CHI FU REALDO COLOMBO

Con il quinto mese dell’anno, secondo il calendario gregoriano, la rubrica STRONARIEDUCA torna con la sezione dedicata a un personaggio/scienziato storico di rilievo, quello che io ho coniato come “CHI FU”, biobibliogranfando le gesta del protagonista.

Parliamo di REALDO COLOMBO (1516 – 1559), anatomista e scienziato nato a Cremona, figlio d’arte poiché il padre Antonio fu uno stimato e importante farmacista proprio nella famosa città definita capitale della Liuteria (ricordiamo inoltre che a Cremona vide i natali il più celebre costruttore di violini Antonio Stradivari, per questo detta città dei liutai).
Colombo medico (e non l’esploratore) è conosciuto nel mondo della Medicina e della storia di quest’ultima soprattutto per essere stato un’anatomista scaltro e intelligente, ricordato come il diretto successore alla cattedra patavina di Andrea Vesalio (il padre dell’anatomia moderna).

Infatti Realdo studiò presso l’università di Padova approdato dopo un periodo milanese di studi farmaceutici, al principio intenzionato a proseguire l’attività paterna; ben presto si rese conto che lo studio del corpo umano, inteso come struttura e funzione, era più interessante rispetto alle miscele, panacee e intrugli farmacologici.
Così a Padova intraprese per un biennio l’attività del maestro Vesalio (il quale lasciò l’Italia in favore della Svizzera, precisamente a Basilea, ove curò la stampa del trattato più importante dell’anatomia e della scienza medica al mondo, il De Humanis Corporis Fabrica).
Quivi il Colombo in campo anatomico portò numerosi progressi, come per esempio la descrizione della circolazione cuore-polmone o piccola circolazione, contributo prezioso per quelli che saranno i fisiologi vascolari del primo Seicento, infatti William Harvey, padre della circolazione sanguigna, ebbe una strada aperta nella comprensione del territorio vascolare polmonare. Questo grazie anche alla vivisezione animale che il Colombo praticava, su cani e altri animali, scoprì che nelle vene polmonari vi era sangue e non aria come testimoniato da Galeno di Pergamo in antichità.

Il Colombo studiò a fondo anche l’apparato digerente, l’occhio e le componenti dei polmoni, come le pleure. Nel 1559 darà vita al suo unico trattato, la sua magna opera, il De re anatomica, pubblicato da una stamperia ed editoria veneziana.
Dopo il periodo padovano, si trasferisce a Pisa trovando una valida seppur inconcludente collaborazione con l’esimio Michelangelo Buonarroti. Infatti il progetto del Colombo era quello di pubblicare un’opera concorrente al trattato vesaliano, tuttavia sia per l’anzianità dell’artista rinascimentale per eccellenza sia per la mancanza di mezzi, il progetto fu abortito.
A tal punto Colombo non coltivò buoni rapporti con Andrea Vesalio e si trasferì nuovamente verso una nuova meta: Roma. Qui ebbe modo di farsi additare come “non seguace” di Galeno (che comunque sia in quegli anni era ancora il venerabile della Medicina, che poi di li a poco sarebbe divenuto appunto il Vesalio il padre dell’anatomia).

Dunque pare di capire che Realdo Colombo seguiva una personale dottrina discostandosi dai massimi autori classici e coevi, pertanto le dispute si allargarono, toccando anche la figura di Gabriele Falloppio, uno dei massimi esponenti della Medicina di metà Cinquecento.
Tra Colombo il “cremonensis” e Falloppio la disputa nacque per rivendicare la paternità della scoperta di un organulo tanto delicato quanto riservato: il clitoride. Colombo lo descrisse minuziosamente nel suo trattato De re anatomica pubblicato come succitato nel 1559, anno peraltro della sua morte. Tuttavia Falloppio, giusto due anni dopo, nel 1561, pubblicò il suo trattato Observationen Anatomicae, immensa opera originale ancora rimasta intonsa ai tempi nostri, ove rivendicava la descrizione del clitoride avvenuta già quattro anni prima.
Inoltre in tale libro descrisse le salpingi uterine, altrimenti dette tube di Falloppio, la chorda tymphani e riprese la descrizione del cosiddetto “budello gentile”, ossia il retto, che all’epoca veniva chiamato così.

Ne scaturì una diatriba tra i due scienziati anatomici, soprattutto perché il Falloppio è vero che fu un abilissimo dissettore (quasi al pari di Vesalio) però fu anche vero che nel trattato di Falloppio vi erano numerosi rimandi al De re Anatomicae del medico cremonese; conseguirono diverse querelle verbali anche se, di lì a pochi giorni, il Colombo morì in quel di Roma, ove spese gli ultimi ambiti di ricerca presso l’università la Sapienza.

Il “Chi FU” è sempre uno spaccato interessante e altamente informativo di questa rubrica editoriale, concedendo al lettore la conoscenza dei nostri protagonisti del passato che hanno sancito la storia della Medicina.

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