Chi è Paolo De Cesare

Nato a Chieti il 29 gennaio 1992. Laureato in Economia Aziendale, ha conseguito un EMIC alla Luiss Business School di Roma. Imprenditore di 5ª generazione nelle costruzioni, ha inoltre fondato società di cui è socio e amministratore, attive in altri settori. È stato Presidente dei Giovani Imprenditori ANCE della provincia di Chieti e primo Presidente della Federazione dei Giovani Imprenditori e Professionisti delle Province di Chieti-Pescara. Successivamente, è stato eletto Vice Presidente della Camera di Commercio di Chieti, il più giovane d’Italia. Componente del Consiglio di Amministrazione della Deputazione Teatrale del Teatro Marrucino, è inoltre giovanissimo Presidente del Circolo degli Amici di Chieti, antica e prestigiosa associazione culturale, fondata nel 1832. Alle elezioni comunali di Chieti del 2020 si è candidato Sindaco alla guida di una coalizione civica, risultando eletto consigliere comunale. Oggi siede nella nuova giunta come Vice Sindaco e assessore con deleghe alle Attività Produttive, alla Cultura, al Teatro Marrucino, al Turismo, agli Eventi e Manifestazioni.

 

Partiamo dall’inizio. Quando è maturata in Paolo De Cesare l’idea di candidarsi a sindaco di Chieti?

L’idea è maturata già da qualche tempo. Un anno e mezzo fa ho iniziato a lavorare ad un progetto di rinnovamento della classe politica teatina attraverso un impegno attivo personale. Da imprenditore ho portato avanti la mia attività dando comunque sempre un supporto alla mia città e all’amministrazione comunale però da esterno e non in maniera attiva. Poi in me è maturata questa idea di impegnarmi non più passivamente ma attivamente.

Vice Sindaco di una città capoluogo di provincia a soli 29 anni, si sente un predestinato?

Diciamo che sento forte il peso di una responsabilità importante, soprattutto per il momento che viviamo molto delicato. È anche vero però che sono abituato a ricoprire ruoli di vertice e di responsabilità essendo stato il più giovane vice presidente di una Camere di Commercio in tutto il territorio nazionale.

Lei è il rampollo di una famiglia molto nota e benestante della città. Quanto, secondo Lei, questo status di privilegio sociale l’ha effettivamente favorito in campagna elettorale?

Credo che non mi abbia favorito, nel senso che ciò che ha determinato l’ottimo risultato elettorale è stato a mio avviso l’apprezzamento personale che ho ricevuto degli elettori che mi hanno premiato, non solo per la mia competenza ma anche perché nel confronto con gli altri candidati a sindaco credo abbia dimostrato di essere all’altezza del ruolo.

Al primo turno Lei si è presentato agli elettori a capo di una coalizione civica, proponendo un’idea politica di totale rinnovamento ed è stato premiato con un lusinghiero 12,6%. Al ballottaggio però appoggiando Diego Ferrara, candidato di una parte politica ben definita, ha di fatto accantonato “tour court” il progetto inizialmente presentato ai cittadini. Ha pensato che le idee sono importanti ma la vittoria lo è ancora di più?

No, anzi al contrario. Diciamo che se avessi voluto fare una scelta di convenienza mi sarei orientato sicuramente verso l’altro polo che si presentava al ballottaggio forte del 45% raccolto al primo turno, composto da partiti blasonati e con candidati che avevano consensi elettorali importanti anche di 600/700 preferenze. Invece la mia è stata una scelta in controtendenza, coraggiosa e allo stesso tempo coerente perché comunque le basi dell’accordo erano ancorate al rinnovamento ed alla discontinuità che io tanto avevo predicato in campagna elettorale. Tanto è vero che l’80% dei consiglieri comunali sono alla prima esperienza e l’area di maggioranza che si è formata è totalmente di natura moderata e con forti radici civiche, ad eccezione chiaramente del Partito Democratico, che comunque ha toccato il minimo storico con il 6%.

Ma quindi Lei politicamente si sente di destra, di sinistra o semplicemente un battitore libero?

Mi sento teatino e soprattutto mi sento di dover far bene per la città di Chieti. Tendenzialmente le mie ideologie sono di natura moderata e liberale, insomma di centrodestra.

Lei ha aspramente accusato la precedente giunta di incapacità amministrativa. Quali sono stati a Suo avviso gli errori più gravi commessi da Di Primio?

Gli errori più gravi commessi da Di Primio sono quelli di aver lasciato in eredità una citta con un consistente calo demografico, in forte sofferenza economica con centinaia di attività produttive e di attività commerciali chiuse, con carenze di infrastrutture evidenti e piena di debiti in termini contabili. Una città più povera sotto tutti i punti di vista.

 

Voi vi sentite più bravi?

Non lo so se siamo più bravi, certamente ci sentiamo molto motivati perché sentiamo forte la responsabilità che i cittadini ci hanno dato e stiamo lavorando alacremente per portare dei risultati che vanno nella direzione delle aspettative della città. Già in questi primi mesi abbiamo dato prova del nostro impegno con provvedimenti che sono sotto gli occhi di tutti. Con il Direttore Generale della Asl di Chieti Thomas Schael stiamo lavorando per risolvere il problema del Distretto Sanitario di base di Chieti Scalo, abbiamo riaperto i bagni pubblici sia a Chieti alta che a Chieti bassa che erano chiusi forse da 15 anni, abbiamo portato, grazie a una collaborazione con la concessionaria del gas, le reti metanifere a tutte le aziende produttive in via Piaggio che ne erano sprovviste dalla notte dei tempi e ad oggi stanno ancora con i bomboloni come nell’età della pietra.

Lei come assessore si deve occupare anche di turismo e cultura. Due deleghe gravose e impegnative perché potrebbero rappresentare l’abbinamento vincente per l’economia e rilancio della città. Ha già qualche idea in proposito?

Certamente, e molte le sto portando già avanti. Una di certo è una grande incompiuta dell’amministrazione uscente e cioè vedere riconosciuta la processione del Cristo morto di Chieti patrimonio immateriale dell’Unesco. Stiamo anche già lavorando per un progetto, ambizioso e di grosso lustro, che è quello di proporci come Chieti capitale della cultura. Certamente punteremo al rilancio anche in termini di eventi, manifestazioni, il Teatro Marrucino, la Civitella. Faremo, comunque, tutto ciò che è nelle nostre possibilità per rivitalizzare Chieti.

“La vita a Chieti” è stato lo slogan della Sua campagna elettorale. Una promessa che si sente di riconfermare?

Certamente si perché Chieti in questi ultimi anni si è molto depressa e quindi bisogna riportare la vita, riportare entusiasmo e riportare economia. Noi faremo di tutto perché ciò avvenga.

Il prossimo sindaco di Chieti si chiamerà Paolo De Cesare?

Questo non glielo so dire. Cammin facendo si vedrà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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