A distanza di pochi giorni dalla notizia secondo cui l’Università D’Annunzio avrebbe deciso di investire tra Pescara e Montesilvano, a cui ha fatto seguito un visibile fermento di opinioni, di idee e di critiche, si è svolto un incontro in Prefettura proprio tra l’Università, il Commissario per la ricostruzione, la Soprintendenza e lo stato maggiore del Comune di Chieti insieme al Comitato cittadino per il rilancio della città.

A quanto pare l’Università sarebbe disposta ad aprire nella ex caserma Bucciante una facoltà umanistica, raddoppiando così la sua presenza sul territorio comunale.

Com’era facile aspettarsi, anche in questo caso le opinioni sono divise tra quanti salutano con favore questa iniziativa e quanti invece preferirebbero che l’Università resti in quello che è il suo attuale polo a Chieti Scalo.

 

Come sempre però la soluzione ottimale potrebbe essere diversa e coinvolge la visione d’insieme che si ha, o si dovrebbe avere, della nostra Chieti.

 

Sebbene sia vero che anche una sola facoltà potrebbe contribuire a rivitalizzare il tessuto socio-economico del colle, è altrettanto vero che un unico corso di laurea “delocalizzato” rispetto al campus non ha molto senso. Non lo ha per gli studenti, che attualmente possono fruire di un sistema di servizi integrato che partono dalla mensa per finire alla segreteria ed al Rettorato.

Rischia di non averlo neppure per la città visto che non è affatto garantito che le frequenze di un isolato corso umanistico possano avere l’effetto da molti auspicato.

 

E’ vero che Roma non è stata costruita in un giorno ed è altrettanto vero che questa iniziativa potrebbe rappresentare solo un primo passo verso la realizzazione di un progetto più ampio ed ambizioso. Un progetto a cui però, nessuno, ad oggi, ha mai fatto cenno: la creazione di due poli universitari. Uno scientifico, con al centro l’offerta formativa sanitaria già ben collocato presso il campus esistente, data la sua attiguità al Policlinico ed un polo umanistico, per la cui collocazione il colle rappresenta una soluzione più che percorribile soprattutto a seguito della decisione di utilizzare l’altra ex caserma (la Pierantoni) come casa dello studente.

Non si tratterebbe, in tal caso, della mera frammentazione di un servizio ma di un progetto più ampio, articolato e realmente inserito nel contesto sociale cittadino secondo uno schema già collaudato da altre città con risultati sorprendenti.

Basti pensare all’Università di Trieste ed al prolifico e reciprocamente vantaggioso connubio siglato con il Comune che ha dato vita ad una vera città universitaria, con i diversi Dipartimenti dislocati in varie zone della città.

 

Solo in questo modo Chieti, che giova sempre ricordarlo è una città unica sebbene sia costruita su due “piani”, avrebbe la possibilità di crescere in modo omogeneo ed anche l’Università potrebbe giovare di una rinnovata appetibilità, con l’ampliamento dell’offerta formativa e la capacità di allocare le sue sedi in immobili di sicuro pregio storico.

 

Lo ripeto, è un progetto ambizioso perché richiede un dialogo istituzionale che ad oggi, nella nostra città non si è mai visto. E’ anche articolato perché richiede che la politica sia in grado di “preparare il campo” rendendo la città appetibile non solo per gli altri interlocutori istituzionali ma anche per chi volesse scegliere di viverci, seppur temporaneamente. E’ anche un progetto che richiede tanta abilità amministrativa perché è quanto mai necessario che il Comune di Chieti dimostri di essere in grado di reperire anche autonomamente i fondi necessari per le opere pubbliche necessarie per cambiare e migliorare la viabilità in modo sostanziale, per creare parcheggi e per scrollarsi di dosso l’immagine di una città scomoda, da raggiungere, da frequentare e da vivere.

 

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