio entrare nel merito delle scelte attuali; non mi interessa fare o alimentare le polemiche rispetto alla scelta delle associazioni chiamate a collaborare nella stesura del tabellone degli eventi. Allo stesso modo non mi interessa valutare la bravura degli artisti chiamati ad esibirsi. Non ne avrei neppure titolo.

Ciò che mi interessa e che credo debba interessare tutti noi è innanzitutto capire quali atti di programmazione sono stati posti in essere e quali saranno adottati al fine di rendere Chieti, da qui alla fine della consiliatura, una vera città di cultura.

Un luogo in cui le strutture dove potersi esibire, al chiuso o all’aperto, non manchino e siano perfettamente agibili e rispondenti alle esigenze di artisti e pubblico.

Una città che sia finalmente capace di accogliere il pubblico degli eventi anziché respingerlo all’ingresso a causa della cronica mancanza di parcheggi.

Una città in cui le istituzioni riescano a fare sistema tra loro anziché rimpallarsi la responsabilità per la loro totale immobilità.

Soprattutto una città che riesca a valorizzare i suoi giovani talenti, concedendo anche gratuitamente gli spazi di cui hanno bisogno per farsi conoscere ed apprezzare senza essere costretti a recarsi altrove, magari nell’ambito della stessa Provincia, dove Comuni più piccoli, negli anni, sono riusciti a dare forma concreta al significato di “città di cultura”.

Ecco, quando saremo in grado di vedere un impegno concreto da parte di questa amministrazione che inizi a restituire anche qualche risultato tangibile, potremo esprimere un giudizio veramente positivo.

Ad oggi dobbiamo continuare a limitarci agli auspici ed alla speranza che non vengano disattesi.

 

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